Condiscepoli di Agostino
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L’uomo, in Adamo, fatto a immagine e somiglianza di Dio

Agostino è un grande appassionato dell’essere umano. Ne indaga a fondo l’origine e la natura. È convinto che, al fine di assicurare l’unità concorde del genere umano, Dio ha creato dal nulla solo Adamo, affermando la teoria del monogenismo

Agostino è un grande appassionato dell’essere umano. Ne indaga a fondo l’origine e la natura. È convinto che, al fine di assicurare l’unità concorde del genere umano, Dio ha creato dal nulla solo Adamo, affermando la teoria del monogenismo: “Certamente da un solo uomo, che per primo Dio ha creato, ha avuto l’esordio il genere umano, secondo la fede della Santa Scrittura” (De civ. Dei, XII, 9.2). E da lui tutti gli altri: “Non è cosa ardua vedere che è stato molto meglio che sia accaduto che da un solo uomo, che creò per primo, moltiplichi il genere umano piuttosto che farlo iniziare da una pluralità… Ha fatto l’uomo, la cui natura ha creato perché stesse tra mezzo gli angeli e le bestie, affinché, se rimanendo soggetto al suo Creatore come suo vero Signore custodisse il suo precetto con pia devozione, passasse nel consorzio degli angeli, dopo aver conseguito la beata immortalità senza la morte di mezzo, senza alcun termine. Se invece, usando la sua libera volontà, per superbia e disobbedienza offendesse il Signore suo Dio, soggetto alla morte vivrebbe come le bestie, schiavo della libidine e destinato dopo la morte come schiavo al supplizio eterno. Ne ha creato uno solo e singolo, non certo per abbandonarlo senza una società umana, ma perché in quel modo con maggior forza gli fosse affidata l’unità della stessa società e il vincolo della concordia, se gli uomini venissero vincolati tra di loro non soltanto per somiglianza di natura ma anche per affetto di parentela. E non gli piacque creare nemmeno la stessa femmina, destinata a copularsi con il maschio, come gli piacque creare lui, ma da lui stesso, affinché assolutamente da un solo uomo si diffondesse il genere umano” (De civ. Dei, XII, 21).
Dio dunque “ha creato il genere umano da uno solo, per raccomandare agli uomini quanto gli sia gradito aver istituito il genere umano anche come unità nella pluralità” (De civ. Dei, XII, 22). L’uomo! Agostino non manca mai di riprendere in considerazione la matrice dell’essere umano, l’essere sua immagine: “Dio dunque fece l’uomo a sua immagine. Gli ha creato di sicuro un’anima, grazie alla quale per mezzo della ragione e dell’intelligenza fosse superiore agli animali terrestri e acquatici e volatili, che non hanno una mente di tal genere. Dopo aver formato l’uomo dalla polvere della terra ed infuso in lui l’anima… gli fece di aiuto per la generazione la moglie, dopo aver tolto un osso dal suo fianco” (De civ. Dei, XII, 23).
Agostino precisa che l’uomo, derivante da un solo uomo, incline alla discordia e asociale per vizio, è sociale per natura: “Non vi è nulla infatti quanto questo genere (umano) tanto pieno di discordie per vizio, ma tanto sociale per natura… per questo Dio ha voluto creare uno solo, dal quale si propagasse la moltitudine, affinché si conservasse la concorde unità anche nei molti, grazie a questo monito.  In realtà il fatto che la femmina è stata fatta dal fianco di lui (maschio) per lui, anche qui è stato sufficientemente significato quanto cara debba essere l’unione del marito e della moglie” (De civ. Dei, XII, 27.1).
Ponendo fine al libro dodicesimo, Agostino afferma che “in questo primo uomo, che alle origini è stato fatto, certo non ancora nella concretezza, tuttavia secondo la prescienza di Dio riteniamo che abbiano avuto il loro esordio nel genere umano come due città. Da quello sarebbero derivati gli uomini, alcuni destinati al supplizio con gli angeli malvagi, gli altri da associarsi nel premio con i buoni, benché per occulto giudizio di Dio, tuttavia giusto: né la sua grazia può essere ingiusta né la sua giustizia può essere crudele” (De civ. Dei, XII, 27.2).

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