Commento al Vangelo domenicale
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Il nostro Dio: una comunione d’amore

Giovanni 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parole chiave: Vangelo (401), Santissima Trinità (7), Don Adelino Campedelli (78)

Attraverso Gesù, Dio si manifesta come comunione di persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Questa “comunione divina” è il “mistero” centrale della fede cristiana e possiamo pure dire, inoltre, che Dio si rivela nella storia degli uomini come Sapienza creatrice, come Parola rivelatrice e come Amore vitale. E in quest’orizzonte la storia di Dio con l’umanità diventa una “storia di salvezza” che ha il suo centro in Gesù Cristo.
Il Vangelo di oggi, tratto ancora dall’evangelista Giovanni nei discorsi dell’ultima cena, ci fa scoprire la realtà misteriosa e grandiosa della Trinità attraverso l’opera dello Spirito Santo che ne dispiega tutta la sua azione nella storia dell’umanità. Il brano parte da una costatazione sul presente dei discepoli, un momento caratterizzato dalla limitata capacità di comprendere le molte cose che Gesù ha ancora da dire loro. L’acquisire questa capacità di comprendere non dipenderà dalle loro risorse umane, ma piuttosto da colui che verrà: lo Spirito della verità.
È tipico, infatti, del Vangelo di Giovanni mostrare come la comprensione dei discepoli, rispetto a quello che Gesù dice, sia lenta e giunga allo scopo solo in seguito alla sua risurrezione e al dono dello Spirito Santo. Il compito dello Spirito Santo è dunque un lavoro di approfondimento di ciò che Gesù ha compiuto o detto, un rivelarne completamente il significato e la portata.
Nel versetto 13 del brano di oggi compare una denominazione dello Spirito Santo particolarmente cara all’evangelista Giovanni: “Spirito della verità”. Per comprendere il significato di questa espressione dobbiamo partire da quanto dice Gesù presentando se stesso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6). È evidente che per il quarto evangelista (e non solo) la verità è chiaramente Gesù. Gesù però è una verità in relazione, perché Gesù è la verità che rivela il Padre: «Chi ha visto me ha visto il Padre... Io sono nel Padre e il Padre è in me» (Gv 14, 9-11).
Tutto questo ci permette di concludere che lo Spirito di verità è lo Spirito di Gesù che permette di conoscere a fondo il Padre; non si tratta pertanto di una verità di tipo intellettuale, astratta, ma piuttosto di una relazione d’amore tra persone; per questa verità non è sufficiente la mente, ci vuole tutta la persona. Quando Gesù nell’Apocalisse afferma che lui è l’Amen, il testimone degno di fede e veritiero (vedi Ap 3,14), vuol dire che egli è la solidità della rivelazione del Padre, al quale si può dare fiducia massima e assoluta. In questa complessa e affascinante azione dello Spirito che aiuta a penetrare completamente la verità del Figlio, che è la verità del Padre che è “in lui”, vi è la Trinità, la pienezza della realtà divina che rende visibile il suo progetto di amore verso l’umanità tutta intera. Lo Spirito crea un legame vivo dei discepoli con Gesù, così come Gesù lo crea con il Padre. Le tre persone divine sono presentate nei movimenti di relazione reciproca che esistono tra loro; si tratta però di un’attività che non è chiusa in se stessa ma aperta a coinvolgere gli uomini nella stessa vita divina: lo Spirito di verità, che guida alla verità tutta intera, è colui che fa muovere il primo passo per entrare pienamente nella vita di Dio.
Il passaggio successivo introduce il tema della “gloria” e ci dà modo di approfondire ulteriormente alcuni aspetti che abbiamo sopra accennato. Per capire il tema della gloria ci dobbiamo rifare al Vecchio Testamento; nei testi dell’alleanza antica la “gloria” è la manifestazione “visibile” della maestà divina in gesti potenti, in questo modo Dio esce dalla sua invisibilità e opera prodigiosamente sul piano della storia per condurla a un fine positivo. Gesù ha glorificato il Padre, l’ha reso visibile compiendo l’opera che gli era stata affidata, cioè la liberazione dell’umanità dal peccato e dalla morte.
Ciò che Gesù compie nei confronti del Padre, lo Spirito lo compie per Gesù, infatti, egli prenderà ciò che è di Gesù per trasmetterlo ai suoi discepoli. Gesù possiede ciò che ha ricevuto dal Padre: la gloria, che è la capacità e la possibilità di rendere visibile il Padre; ora lo Spirito rende effettivamente i discepoli capaci di rendere visibile la presenza del Signore Gesù.
Riemerge infine ancora una volta la dimensione della comunione. Lo Spirito non fa che annunciare, cioè “comunicare”, creare la comunione attraverso il messaggio, donando ai discepoli la stessa unità che c’è tra il Padre e il Figlio. Si è già detto che la “gloria” è l’uscita che Dio compie da sé con gesti potenti per condurre la storia a un fine positivo. Ciò avviene specialmente nella Pasqua di Gesù: la gloria è dunque la cooperazione piena del Padre e del Figlio per realizzare la salvezza dell’uomo, per dargli quella pienezza di vita che è la vita eterna. Lo Spirito Santo annuncia quest’attività comune del Padre e del Figlio per la salvezza dell’uomo, ne rende partecipe i discepoli.
La Trinità, il Dio uno e trino, non si presenta pertanto come uno strano problema matematico, ma come una realtà profonda e misteriosa di un Dio che non ha nessuna misura nel suo amore per gli uomini, se non la sua dimensione infinita. Noi spesso siamo tentati di prendere in considerazione Dio in proporzione a quanto può essere utile alla nostra vita quotidiana, ai nostri problemi immediati. In poche parole “uno strumento” usa e getta. Quando ci fermeremo un po’, invece, per lasciarci inebriare dalla grandezza e tenerezza del suo amore senza limiti? Quando, invece che tentare di impossessarci di Dio, non ci lasciamo conquistare da lui e possiamo finalmente trovare pace e consolazione riposando sul suo cuore di Padre?

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