Il Fatto di Bruno Fasani
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Un corpo sintetico per un amore virtuale

Per essere belle, belle lo sono. E poi silenziose. Le puoi perfino schiaffeggiare che non fanno un lamento. Insultare che non replicano. Sempre disponibili, mai con un mal di testa, con un nipotino da portare all’asilo, la pentola che travasa sui fornelli...

Parole chiave: Il Fatto (367), Bruno Fasani (288)

Per essere belle, belle lo sono. E poi silenziose. Le puoi perfino schiaffeggiare che non fanno un lamento. Insultare che non replicano. Sempre disponibili, mai con un mal di testa, con un nipotino da portare all’asilo, la pentola che travasa sui fornelli... Magari qualcuno, con una strana idea della donna, davvero sognerebbe di avere al fianco una compagna di questo genere. Purtroppo per lui, per il momento questo tipo di creature le produce solo la Lumidolls, fabbrica spagnola (pardon, catalana) di Barcellona, che sta facendo affari a gonfie vele. Chiamarle creature è un’offesa al Padreterno, il quale quando ha fatto Eva ha pensato che doveva essere carne della stessa carne di Adamo. E invece qui di carne c’è n’è proprio nulla. Silicone al 100%, elastomero termoplastico per l’esattezza, che rende la pelle di questi manichini molto più morbida e delicata di quella umana.
A Torino, nei giorni scorsi, i Vigili urbani hanno chiuso una casa di appuntamenti, dotata di camere matrimoniali dove si poteva consumare con bambole e bamboli di plastica. Il motivo della chiusura riguarda semplicemente la mancata garanzia di igiene di questi oggetti di piacere, ma sembra che il motivo vero sia che il Comune vuol vederci chiaro se sono in regola come affittacamere.
La storia delle Lumidolls è scoppiata da noi solo recentemente, a Torino, ma considerato il successo che sta avendo in giro per l’Europa, c’è da giurare che tra poco ce le troveremo in ogni città. Se a Barcellona e Parigi gli affari vanno a gonfie vele, il boom è toccato a Mosca, in occasione dei recenti mondiali di calcio. I gestori si sono giustificati dicendo che, dato il grande afflusso di tifosi, non ci sarebbe stata sufficiente materia umana per tutti. Quindi... bambole per tutti i gusti, perfino con le orecchie a punta come gli elfi, per i patiti di Tolkien e del suo Signore degli anelli.
Che se poi uno si è trovato bene, le indicazioni della fabbrica garantiscono che con 1.000, 2.000 euro, uno può ordinarsi e portarsi a casa la donna perfetta. O l’uomo ovviamente.
Metto giù queste righe, mentre avverto un senso di disagio anche a farne la cronaca. Ed è un disagio che non viene pensando al sesto comandamento. È piuttosto la presa di coscienza, sempre più acuta, di una società dove sta scomparendo l’amore. Mi aspetto le litanie di chi adesso troverà mille ragioni per giustificare il tutto. È il mestiere più antico del mondo, meglio con un manichino di plastica piuttosto che fare stupri e violenza, bla, bla, bla... Si può dire quello che si vuole, ma la verità resta lì con tutta la sua drammatica eloquenza. Il corpo dell’altro o dell’altra, perfino nella sua simulazione, non è altro che una cosa, di cui servirsi. Esattamente come si fa con le prostitute, negli stupri, nell’uso pornografico della sessualità, nella violenza sulle donne, fino alla loro soppressione, quando non si riesce a piegarle alla dittatura del maschio. Una cultura che sta progressivamente erodendo non solo la logica dell’amore, ma anche quella della relazione. Come se tutto fosse diventato virtuale. Per stare con gli altri basta uno smartphone o una bambola di silicone. L’importante è non fare la fatica della comunione. Quella della mente, dei sentimenti e della responsabilità, senza la quale siamo tutti oggetti.

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