Editoriale
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Tutti insieme per riqualificare i disoccupati

Un appello a quelle organizzazioni che raggruppano le principali imprese economiche veronesi, a cominciare dalla Camera di commercio che è la casa di tutte quante: quindi a Confindustria, Apindustria, Confcommercio, Coldiretti nonché ai sindacati.

Parole chiave: Editoriale (387), Disoccupazione (6)

Un appello a quelle organizzazioni che raggruppano le principali imprese economiche veronesi, a cominciare dalla Camera di commercio che è la casa di tutte quante: quindi a Confindustria, Apindustria, Confcommercio, Coldiretti nonché ai sindacati.
C’è uno stagno pieno di persone che cercano lavoro, che lo hanno perso, che galleggiano nella precarietà, insomma che hanno difficoltà occupazionali aggravate da una formazione insufficiente o largamente distante dalle esigenze delle imprese. Questo stagno s’è ingrossato nei mesi scorsi, s’ingrosserà ancor di più nei prossimi mesi.
D’altra parte c’è un tessuto produttivo ampio e valido, che però spesso fatica a... trovare personale qualificato da assumere: andando così in difficoltà, perdendo occasioni, non sviluppando business, limitando gli investimenti. Un ragazzo che pedali per portare pizze si trova; un operatore di gru, un addetto al montaggio di arredamenti o all’operatività di macchinari automatizzati, un saldatore specializzato, un venditore per l’export bilingue, uno sviluppatore di certi software no (l’elenco è molto più lungo).
Ebbene: non dovrebbe esserci grande difficoltà nel reperire un capannone, uno spazio coperto da sistemare e dotare con qualche macchinario e una serie di ottimi computer per creare una scuola di formazione che prosciughi quello stagno grazie all’impegno di “insegnanti” provenienti proprio dalle imprese, magari freschi di pensione. Alle spalle, proprio quelle aziende che potranno affiancare lo “studente” con stage, apprendistati pratici, insomma studio e lavoro.
Così si possono immettere nel mercato del lavoro proprio quelle figure tanto ambite dallo stesso; anche perché chi è poco qualificato oggi, lo sarà ancor di più nei prossimi anni, quando lo stagno si arricchirà di tutta una serie di ex (commesse di supermercati, autisti, operatori della logistica e quant’altro) che saranno soppiantati dall’evoluzione tecnologica. E tutti quei laureati specializzati nelle epistole di Dante a Beatrice, che fanno titolo di studio e disoccupazione certa.
Aspettare lo Stato non serve a nulla, è un mestiere che non sa fare. Cambiare il sistema scolastico è cosa che richiede tempi lunghi, se mai si inizierà a farlo. Rimane questo buco da colmare, Verona ha tutto per farcela. I politici nostrani... vabbè: il loro impegno sarà quello di agevolare il tutto, magari dirottando qualche finanziamento ad hoc (ce ne sono, e non servono i miliardi).
Serve parlarsi, capire cosa si vuole fare, organizzarsi, iniziare. Tra l’altro si farebbe da apripista per le altre province italiane, con un risultato d’immagine enorme; tra l’altro sarebbe un bel biglietto da visita da mostrare a quelle realtà che volessero investire su Verona, soprattutto quelle che si basano su tecnologie complesse e innovative.
I sindacati potrebbero sovrintendere lo stagno, l’Università dovrebbe essere della partita. Come si vede, abbiamo tutti i pezzi per giocare una partita a scacchi vincente, ma stanno a bordo scacchiera perché manca il giocatore. Se vogliamo fare qualcosa di concreto e di positivo per questa società flagellata dal virus, come ci ha chiesto più volte pure il nostro Vescovo, non c’è di meglio che costruire bene la canna con la quale chi ha fame potrà andare a pescare. E chi non ha fame riposerà sul divano ad aspettare il reddito di cittadinanza, finché ci sarà.

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