Commento al Vangelo domenicale
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Gesù salvatore, la bella notizia per tutti

5 domenica del Tempo ordinario (anno B)
Marco 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parole chiave: Vangelo (185), Domenica (41), Parola (12), don Adelino Campedelli (77)
Gesù salvatore, la bella notizia per tutti

Questa domenica continua il racconto del Vangelo di domenica scorsa con la descrizione di azioni, gesti e preghiere di Gesù per condensare nell’arco di una giornata (detta appunto giornata-tipo) il senso del suo agire. La scorsa domenica era illustrato il momento iniziale nella sinagoga – siamo a Cafarnao (il “Villaggio della consolazione”) – prosegue ora nella casa di Pietro e, dopo il tramonto del sole, alle porte della città e nella notte con la preghiera, il tutto si conclude il giorno dopo con l’invito urgente ad andarsene altrove, per i villaggi della Galilea a portare la buona notizia.
La guarigione della suocera di Pietro è, per certi versi, un po’ singolare: il racconto è scarno, come spesso avviene nello stile dell’evangelista Marco, gli apostoli parlano a Gesù della donna malata, ma non c’è una richiesta esplicita di guarigione, questa si realizza per iniziativa di Gesù, senza nessuna allusione a spiriti immondi da scacciare. Il tutto avviene con un gesto di grande dolcezza da parte del Signore (“la prese per mano”) e con l’uso di un verbo che letteralmente significa “la fece risorgere” e infine la sottolineatura che la donna guarita si mise a servirli, quasi un’immagine di ogni cristiano che, rinato a nuova vita nel battesimo, è chiamato ad esprimere la novità con il servizio ai fratelli.
La suocera di Pietro anticipa un atteggiamento che Gesù proporrà ai credenti: «Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire» (Mc 10,43-45). Un atteggiamento che richiama il servizio nelle comunità cristiane delle origini (vedi At 6,2). Merita inoltre una nota speciale il fatto che si tratta di una donna: per i maestri d’Israele del tempo, il servizio e la frequentazione di donne erano sconsigliati e disprezzati; Gesù dunque, il nuovo maestro, sovverte le regole e rinnova i comportamenti. Anche il termine “casa” nel vangelo di Marco ha un profondo significato ecclesiale: è il luogo dell’ospitalità, dove Gesù si sottrae alla genericità delle folle per dedicarsi alla formazione dei discepoli.
La giornata di Cafarnao si chiude con un breve sommario riassuntivo dell’attività di guaritore e di esorcista da parte di Gesù: “Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni” (Mc 1,34); al tramonto del sole cessava il riposo del sabato, che proibiva certe attività, tra cui il trasporto dei malati in barella e per questo ora portano a Gesù tutti i malati e gli indemoniati, dinanzi alla folla assembrata presso la porta della città e questo gruppo indefinito, che porta i malati a Gesù, è significativo: l’anonimato favorisce l’identificazione dei lettori, nello spirito di solidarietà silenziosa, ma concreta e tangibile, nei confronti di coloro che sono malati nel corpo e nello spirito; ogni persona, donna o uomo, può riconoscersi in essi.
Prima dell’alba, a completamento della giornata inaugurale di Cafarnao, l’evangelista Marco descrive Gesù che esce da solo, in un luogo deserto, a pregare; questa annotazione è piuttosto rara in Marco, molto più frequente è nel vangelo di Luca.
Quando Gesù, su iniziativa di Pietro, viene rintracciato, alla frase «Tutti ti cercano», che denota la popolarità raggiunta da Gesù, egli risponde con un invito perentorio: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto», dilatando l’orizzonte della propria missione e dischiudendo piste nuove e nel contempo egli associa, per la prima volta, i discepoli nella sua missione di proclamare il Vangelo.
Merita infine un momento di riflessione il riferimento frequente che Marco fa alla cacciata dei demoni da parte di Gesù (i cosiddetti esorcismi); è strano che nel nostro tempo, così laicizzato e indifferente alla dimensione soprannaturale, trovi tanto spazio l’attenzione al demonio sia con sette che ne propagano il culto, sia tra certi gruppi di cristiani che gli attribuiscono un potere che talvolta sembra soppiantare l’onnipotenza di Dio. Noi cristiani, lungi dal sottovalutare la presenza ed il peso del male in tutte le sue forme, non dobbiamo mai dimenticare che Cristo ha vinto definitivamente il demonio autore del male morale e possiamo ricordare con gioia quanto ci insegna S. Paolo: “Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!” (Rm 7, 24-25) e “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Rm 5, 20).
Solo Dio è Signore assoluto e salvatore e nessun altro!

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