Il Fatto di Bruno Fasani
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Quella tassa abolita che sa di demagogia

Dice l’articolo 53 della Costituzione Italiana: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. Ed aggiunge: “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Credo non occorra una laurea in economia per entrare nella chiarezza di queste poche ed essenziali parole.
Eppure sappiamo tutti molto bene quanto questo enunciato sia disatteso non solo dai piccoli o grandi evasori, che se ne fregano del bene comune e del dovere di contribuirvi, ma dallo Stato stesso...

Parole chiave: Bruno Fasani (287), Imu (1), Il Fatto (366)

Dice l’articolo 53 della Costituzione Italiana: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. Ed aggiunge: “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Credo non occorra una laurea in economia per entrare nella chiarezza di queste poche ed essenziali parole.
Eppure sappiamo tutti molto bene quanto questo enunciato sia disatteso non solo dai piccoli o grandi evasori, che se ne fregano del bene comune e del dovere di contribuirvi, ma dallo Stato stesso. L’impressione è che in fatto di riscossione di tasse, si faccia un po’ come nelle collette parrocchiali. L’importante è che arrivi l’obolo. Poi, quanto alla progressività, ossia al fatto che uno paghi in base alle differenti capacità contributive, si procede un po’ all’italiana, ossia cercando di arraffare senza scomodare.
Penso dipenda da questo pressapochismo se in Italia non si è mai fatta una seria politica contro l’evasione fiscale, come succede in tanti altri Stati del mondo. Ed è sempre questa logica che consente la presenza di pensioni (tantissime!) da 600 euro, ossia da fame, a fronte di altre da decine e decine di migliaia, senza che nessuno si senta in dovere di chiedere ai loro titolari di contribuire in proporzione ai loro incassi.
Trovo che si collochi su questa lunghezza d’onda anche la decisione di Matteo Renzi di abolire, a partire dal 2016, l’imposta municipale unica (Imu), sulla prima casa, insieme alla Tasi, ossia la tassa sui servizi indivisibili, quelli come la manutenzione stradale, l’illuminazione… per capirci. Insomma un botto di generosità da far gridare per Renzi, santo subito! Diminuire le tasse non è di Destra né di Sinistra, ma una questione di giustizia, si è premurato di farci sapere, riprendendo slogan già sentiti dal Cavaliere di Arcore, a loro tempo travolti dall’accusa d’essere ispirati da pura demagogia elettorale. In effetti viene il dubbio che il Presidente del Consiglio, e Dio ci perdoni del pensar male, con questa decisione abbia voluto aprire la campagna elettorale del 2017, togliendo terra sotto ai piedi ai competitor nelle urne.
Detto francamente, senza che qualcuno si senta autorizzato a darci dei comunisti, non è proprio il caso di esentare dalle tasse i possessori dei settantamila castelli, i proprietari di ville e appartamenti di lusso, il bagno dei quali tante volte vale da solo come la casetta di un operaio. Gli esperti ci dicono che tassando questi ambienti di lusso, e qui si parla di tasse ragionevoli non di salassi, si potrebbe introitare almeno un miliardo e mezzo di euro.
E non vi pare che con tutta l’emergenza casa che c’è in giro, con gente che non sa dove andare a dormire, con malati o poveri che non riescono a pagare un affitto, non si poteva pensare ad una edilizia popolare, proprio mettendo mano a questi soldi? Cosa vuol dire progressività delle imposte, se non che il nulla dei poveri deve essere compensato dal tanto, e tante volte dal troppo, dei ricchi?
Qui non si tratta di mettere in discussione il valore del capitale, dell’iniziativa privata, del diritto alla proprietà privata. In ballo c’è piuttosto il senso di appartenenza ad una comunità, il sentirsi uniti e responsabili nello stesso destino di popolo appartenente ad un territorio e a una cultura. In definitiva ad una Patria. Una giustizia sociale che sa prendere per mano i più deboli, evitando di amplificare le distanze, quelle che creano le sacche di miseria, la cultura delle caste e, alla fine, la delusione e la rabbia. Perché deve essere evidente che senza giustizia non ci può essere pace. E questo vale per i Paesi del Terzo Mondo, ma prima ancora per casa nostra.

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