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Grandi ricchezze alla prova di questo mondo

Giocando a Monopoli si sorrideva pescando la carta delle probabilità: “Ereditate da un lontano parente 10.000 lire”...

Parole chiave: Editoriale (332), Eredità (2)

Giocando a Monopoli si sorrideva pescando la carta delle probabilità: “Ereditate da un lontano parente 10.000 lire”. Talvolta avviene anche nella realtà, ma quasi mai capita, se si tratta di un capitale ingente, che venga rifiutato. Eppure è accaduto. La notizia davvero incredibile, una di quelle che si fa fatica a prendere per vere, ha per protagonista la studentessa austriaca Marlene Engelhorn, di 29 anni, discendente della famiglia fondatrice di uno storico colosso della chimica. La somma, lasciatale in eredità dalla nonna, una delle donne più ricche del mondo, ammonta a circa 4 miliardi di euro.
La decisione di rinunciare all’immensa fortuna non è sconsiderata, ma ben motivata: «Questa non è una questione di volontà, ma di correttezza. Non ho fatto nulla per meritarmi questi soldi. Questa è pura fortuna alla lotteria delle nascite e pura coincidenza», ha commentato ai media. E ha aggiunto: «Non dovrebbe essere una mia decisione cosa fare con i soldi della mia famiglia, per i quali non ho lavorato». La giovane ereditiera non si è limitata al gesto plateale, è andata oltre, dando vita a un movimento al quale hanno aderito altri ultra-ricchi (immaginate la coda per iscriversi…), che si propone di far pagare più tasse per le ricchezze ereditate dalle loro famiglie. Evidentemente, come ammette la protagonista, ha goduto dei benefici della ricchezza per tutta la vita e quindi non ha bisogno di quei soldi, non saprebbe cosa farsene, non la renderebbero più felice, semmai le procurerebbero un sacco di grattacapi. Però le aprirebbero infinite possibilità di realizzare opere umanitarie.
Una decisione rispettabile, ma non del tutto convincente per tanti che sono alle prese con sempre nuove povertà. Questa scelta è pure una denuncia delle distorsioni dell’economia che genera ricchezze faraoniche per pochi e povertà sempre più diffusa per tutti gli altri. La rinuncia, inoltre, sarebbe stata dettata anche dal voler emendarsi dal comportamento non sempre limpido che in passato l’azienda di famiglia avrebbe adottato.
Si può discutere se sia giusto tassare i grandi patrimoni, ma negare che le ricchezze accumulate non abbiano anche un “debito” verso la società è una responsabilità cui non si può rinunciare.

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