Il Fatto di Bruno Fasani
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Quando il multiculturalismo ammazza la nostra società

È in corso, presso la Biblioteca Capitolare di Verona, la più antica biblioteca al mondo, una mostra di codici unici, che vanno dal IV al VI secolo dopo Cristo. Gli studiosi sono concordi nel dire che già a partire dal 400 d.C. la città scaligera fu lo scenario che accolse sensibilità culturali diverse, sul versante giuridico, teologico, filosofico, morale...

Parole chiave: Biblioteca Capitolare (16), Codici (1), Il Fatto (424), Bruno Fasani (332)

È in corso, presso la Biblioteca Capitolare di Verona, la più antica biblioteca al mondo, una mostra di codici unici, che vanno dal IV al VI secolo dopo Cristo. Gli studiosi sono concordi nel dire che già a partire dal 400 d.C. la città scaligera fu lo scenario che accolse sensibilità culturali diverse, sul versante giuridico, teologico, filosofico, morale... Una sorta di laboratorio che di lì a poco avrebbe dato origine alla cultura europea, quando Carlo Magno instaurò il Sacro Romano Impero, che aveva come fondamento la filosofia greca, il diritto romano e la religione giudaico-cristiana, obbligando tutti a venire a studiare a Verona, considerata la nuova Atene del mondo allora conosciuto. Siamo alla fine dell’VIII secolo, inizio del IX.
Questa spruzzata di storia solo per ricordare che l’Europa non è un concetto geografico, ma essenzialmente culturale e tutta la sua storia, con le pur evidenti ombre, è il dipanarsi della trama di questa identità culturale. Forse bisognerebbe ricordarlo ai politici che a Bruxelles, scrivendo la Costituzione, si sono ostinati a non voler nominare le radici giudaico-cristiane. Men che meno hanno pensato alla filosofia o ai principi del diritto romano, considerati probabilmente retaggio per accademici e paleografi di professione. Eppure pochi tempi come il nostro avrebbero bisogno di tornare a pensare, prigionieri come siamo di una cultura digitale, legata essenzialmente al vedere. Scriveva Pat Cadigan, autrice di fiction americane: “Ciò che ci passa davanti nei media, prima lo guardiamo, poi lo indossiamo, poi lo mangiamo, quindi diventiamo ciò che abbiamo visto”. E così, affossando la cultura, abbiamo finito per affossare l’Europa, ridotta a mercato gestito da quattro mestieranti, dove i più furbi muovono le danze e gli interessi nazionali.
Ma soprattutto è un peccato perché eliminando le proprie radici culturali, l’Europa di fatto è diventata terra di conquista, dove il presunto rispetto delle diversità sta diventando una progressiva erosione delle nostre tradizioni e dei principi che stanno alla base della democrazia. E non penso tanto o soltanto alla contestazione del presepio o del crocifisso in nome di un presunto rispetto delle diversità religiose. Penso ad esempio alla visita ufficiale dei vertici iraniani a Roma lo scorso anno, quando furono imbragate le statue perché disturbati dalla loro nudità. Episodio che ha avuto una replica pochi giorni fa quando una comunità islamica ha affittato un teatro a Savona coprendo ancora una volta le opere d’arte perché offensive della loro sensibilità. O peggio, ciò che è accaduto a Parma, dove hanno dovuto spostare un’anziana dalla stanza d’ospedale, che condivideva con una signora musulmana, perché entrava un nipote, un maschio, a fare assistenza.  La diversità di culture è un fatto importante, ma quando la diversità etnica finisce per diventare multiculturalismo, dove ogni diritto si equivale, allora la fine di una civiltà sarà solo una questione di numeri e di tempo. Sarà l’etnia più numerosa a dirci cosa fare e come pensare nel prossimo futuro.

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