Il Fatto di Bruno Fasani
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L’ambiguità editoriale di una radio cattolica

Nell’aria girava ancora l’eco della battuta di un ministro israeliano, il quale aveva affermato che il terremoto in Italia era dovuto ai peccati degli italiani. Il ministro degli Esteri del suo governo aveva prontamente chiesto scusa, ma intanto la frittata era fatta.

Parole chiave: Radio Maria (1), Il Fatto (366), Bruno Fasani (287)

Nell’aria girava ancora l’eco della battuta di un ministro israeliano, il quale aveva affermato che il terremoto in Italia era dovuto ai peccati degli italiani. Il ministro degli Esteri del suo governo aveva prontamente chiesto scusa, ma intanto la frittata era fatta. Commentando l’episodio su un’emittente locale, sottolineavo che la cosa si prestava ad almeno due considerazioni. La prima per ricordare che neppure incarichi di prestigio risparmiano dal virus della stupidità; la seconda, volendo mettersi sullo stesso piano di quel signore – ma solo per tappargli la bocca, sia chiaro – portava a domandarsi il perché di duemila anni di sofferenza del popolo cui appartiene.  
L’eco, dicevo, non era ancora spenta, quando il 30 ottobre scorso, dopo l’ultima violenta scossa di terremoto, padre Giovanni Cavalcoli, parlando dall’emittente Radio Maria, faceva sapere che il «sisma era il castigo di Dio per le unioni civili», recentemente introdotte nel nostro Paese. Pronta la risposta del Vaticano, per bocca di mons. Becciu, numero due della Segreteria di Stato: «Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede. I terremotati ci perdonino, a loro tutta la solidarietà del Papa». Quindi ricordava come «Cristo ci ha rivelato il volto di Dio amore e non di un Dio capriccioso e vendicativo. Questa è una visione pagana e non cristiana. Chi evoca il castigo divino ai microfoni di Radio Maria, offende lo stesso nome della Madonna che dai credenti è vista come la madre misericordiosa che si china sui figli piangenti».
Padre Cavalcoli è un domenicano di 75 anni che, ultimamente, non perde occasione di prendere le distanze dal Papa, da lui considerato imprudente e non sempre in sintonia con la dottrina del catechismo. Noi vorremmo solo sapere su quali dati evangelici fondi la propria teologia, considerata la sua visione precristiana della malattia e della sofferenza viste come castigo di Dio.
Se le infelici uscite di questo prete possono essere attribuite ad una bislacca e offensiva lettura personale dei fatti, resta l’interrogativo di fondo, ben più serio e importante, su cosa passi a Radio Maria. Mi capita spesso, girando in auto, di ascoltarne qualche programma. A parte le sincopate e verbose richieste di denaro del suo direttore (l’anno scorso, nel periodo di Natale, faceva un invito a fare «come i pastori che si erano recati frettolosamente alla grotta di Betlemme, andando subito all’ufficio postale per un versamento»), l’impressione è che si tratti di una emittente senza una linea editoriale, se non quella di un miracolismo devozionistico, dove non si capisce quanto il riferimento alla Madonna sia questione di culto oppure di cassa. Dentro c’è proprio di tutto. O Francia o Spagna, verrebbe da dire, purché se magna.

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