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Ricordare il male per fare il bene

“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”. Così sosteneva Primo Levi (1919-1987). Dal 2000 l’Italia, con anticipo rispetto a molti altri Stati, celebra il Giorno della memoria il 27 gennaio, anniversario della liberazione da parte degli Alleati – nella fattispecie la 60ª Armata dell’esercito sovietico – del complesso dei campi di Auschwitz (1945).

Parole chiave: Editoriale (383), Luca Passarini (80), Giorno della Memoria (2)
Ricordare il male per fare il bene

“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”. Così sosteneva Primo Levi (1919-1987). Dal 2000 l’Italia, con anticipo rispetto a molti altri Stati, celebra il Giorno della memoria il 27 gennaio, anniversario della liberazione da parte degli Alleati – nella fattispecie la 60ª Armata dell’esercito sovietico – del complesso dei campi di Auschwitz (1945).

La legge n. 211, firmata dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che ventitreenne si rifiutò dopo l’armistizio di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, lo presenta come un’occasione fondamentale “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. Come sottolinea l’articolo 2 della stessa legge, si ritiene necessario “conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa (…) affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

Credo valga la pena soffermarsi oggi con rinnovata forza su questo Giorno; papa Francesco nella sua Preghiera a conclusione dell’ora di preghiera Pacem in terris (27 ottobre 2023) ha parlato di “ora buia”, tempi lacerati in cui l’umanità sta preferendo Caino ad Abele, “mondo in pericolo e in subbuglio”.

La sensazione, condivisa da tanti, è che non ci accorgiamo – o non ci vogliamo accorgere – di questa situazione e continuiamo con una diffusa indifferenza il nostro tran tran chiudendo gli occhi e sperando di essere risparmiati da tutto questo.

Far memoria in questo Giorno si coniuga necessariamente – usando ancora espressioni del Papa – con il prenderci la responsabilità per la pace ed essere artigiani di comunione nel mondo; non si tratta solo di ricordare il male di cui è capace l’uomo, ma di ricordare a noi stessi che si è umani se si fa il bene. E, come cantava Giorgio Gaber (1939-2003), io ci sono come persona quando non vivo da rassegnato che non si schiera mai.

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