Editoriale
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Pagare il giusto per non strozzare

Rimango stupito quando sento amici e conoscenti che, con soddisfazione, si vantano dei loro affari a basso costo: «Nel tal mercato c’è una bancarella dove un cappotto costa 5 euro», «nel tal’altro mercatino, con pochi centesimi si riesce a portar via una cassettina intera di frutta» e via dicendo. E così siamo convinti che potremmo vivere nel migliore dei mondi possibili se solo avessimo un po’ di sicurezza (individuale) in più...

Parole chiave: Editoriale (227), Stefano Origano (85)

Rimango stupito quando sento amici e conoscenti che, con soddisfazione, si vantano dei loro affari a basso costo: «Nel tal mercato c’è una bancarella dove un cappotto costa 5 euro», «nel tal’altro mercatino, con pochi centesimi si riesce a portar via una cassettina intera di frutta» e via dicendo. E così siamo convinti che potremmo vivere nel migliore dei mondi possibili se solo avessimo un po’ di sicurezza (individuale) in più. La povertà è dunque sconfitta? Direi proprio di no, perché quando un manufatto costa meno della materia prima necessaria per realizzarlo – o addirittura meno dell’imballaggio in cui è contenuto – c’è qualcosa che non va. Non ci inoltriamo nemmeno sulla questione della qualità dei prodotti che sotto certi prezzi non ci può essere; ci limitiamo al semplice fatto puramente economico: quello che noi risparmiamo davanti alla cassa viene pagato da altri in termini ambientali, di salute e di sfruttamento (fino a rasentare la piaga della schiavitù, che sta tornando).
Le scene dei bidoni di latte che imbiancano le strade sarde e le lacrime dei pastori ci dicono che, dopo di ciò, non rimane altro che versare il sangue perché ci si accorga di queste contraddizioni.
Sergio Quinzio, nella sua originalità, diceva che le colpe più gravi sono quelle omissive: non pensare, non dire, non fare. L’indifferenza verso Dio e verso il prossimo sono alla base di tutti i mali. Per esemplificare: quando un problema non ci tocca direttamente lo ignoriamo, ma se fa aumentare il prezzo della benzina allora spacchiamo tutto… Ma perché non sappiamo ascoltare il grido della terra ferita e contaminata, il grido dei lavoratori defraudati del loro salario, di chi paga il conto salatissimo per la nostra illusione di benessere?
Giuste le recriminazioni contro i potentati delle multinazionali che impongono prezzi da fame ai produttori o l’ignavia della politica, ma ricordiamoci anche delle responsabilità dei consumatori. Le nostre.
Il settimo comandamento non è solo un generico “non rubare”, ma proibisce di prendere o di tenere ingiustamente i beni del prossimo e di arrecarvi danno in qualsiasi modo. Prescrive la giustizia e la carità nella gestione dei beni materiali e del frutto del lavoro umano. Quando andiamo al mercato, prima di guardare al prezzo di un tocco di formaggio, proviamo a pensare da dove viene e quante mani ci hanno lavorato prima di farlo arrivare a noi. Forse qualche centesimo in più non ci sarà così insopportabile.

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