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Le strategie di marketing di una catena di fast food

Ce la vedete un’azienda di carta igienica sponsorizzare una delle squadre più forti del pianeta? No, ed in effetti non c’è. Perché non conviene: all’azienda stessa ma anche al club, la cui immagine verrebbe in qualche modo indebolita per via dell’accostamento con un prodotto utile, ma poco nobile...

Parole chiave: Lorenzo Galliani (55), Sport (133), Calcio (131)

Ce la vedete un’azienda di carta igienica sponsorizzare una delle squadre più forti del pianeta? No, ed in effetti non c’è. Perché non conviene: all’azienda stessa ma anche al club, la cui immagine verrebbe in qualche modo indebolita per via dell’accostamento con un prodotto utile, ma poco nobile. Solo un tifoso davvero sfegatato (o un folle, o entrambi) continuerebbe ad acquistare la maglietta, mettendo in bella mostra il logo. Un problema simile se lo ritrova ad avere, nel 2019, una catena di ristorazione di fast food. Certo, nel mondo del calcio c’è già una marca di bibite che si è comprata un paio di squadre, ma il discorso non cambia molto: lo vedete un Messi o un Cristiano Ronaldo indossare una divisa con il pataccone di un hamburger in bella mostra? Meglio lasciare perdere. Oppure cambiare punto di vista. Il marchio di fast food decide di stringere un accordo non con Barcellona o Juventus, ma con lo Stevenage F.C., che milita nella quarta serie inglese. Non una scelta di ripiego, ma una nuova strategia. La nuova maglia di casa è bianca e rossa, come le tovagliette usate per coprire i vassoi; quella di trasferta ha macchie gialle e rosse, a ricordare maionese e ketchup. Ora, per fortuna io non ero tifoso di quella squadra, altrimenti sarei svenuto, ma l’operazione funziona. Non è più il club a vergognarsi del marchio, ma a vantarsene: in quella categoria gli sponsor sono molto meno conosciuti. Ma la nuova partnership è solo il primo passo: la catena di fast food inizia a sfidare i videogiocatori di mezzo mondo a rendere lo Stevenage una squadra fortissima, almeno in modalità virtuale. Tutti noi, davanti al computer o alla Playstation, ci siamo divertiti a far alzare un trofeo a una squadra di brocchi, perché vincere con una squadra già vincente non dà la stessa soddisfazioni. Così, sotto uno stesso hashtag, ecco comparire in rete le immagini dello Stevenage che vince la Premier League e alza la Champions, ovviamente con il logo dei panini in bella vista e un ritorno, in termini pubblicitari, che un investimento più pesante non avrebbe dato. Per i nostalgici del calcio resta un colpo al cuore. Per chi vuole fare i conti in tasca invece è una lezione: se affidarsi sempre e soltanto al volontariato non porta sempre lontano, a volte la strada più economica non è per forza quella perdente, se c’è un altro valore aggiunto.

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