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Quando il profitto è a servizio del bene comune

Safiria Leccese
La ricchezza del bene
Edizioni Terra Santa
Milano 2020
pp. 256 – Euro 16,90

Parole chiave: Libro (50), Safiria Leccese (1), La ricchezza del bene (1)
Quando il profitto è a servizio del bene comune

Quelle che racconta nel suo bel libro la giornalista Safiria Leccese sono dieci storie “di imprenditori tra anima e business” o meglio di imprenditori di successo che hanno saputo porre il profitto a servizio del bene comune. Questi “casi di studio” che riguardano aziende italiane leader a livello mondiale mostrano come sia possibile in concreto coniugare mercato, profitto e bene comune con risultati di eccellenza sul piano produttivo e di riconoscimento pubblico su quello sociale. Mostrano ancora che la scelta etica e l’esercizio della responsabilità sociale non sono limiti quanto piuttosto punti di forza che accrescono le possibilità di sviluppo dell’impresa e nel contempo dei territori in cui opera.
In questa carrellata di realtà virtuose che vede nomi come Ferrero, Fernet Branca, Campagnolo, Thum, si trova anche una impresa veronese, la Pedrollo di San Bonifacio.
A raccontarne la storia è il presidente, il cavaliere del lavoro Silvano. Due sono le figure straordinarie che ne hanno segnato l’esperienza umana ed imprenditoriale: il padre nella cui officina il giovane ha lavorato a lungo e lo zio, quel don Luigi Pedrollo di cui è in corso il processo di beatificazione, primo successore di san Giovanni Calabria, fondatore della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. Da loro ha imparato che “il bene genera bene”, che “a far bene ci si guadagna sempre”, che aiutando gli altri si aiuta sé stessi conducendo una vita piena e solidale. Poi ci sono le grandi intuizioni quali l’acqua di cui ha bisogno il mondo, l’acqua che costa più del petrolio, l’acqua che dà vita, sviluppo economico e dignità alle persone e ai popoli. Fonda così nel 1974 una piccola azienda che oggi è leader mondiale nel campo delle elettropompe, che esporta l’80% della produzione in 160 Paesi, che dà lavoro a 1.000 collaboratori molti dei quali provenienti da vari continenti. Il profitto – racconta Silvano Pedrollo nell’intervista – va reinvestito nell’impresa e usato per fare del bene a chi è in situazioni di bisogno. Pozzi, scuole, ospedali, orfanotrofi vengono così realizzati in Bangladesh, Brasile, Africa, India, Sudamerica, Albania, Georgia senza peraltro dimenticare il territorio veronese. Un elenco infinito di bene che attesta la lungimiranza del fondatore e dei due figli, Giulio ed Alessandra, che ne proseguono l’azione adempiendo alla seconda opera di misericordia corporale: dar da bere agli assetati.

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