Pentagrammi
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La cattedrale di Notre-Dame simbolo musicale europeo

È passata una ventina di giorni dal terribile incendio che ha distrutto gran parte del tetto di Notre-Dame e si sono versati giustamente fiumi di inchiostro sul valore inestimabile che quella cattedrale ha rivestito e riveste nella storia di Francia e d’Europa, non solo dal punto di vista religioso, ma anche da quello più ampiamente artistico, culturale, civile.

Parole chiave: Pentagrammi (19), Mario Tedeschi Turco (13), Notre-Dame (2), Parigi (4)

È passata una ventina di giorni dal terribile incendio che ha distrutto gran parte del tetto di Notre-Dame e si sono versati giustamente fiumi di inchiostro sul valore inestimabile che quella cattedrale ha rivestito e riveste nella storia di Francia e d’Europa, non solo dal punto di vista religioso, ma anche da quello più ampiamente artistico, culturale, civile. La grande chiesa parigina è infatti un potentissimo centro di energia simbolica nel cuore della cristianità, dunque dello sviluppo stesso del senso della nostra appartenenza all’Occidente, essendo essa pervasiva vuoi dell’immaginario visivo, vuoi di quello narrativo, teatrale, filmico. Ma la forza emblematica di Notre-Dame è essenziale anche per l’arte musicale, forza che si sprigiona da un’innovazione fondamentale del linguaggio musicale, che in quella chiesa è nata e che si è poi diffusa in ogni parte del continente. Parliamo ovviamente della polifonia, vale a dire della scrittura verticale e sincronica di più linee musicali, le quali si intrecciano armonicamente in fusione organica, al fine di plasmare la forma (vocale, strumentale o mista). Prima dei Maestri Leoninus (1135-1201) e Perotinus (1160-1230), infatti, lo stile musicale d’arte era stato essenzialmente quello della monodia, di cui l’esempio liturgico massimo è quello del canto gregoriano: un tipo di intonazione a una sola voce, o a coro omofonico, in cui nessuna deviazione è concessa dal flusso melodico che esalta la parola sacra. Con il lavoro geniale dei musicisti citati, invece, viene fondata la cosiddetta “Scuola di Notre-Dame”, grazie alla quale il linguaggio musicale prende forme inusitate, a due voci dapprima, poi a tre e quattro, ciascuna indipendente dal punto di vista melodico eppure strettamente legata alle altre da un primo concetto di interrelazione fonica che, con lo scorrere dei secoli, darà vita all’armonia funzionale. Un passo enorme, per la civiltà artistica, che fonda una nuova sensibilità acustica e quindi poetica, che poi è la base anche oggi di qualunque composizione, anche popolare, dalle canzoni (voce più un numero a scelta di strumenti di accompagnamento che ne ornano e sviluppano la linea melodica di base) alle più dotte, cioè all’intero canone: appunto dal XII secolo a oggi, dal Magister Leoninus a Stravinskij, Puccini o Maderna, passando per Monteverdi, Scarlatti, Bach, Mozart, i Romantici, ecc.
Fu davvero la Scuola di Notre-Dame l’iniziatrice della polifonia? E fu essa quindi la base del concetto moderno di musica d’arte? Alcuni studiosi hanno rivisto il dato – acquisito agli albori della musicologia – rintracciando elementi polifonici anche in altri centri europei, in talune musiche popolari, in tradizioni non europee precedenti al 1100. Il tema è ancora discusso dalla comunità scientifica, ma non cambierebbe in nessun modo una realtà storica innegabile, vale a dire che è solo dall’esperienza parigina, dall’autorevolezza immensa, anche politica, della città e del suo cuore pulsante, la Cattedrale, che si diffuse rapidamente nel resto della Francia e in Italia lo stile che avrebbe rivoluzionato il panorama artistico, ponendo le basi della nostra musica. Anche solo per questo, Notre-Dame dovrebbe essere considerata il segno comunitario di tutti coloro i quali credono nella musica come messaggio di appartenenza al meglio della vicenda dell’uomo: un simbolo quale “valore di posizione”, a dirla con Lévi-Strauss, magari non assoluto, ma certo fortemente identitario e quindi irrinunciabile.

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