Condiscepoli di Agostino
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Tutti chiamati alla santità

Molto opportunamente il nostro settimanale Verona Fedele ha presentato in termini di inquadramento generale la nuova esortazione apostolica di papa Francesco sulla chiamata alla santità, intitolata Gaudete et exsultate, cioè “Godete ed esultate”: le parole di conclusione del discorso delle Beatitudini.
In quanto Vescovo della diocesi di san Zeno, sospendendo provvisoriamente gli interventi su sant’Agostino, sento il dovere di rileggere il documento papale in modo analitico, come ho fatto per i precedenti: Evangelii gaudium, Laudato si’, Amoris laetitia.

Parole chiave: Gaudete et exsultate (17), Mons. Giuseppe Zenti (282), Vescovo di Verona (242)

Molto opportunamente il nostro settimanale Verona Fedele ha presentato in termini di inquadramento generale la nuova esortazione apostolica di papa Francesco sulla chiamata alla santità, intitolata Gaudete et exsultate, cioè “Godete ed esultate”: le parole di conclusione del discorso delle Beatitudini.
In quanto Vescovo della diocesi di san Zeno, sospendendo provvisoriamente gli interventi su sant’Agostino, sento il dovere di rileggere il documento papale in modo analitico, come ho fatto per i precedenti: Evangelii gaudium, Laudato si’, Amoris laetitia.
Papa Francesco parte da una constatazione: Dio ci vuole felici. Per questo ci ha dato tutto. Ci ha fatto dono del suo stesso Figlio, perché ci vuole santi in Lui, non mediocri. Ci ha messi al mondo “per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità” (Ef 1,4). Davanti a noi sta una infinita teoria di santi di tutti i tempi che ci incoraggiano e ci accompagnano. O, come si esprimeva papa Benedetto XVI, “la schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta”. Quali santi? Quelli dichiarati tali dalla Chiesa, ma anche i “santi della porta accanto”. Al Papa però preme precisare fin da subito alcune questioni. Ad esempio quando, sulla scorta del Concilio Vaticano II, afferma che nessuno si salva da solo: “Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo che lo riconoscesse secondo verità e lo servisse nella santità” (n. 6; LG 9). Una seconda osservazione: “Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere... Questa è tante volte la santità ‘della porta accanto’” (n. 7).  Di conseguenza, il Papa sospinge a considerare le tracce di santità, frutto di docilità allo Spirito, proprio nella ferialità e non nella straordinarietà. O per dirla con una metafora nella “classe media della santità” (ivi).
Segue un invito forte a lasciarsi stimolare dai segni di santità presenti ovunque, sia nella Chiesa Cattolica, che nella santità ha il suo volto più bello, sia fuori della Chiesa Cattolica (cfr n. 9). Dopo aver sollecitato a guardare alla santità già realizzata in tante persone, il Papa fa appello a tutti, perché a tutti il Signore rivolge la chiamata alla santità: “Siate santi, perché io sono santo” (cfr n. 10; Lv 11,44; 1 Pt 1, 16). Ne ribadisce l’appello richiamandosi ad un testo famoso del Concilio Vaticano II: “Muniti di salutari mezzi di una tale abbondanza e di una tale grandezza, tutti i fedeli di ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore ognuno per la sua vita ad una santità la cui perfezione è quella stessa del Padre celeste” (cfr n. 10; LG 11).
Ed è proprio nello stato di vita che gli è proprio che ognuno, come espressione di disponibilità a farsi santo, è chiamato a far “emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui” (n. 11). Segnalando poi l’esempio di alcune sante di fama universale, il Papa evidenzia il genere di santità che caratterizza il “genio femminile” (n. 12). Il tutto come risposta alla chiamata di Dio che ci ha conosciuti e consacrati a Lui ancor “prima di formarti nel grembo materno, prima che tu uscissi alla luce” (n. 13; Ger 1,5).

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