Il Fatto di Bruno Fasani
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La Bibbia secondo l’Unesco vede così Gerusalemme

L’Unesco è un ente dell’Onu che si interessa di scienza, educazione e cultura. Fuori dai giochi della politica, dovremmo dire a rigore di logica. Ma è proprio così? Nei giorni scorsi, con una risoluzione che ha fatto scalpore, hanno deciso che tutta la zona che a Gerusalemme va sotto il nome di Muro del Pianto e spianata del Tempio dovrà cessare di essere chiamata con nomi ebraici, ma esclusivamente con riferimento all’Islam...

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L’Unesco è un ente dell’Onu che si interessa di scienza, educazione e cultura. Fuori dai giochi della politica, dovremmo dire a rigore di logica. Ma è proprio così? Nei giorni scorsi, con una risoluzione che ha fatto scalpore, hanno deciso che tutta la zona che a Gerusalemme va sotto il nome di Muro del Pianto e spianata del Tempio dovrà cessare di essere chiamata con nomi ebraici, ma esclusivamente con riferimento all’Islam.
Quindi se state per recarvi da quelle parti, proibito chiedere la strada per il Monte del Tempio. D’ora in poi chiedete di al-Haram al-Sharif. Non importa se, pronunciandolo, non vi vengono i suoni gutturali e catarrosi della lingua araba. l’Unesco sarà contenta comunque.
Difficile a questo punto non pensare ad una scelta politica. Tanto più che è la storia stessa, suffragata dall’archeologia, a raccontarci la verità di questo luogo, mettendo con le spalle al muro le scelte bislacche dell’Unesco.
Sappiamo che l’Islam ha sempre considerato Gerusalemme sua terza città più importante dopo La Mecca e Medina. La tradizione vuole che sia il luogo da cui Maometto sarebbe salito al cielo. Il cielo come agognato riposo, dopo trenta guerre di invasione per diffondere la nuova religione e dopo aver sgozzato personalmente 700 persone. Fatto di cui lui si vantava con orgoglio. Tutto questo sarebbe accaduto nel 632 dopo Cristo, anno di fondazione dell’Islam. Ma c’è una data altrettanto importante e significativamente eloquente. Era il 632, stavolta prima di Cristo (a volte che coincidenza!), quando Nabucodonosor distrusse il tempio di Salomone, deportando gli ebrei a Babilonia. A seguire, nei secoli successivi, su quella spianata, sarebbe sorto il nuovo Tempio, quello di Erode, distrutto nel 72 dopo Cristo, quando a Roma finì come trofeo il famoso arco, detto di Tito, preso direttamente dalla spianata. Sui resti di quella distruzione operata dai Romani, ora parlano i resti archeologici che non lasciano dubbi su ciò che in quel luogo esisteva da secoli.
È difficile dar torto al ministro degli Esteri israeliano quando parla di “Bibbia, secondo l’Unesco”. Un travisamento della storia che offende la cultura e che finisce per prestarsi al gioco di logiche politiche, che in questo caso sono la negazione della cultura e della verità storica.
La risoluzione è stata votata da 21 Paesi. Altri 26 invece, che mi piace catalogare come pusillanimi, si sono astenuti, mentre solo 6 hanno coraggiosamente votato contro. Sarà bene ricordarli e ricordarlo. Si tratta di Stati Uniti, Gran Bretagna, Lituania, Olanda, Estonia e Germania. L’Italia? Il nostro Paese sta coi pusillanimi. La mano nascosta dietro la schiena per non avere rogne. Ma l’assenza di coraggio non è solo debolezza politica. In casi come questo è semplicemente viltà.

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