Il Fatto di Bruno Fasani
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Amare gli animali senza che questo diventi animalismo

Siamo a Roma. Giardino Mario Moderni, quartiere Aurelio, a due passi da San Pietro. Nel parco giochi, dove i bambini vanno a trascorrere i loro momenti liberi, da giorni ha fatto la sua comparsa una scrofa di cinghiale con sei piccoli al seguito...

Parole chiave: Il Fatto (416), Bruno Fasani (324), Animali (9)

Siamo a Roma. Giardino Mario Moderni, quartiere Aurelio, a due passi da San Pietro. Nel parco giochi, dove i bambini vanno a trascorrere i loro momenti liberi, da giorni ha fatto la sua comparsa una scrofa di cinghiale con sei piccoli al seguito. L’ho chiamata intenzionalmente scrofa e non mamma, come si sono espressi tanti animalisti e colleghi giornalisti, perché pur riconoscendole il ruolo di fattrice, faccio un po’ fatica ad attribuirle quel nome nel quale riconosco il volto di mia madre e quello di tutte le donne che hanno figli.
È un vezzo incombente e un segnale di decadenza, checché se ne dica, quello di usare appellativi e sentimenti umani con i nostri amici animali. «Vieni in braccio alla mamma», «Vai dal papà», «Su, sali in macchina che andiamo dai nonni», «Mi raccomando non salire sul divano della zia che è chiaro e l’ha appena comprato». Sono solo alcune delle espressioni che ho sentito rivolgere a qualche cane di casa e che forse avrete sentito anche voi. Anche detto?
Ma torniamo ai cinghiali tra le case di Roma. Nei giorni scorsi, la Regione Lazio ha realizzato che la loro presenza costituiva un pericolo e ha deciso di sopprimerli. Prima una fiala anestetizzante alla scrofa e poi il veterinario con quella mortale dentro la siringa, in perfetto stile eutanasia. Ma non avevano fatto i conti con i presenti, tanto che sono dovuti intervenire gli agenti della Questura per tenere sotto controllo i tafferugli e le proteste degli animalisti, che hanno anche tentato di scavalcare il recinto. Avvisati da chi? Erano lì a protestare con alcuni residenti. C’era anche la piccola di cinque anni che piangeva perché avrebbe voluto portare da mangiare a quelle povere creature e c’era il disappunto del sindaco di Roma, la signora Raggi, che ha detto di voler istituire una commissione per andare a fondo della vicenda.
Certamente sarebbe stato più opportuno che l’operazione si fosse svolta lontano dagli occhi della gente, ma sarebbe stato altrettanto opportuno che qualcuno avesse spiegato alla gente la pericolosità di una scrofa con i piccoli, all’interno di un contesto abitativo. Lo sa bene chi vive lontano dalle fantasie idealizzate di un animalismo romantico che nulla è più rischioso di trovarsi davanti a un cinghiale con una cucciolata. E senza contare il pericolo per la sicurezza stradale.
Sarà passato poco più di un mese da quando ho postato sui social il filmato di uno di questi animali che alle undici di sera mi attraversa improvvisamente la strada, fermandosi davanti all’auto giusto il tempo per filmarlo. A me è andata bene. Ero in città dove i 50 all’ora si sono rivelati provvidenziali. Ma non lo è stato altrettanto per i due giovani calciatori che in autostrada a Novara, negli stessi giorni, hanno perso la vita a seguito dell’attraversamento di due cinghiali.
E quanta gente muore in Italia per incidenti causati da animali? L’anno scorso sono stati circa diecimila, mentre gli episodi gravi sono stati 164 con 15 morti e 221 feriti. Quale soluzione ipotizzano gli animalisti per evitare queste morti? Secondo Coldiretti per campagne e città, di cinghiali, ne girano ormai oltre due milioni. Nella sola Calabria si calcola che ne circolino tra le case circa trecentomila. Sappiamo bene quale pericolo costituiscano per le coltivazioni ma anche per l’uomo, visto il loro esponenziale incremento demografico.
Se ne faccia una ragione la signora Brambilla, sempre a immaginare oasi incontaminate dove riproporre un Eden libero e felice. La convivenza tra l’animale e l’uomo è un equilibrio sempre difficile e doveroso da perseguire, ma senza dimenticare che i diritti del primo non possono prescindere da quelli del secondo e dalla sua sicurezza.

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