Condiscepoli di Agostino
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Una ecologia da vivere e da lasciare in eredità

Se è vero che la terra è di tutti e per tutti, “che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?” (Ls 160). Questa domanda non può restare senza risposta, tanto è seria e incalzante...

Parole chiave: Parlandoci da Cristiani (28), mons. Giuseppe Zenti (282), Ecologia (19)

Se è vero che la terra è di tutti e per tutti, “che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?” (Ls 160). Questa domanda non può restare senza risposta, tanto è seria e incalzante. Tuttavia papa Francesco non intende eludere l’oggi, proiettandosi soltanto sul domani del pianeta da trasmettere allora ai figli e ai nipoti. Giustamente richiama il senso del concreto, dell’oggi, per cui “occorre rendersi conto che quello che c’è in gioco è la dignità di noi stessi. Siamo noi i primi interessati a trasmettere un pianeta abitabile per l’umanità che verrà dopo di noi. È un dramma per noi stessi, perché ciò chiama in causa il significato del nostro passaggio su questa terra” (ivi). In effetti, che cosa ci stiamo a fare su questa terra? La terra è finalizzata a dare ospitalità all’uomo perché l’uomo viva con dignità la sua identità e la sua missione nella storia.
Il senso di realismo che caratterizza papa Francesco non lo esonera dal focalizzare il suo pensiero su reali preoccupazioni causate da prospettive e previsioni che non esita a definire “catastrofiche”, da non prendere con leggerezza ed ironia. Lo fa anche con espressioni crude. Alle generazioni future si rischia infatti di lasciare “troppe macerie, deserti e sporcizia” (Ls 161). Le cause di fondo sono individuate nel “ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente (che) ha superato la possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi” (ivi). Non c’è dubbio che ne viene interpellato il senso di responsabilità.
A questo punto papa Francesco individua le cause vere della lentezza con cui gli stessi capi di stato procedono per mettere in sicurezza il pianeta. E ne individua la ragione di fondo principalmente nel “deterioramento etico e culturale, che accompagna quello ecologico” (Ls 162). Ecco la questione di fondo. Alla radice del deterioramento ecologico c’è il deterioramento etico. La cultura dominante procede imperterrita sulla strada che conduce l’umanità nell’abisso, in quanto rifiuta anche il minimo di regole che segnalano punti cardine su cui la natura è fondata. In definitiva, qual è la ragione di questo smarrimento etico? Ecco la risposta del Papa: “L’uomo e la donna del mondo postmoderno corrono il rischio permanente di diventare profondamente individualisti, e molti problemi sociali attuali sono da porre in relazione con la ricerca egoistica della soddisfazione immediata, con la crisi dei legami familiari e sociali, con la difficoltà a riconoscere l’altro” (ivi). Parole inequivocabili nella loro durezza, proprio perché al Papa compete un ministero di profezia, sperando che non sia equiparato ad una Cassandra dei nostri tempi.
Certo, in questo ambito, che ha carattere culturale, non possono chiamarsi fuori causa i genitori che non sanno dire dei no alla cultura del consumismo, che di fatto impoverisce il patrimonio familiare, al punto da metterlo a repentaglio, incapaci di una economia proiettata sul futuro: “Molte volte si è di fronte ad un consumo eccessivo e miope dei genitori che danneggia i figli che trovano sempre più difficoltà ad acquistare una casa propria e a fondare una famiglia” (ivi).
Di conseguenza, quali e quanti saranno i poveri del futuro? Il Papa se lo domanda, ma nello stesso tempo invita ad essere preoccupati per i poveri di adesso, che non possono continuare ad aspettare. Facendo il punto della attuale situazione proprio in rapporto al vivere insensato, perché acriticamente consumistico, papa Francesco invita a riportare lo sguardo di preoccupazione dal futuro al presente: “Perciò, oltre alla leale solidarietà intergenerazionale, occorre reiterare l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà intragenerazionale” (ivi).

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