Il Fatto di Bruno Fasani
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Se amore deve vincere vinca però dove serve

Ai tempi di twitter non sono richieste particolari strumentazioni culturali e intellettuali per far breccia tra gli elettori. Deve saperne qualcosa il presidente del Consiglio il quale, dopo aver viste approvate al Senato le unioni civili, ha scritto perentorio sul suo blog: #HAVINTOLAMORE.

Parole chiave: Il fatto (366), Adozioni (1), Unioni civili (2)

Ai tempi di twitter non sono richieste particolari strumentazioni culturali e intellettuali per far breccia tra gli elettori. Deve saperne qualcosa il presidente del Consiglio il quale, dopo aver viste approvate al Senato le unioni civili, ha scritto perentorio sul suo blog: #HAVINTOLAMORE.
Ha vinto l’amore, o così la pensa lui. Di sicuro si tratta di una parola che si presta molto bene ai prestigiatori del pensiero, quando l’imbroglio semantico serve a coprire cose o fatti non sempre riconducibili ai vertici dell’eleganza. Vuoi mettere operatore ecologico con spazzino? Cieco con diversamente vedente? Eutanasia con suicidio-omicidio? Perifrasi bugiarde che la cultura contemporanea mette in circolazione per non chiamare le cose col loro nome. Anche farsi fare un bambino dall’altra parte dell’Oceano è diventato una faccenda d’amore. Non importa se siamo al mercato degli esseri umani. Non importa se nessuno mai indossa i panni della psicologia del bambino e dei suoi diritti, anziché quelli dei diritti dei gay adulti. Perfino la signora che mette a disposizione l’utero per molte migliaia di euro sarebbe intrisa d’amore, purché “socialmente emancipata”. Parola del padre putativo Nichi Vendola.
Anche l’amore di Matteo Renzi è un eufemismo un po’ bugiardo. Perché le unioni civili non cambiano nulla dei rapporti esistenti tra persone che dicono di amarsi. Non aggiungono nulla e nulla tolgono al loro amore. Semplicemente vanno a riconoscere dei diritti privati tra persone dello stesso sesso. Qualcuno potrebbe obiettare che questa legge consente agli amori nascosti di uscire allo scoperto. Va bene, siamo in attesa del contagio. E allora, visto che parliamo di far vincere l’amore, chiediamo a Renzi di fargli prendere il volo anche in tante altre situazioni, quelle che a noi amanti della tradizione, senza essere tradizionalisti, sembrano ancora valori irrinunciabili. A partire dalla famiglia, rimettendola al centro come bene fondamentale, non solo perché genera i figli, fondamento della società, ma perché ne costituisce il motore sociale, anche economicamente, e un ammortizzatore primario (si pensi solo ai nonni che allevano i nipoti o mantengono la famiglia con le loro magre pensioni). La rimetta al centro garantendo al nucleo familiare di diventare autonomo nella gestione degli anziani e delle persone con problemi. L’amore di una famiglia non è lo stesso di una casa di riposo. Provveda a disporre servizi e agevolazioni alle famiglie con più figli, così da non farle sentire una anomalia culturale e sociale. Rimetta al centro l’amore facendo in modo che le nuove generazioni non lo concepiscano come esercizio da palestra, ma imparino che è senso del bene comune, rispetto dell’ambiente, servizio sociale, capacità di sacrificio. Questo vorremmo, caro presidente, oltre gli slogan che fan bene alle urne, ma non necessariamente all’amore. E non ce ne voglia.

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