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Un thriller senza sangue e morti ambientato in una scuola media

La sala professori
(Germania, 2023)
Regia: Ilker Çatak
Con: Leonie Benesch, Leonard Stettnisch, Michael Klammer, Rafael Stachowiak
Durata: 98 minuti
Valutazione Cnvf: consigliabile/problematico/adatto per dibattiti

Parole chiave: La sala professori (1), Film (106)
Un thriller senza sangue e morti ambientato in una scuola media

Si può fare un thriller senza spargimenti di sangue e morti? Dopo aver visto La sala professori la risposta non può che essere positiva. Ambientato in una scuola media tedesca, racconta la storia della professoressa Carla Nowak (ottimamente interpretata da Leonie Benesch) che, stanca delle lamentele per i furti di cellulari e soldi compiuti all’interno dell’edificio negli ultimi mesi, decide di scoprire la persona colpevole. Con uno stratagemma sembra riuscire nel suo intento e riesce a vedere un dettaglio dell’abbigliamento di chi sta commettendo il furto. Procedendo poi con l’accusa cerca una mediazione bonaria, non trovando però collaborazione decide di rivolgersi alla preside iniziando così un’escalation che la porterà allo scontro diretto: scontro che vedrà coinvolti anche colleghi, studenti e genitori.

Il film può essere letto su almeno due differenti livelli. Il primo è quello prettamente scolastico. Il microcosmo composto da insegnanti, alunni, famiglie e collaboratori vari viene presentato nella sua interezza e, per certi versi, anche nella sua crudezza: chi, per diversi motivi, sta frequentando questo mondo, non potrà non riconoscervi alcune dinamiche tipiche. Collegi docenti, consigli di classe, riunioni con i genitori, lezioni con i ragazzi non particolarmente collaborativi, le chat whatsapp… non manca niente del campionario, con personaggi particolarmente agguerriti e battaglieri. Così, mano a mano che procede il racconto, salgono l’inquietudine e gli interrogativi circa la fondatezza dell’accusa, cosa sia lecito fare, che conseguenze ci possono essere di fronte alle diverse decisioni che è necessario prendere. Come in ogni azione educativa, poi, lì dove la triangolazione educatore-famiglia-ragazzo non funziona, è sempre quest’ultimo a rimetterci: altra questione che emerge palesemente lungo tutto il dispiegarsi della storia.

Ad un secondo livello di lettura, si può riconoscere nel mondo della scuola una riproduzione in scala delle dinamiche presenti nella società contemporanea: la mancanza di umanità, l’egoismo, la scarsa capacità di educare le giovani generazioni, ecc.

La “confezione” scelta dalla regista Ilker Çatak è perfettamente coerente con il suo intento: uno stile di ripresa quasi documentaristico, l’utilizzo frequente della camera a mano, movimenti di camera veloci e ritmo di montaggio sostenuto, numerosi primissimi piani e ambientazione quasi sempre interne (o in classe o in sala professori): un mix perfetto per far crescere e mantenere poi alta la tensione, come in ogni thriller che si rispetti.

Per la versione estesa della recensione: https://familycinematv.it

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