Il Fatto di Bruno Fasani
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La stoltezza di un presidente che usa le armi per il potere

L’unica schioppettata che Donald Trump deve aver sentito dolorosa nelle terga è probabilmente quella di John McCain, senatore del suo partito e candidato alla presidenza degli Stati Uniti nel 2008. Nei giorni scorsi, McCain, malato terminale per un tumore al cervello, pianificando il proprio funerale, ha opposto un rifiuto deciso al fatto che Trump possa tenere il discorso funebre il giorno della sua morte.

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L’unica schioppettata che Donald Trump deve aver sentito dolorosa nelle terga è probabilmente quella di John McCain, senatore del suo partito e candidato alla presidenza degli Stati Uniti nel 2008. Nei giorni scorsi, McCain, malato terminale per un tumore al cervello, pianificando il proprio funerale, ha opposto un rifiuto deciso al fatto che Trump possa tenere il discorso funebre il giorno della sua morte. Gli ha preferito Barack Obama, democratico e quindi avversario politico. Il che la dice lunga sulla stima che nutre verso il presidente.
Dicevamo che questo rifiuto è forse l’unico proiettile che Trump abbia avvertito dolorosamente, sempre che con i soldi non riesca anche ad acquietare sentimenti ed emozioni. Per il resto, lui con la cultura delle armi ci va a nozze. O meglio, al potere.
È accaduto due anni fa, quando i voti dei commercianti di armi sono stati determinanti per la sua scalata al potere.
E adesso, nelle elezioni di midterm, come dicono da quelle parti, ha bisogno di risultati per puntellare la sua disastrata immagine di sbruffone prestato alla politica. Tanto più che tra altri due anni dovrà presentarsi per la riconferma. La stima, si sa, non si può comprare. Ma i voti sì. E allora cosa di meglio di sparate mediatiche per risvegliare gli amori dei venditori di morte?
La prima è di una decina di giorni fa. Ha detto che tutti gli insegnanti dovrebbero essere armati fino ai denti e addestrati per far fuori il primo pazzo che osi entrare nella scuola a sparare agli studenti. Succede ormai sempre più spesso negli Stati Uniti, dove portarsi a casa un’arma è come comprarsi un’anguria.
Fa davvero impressione l’improntitudine di questo presidente. Se fosse ingenuità diremmo che confina con la stupidità. Forse non ha mai considerato che le stragi nascono sempre dall’effetto sorpresa e che, in caso di attentato, il primo ad essere fatto fuori sarebbe proprio il professore. Senza considerare l’impatto pedagogico negativo su alunni frequentanti aule con l’arma nel cassetto pronta per l’uso. In definitiva la violenza come cultura, dove i problemi non si risolvono alla radice ma nel loro manifestarsi patologico.
L’apoteosi della dissennatezza the Donald l’ha raggiunta comunque nei giorni scorsi. Ricordando la tristissima vicenda del Bataclan di Parigi, dove 90 giovani finirono sotto i colpi dei fanatici dell’Isis, con una mimica degna di un film western di Sergio Leone, ha detto che non ci sarebbero stati tutti quei morti se i giovani fossero andati al concerto con pistola al seguito.
Neppure l’ha sfiorato l’idea che, potendo entrare armati e senza controlli, bastava che una decina di folli fanatici con le scarpe da ballo aprissero il fuoco per ottenere lo stesso effetto che hanno ottenuto con l’attacco a sorpresa. E cosa dovremmo pensare se d’ora in poi sapessimo che al cinema, piuttosto che allo stadio, il possesso di un’arma viene autorizzato in nome della legittima difesa? Dove finirebbe il confine tra un uso responsabile e l’esaltazione del fanatico? Brividi. Che solo al dissennato presidente Trump sembrano fare il solletico.

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