Editoriale
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Noi non siamo onnipotenti

Le ultime notizie ci dicono che la pandemia sta superando la fase più acuta e inizia a regredire, in parallelo con il procedere delle vaccinazioni. Naturalmente tutto questo riguarda il nostro territorio

Parole chiave: Editoriale (336), Stefano Origano (128), India (2), Coronavirus (96)

Le ultime notizie ci dicono che la pandemia sta superando la fase più acuta e inizia a regredire, in parallelo con il procedere delle vaccinazioni. Naturalmente tutto questo riguarda il nostro territorio; ma se allarghiamo lo sguardo sul resto del mondo, le cose stanno diversamente. Anzi, la famigerata luce in fondo al tunnel sembra allontanarsi: per esempio in India, ma non solo.
Fermarsi qualche tempo per rileggere l’accaduto e soprattutto per analizzare la narrazione che ci siamo dati di questo trauma mondiale, sarebbe un dono prezioso per rilanciare uno sguardo di speranza non illusorio sul futuro che ci attende. L’idea finora dominante di un progresso lineare e inarrestabile che, servendosi della scienza e della tecnica, è in grado di superare tutti i problemi, incomincerebbe a traballare. Tanti elementi quasi invisibili, che sembrano casuali ma sono dipendenti dai comportamenti delle persone, rivelano la nostra piccolezza. Noi non siamo i padroni del mondo.
Una lettura più sapienziale dei fatti dolorosi, che hanno lasciato traccia nella vita di ciascuno di noi, dovrebbe mettere un tantino in crisi anche il sapere dei cosiddetti “esperti” che ci hanno riempito la testa con tante spiegazioni, spesso in contrasto tra loro, fino a non farci capire più niente.
Continuando su questa linea, potremmo anche renderci conto che il caos non è scoppiato senza lanciare prima degli avvertimenti. È che non li abbiamo ascoltati; abbiamo forse perso l’abitudine a captare i segnali “deboli” inviatici dalla natura.
«Per una grande parete ci vuole un grande pennello», diceva una pubblicità del passato diventata famosa; ugualmente la soluzione a questa problematica va affrontata a livello comunitario e globale. Non che siano mancati i richiami al fatto che siamo sulla stessa barca e quindi: o ci salviamo tutti o periremo tutti. Tuttavia stanno prevalendo le dimensioni individuali o nazionali.
I social ci raccontano le cose che ci piacciono, sono costruiti per creare attorno a noi una comfort zone rassicurante. Anche le letture storiche che raccontano le colpe altrui per proclamare la propria innocenza, rientrano in questo processo che ci espone al rischio di ricadere esattamente in ciò che combattiamo. Il Covid-19 ci ha obbligati a fermarci. Se ripartiamo con il paraocchi, sarà peggio di prima.

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