Il Fatto di Bruno Fasani
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L’Italia di cui purtroppo non siamo orgogliosi

Se torno sul caso di Stefano Rho è solo per il bisogno impellente, incontrollabile, di dar sfogo all’indignazione. Qualcosa di analogo a quando scappa la pipì e bisogna provvedere subito per evitare il peggio. Ed è proprio da una vicenda di pipì che si sviluppa la nostra storia...

Parole chiave: Il Fatto (366), Bruno Fasani (287)

Se torno sul caso di Stefano Rho è solo per il bisogno impellente, incontrollabile, di dar sfogo all’indignazione. Qualcosa di analogo a quando scappa la pipì e bisogna provvedere subito per evitare il peggio. Ed è proprio da una vicenda di pipì che si sviluppa la nostra storia. Siamo nel 2005. In un paesino della bergamasca, nascosto tra i monti, il giovanissimo professor Rho va a una festa di paese. Alle due di notte, quando sta per rientrare a casa con un amico, sente il bisogno di fermarsi un momento per un bisogno fisiologico. I bar sono tutti chiusi e in giro non c’è anima viva, o almeno così lui crede. In compenso c’è un cespuglio che sembra messo lì dalla Provvidenza. E il professore fa quello che il buon senso suggerisce e che in genere si fa senza tante paturnie mentali. Alzi la mano chi tra i maschietti non l’ha mai fatto. Succede però che in quel momento a qualche astro deve girargli storta. Forse la luna. Sta di fatto che una pattuglia di carabinieri inchioda la gazzella e fa quello che si fa quando si coglie qualcuno a commettere un reato. Di quale reato si tratti Dio solo lo sa. Mi verrebbe da pensare a turbativa d’asta, ma di più proprio non riesco a immaginare. Sta di fatto che un anno dopo, i due amici si trovano davanti al giudice di pace perché «in un piazzale illuminato adiacente la pubblica via compivano atti contrari alla decenza orinando nei pressi di un cespuglio». La storia sembra finire lì, con tanto di verbale e duecento euro di multa. Ma non è così. Nel 2013 il professore Rho sistema le carte per entrare in ruolo. Con un’autocertificazione, secondo prassi, dichiara di avere la fedina penale immacolata. Roba da varechina. Almeno così crede lui. Ma non è così. Dichiarazione mendace, sentenzia il giudice. E via con un altro processo. Il resto è cronaca di questi giorni. Il professor Stefano Rho, padre di tre bambini, finalmente entrato in ruolo, si trova licenziato in tronco. Anche questa è l’Italia, cari lettori. L’Italia dove i giudici mandano assolte le coppie che vanno a comprarsi i figli in Ucraina, perché essere genitori è un diritto. Quella dei giudici che condannano il cittadino che ha sparato ai ladri a cinque anni di galera, dopo l’ennesimo furto, ma comminano soli quattro mesi ai ladri e 250mila euro di indennizzo a loro favore. L’Italia dove noti personaggi politici che hanno rubato almeno 50 milioni di euro, se la cavano rifondendo 2 milioni e continuando a godere dei loro più che lauti vitalizi. L’Italia dove i colletti bianchi pagano con la stessa frequenza della neve a Pachino. L’Italia che libera i mafiosi per decorrenza dei termini e che arresta gli spacciatori ma non li mette in carcere perché la legge svuota carceri ha ridotto la pena e la custodia cautelare non è più possibile. Un’Italia però capace di incancrenirsi su una pisciata, quella innocente di un padre di famiglia. Siamo all’ultima sui carabinieri? Magari fosse così!

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