Commento al Vangelo domenicale
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Gesù rivela al Giordano la novità del Dio presente

Luca 3,15-16.21-22

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parole chiave: Vangelo della Domenica (270), Battesimo del Signore (8)
Gesù rivela al Giordano la novità del Dio presente

Giovanni il Battista propone sulle sponde del fiume Giordano un rito di immersione che richiama le tradizionali abluzioni previste dal giudaismo ufficiale. Giovanni si ispira al grande movimento profetico presente nella storia di Israele. L’antico annuncio dei profeti, che aveva sostenuto la speranza nei momenti più difficili, ora risuona con un timbro nuovo: viene aperta una strada rettilinea e percorribile da tutti per l’incontro imminente del Signore. Il popolo è talmente affascinato dalle parole di Giovanni che si domanda se non sia lui il Messia tanto atteso. La sua risposta: «Viene colui che è più forte di me» non lascia spazio a dubbi. Ha piena consapevolezza che il suo compito è di preparare l’incontro definitivo con Dio e che tale compito sta per concludersi. La piena rivelazione di Dio è imminente.
L’evangelista Luca, dopo aver presentato la missione e la predicazione del Battista, racconta l’inaugurazione dell’attività pubblica di Gesù. Questa si realizza nella teofania avvenuta presso il fiume Giordano. In questo gesto trova compimento l’annuncio profetico di Giovanni che aveva presentato Gesù come colui che battezza “in Spirito Santo e fuoco”. L’evangelista sottolinea due elementi: il primo è la preghiera, un tema a lui caro; il secondo è la visibilità della presenza dello Spirito Santo sotto il segno “corporeo” della colomba, simbolo dello Spirito di Dio che viene effuso in pienezza sul Messia, come aveva annunciato Isaia: “Su di lui si poserà lo Spirito del Signore”.
La discesa dello Spirito che abilita Gesù ufficialmente alla sua missione è anche la rivelazione della sua identità di Figlio unico, l’unigenito, in senso pieno, di Dio. È la voce dal cielo, cioè la rivelazione del Padre, che dà senso a questa manifestazione. Gesù è il rappresentante del nuovo popolo messianico come Figlio amato, scelto per un compito unico in cui convergono i tratti del Messia intronizzato e quello del Servo fedele. Questa proclamazione divina assumerà un significato pieno quando sarà compiuto il vero battesimo di Gesù: la sua immersione nella morte, come ultimo e supremo gesto di fedeltà.
In questa luce si comprende anche la vera intenzione dell’evangelista nel presentare il battesimo di Gesù, che non è un episodio a parte o un momento isolato della sua vita. Agli inizi della sua attività pubblica, a metà della sua missione terrena con la Trasfigurazione, e alla fine sulla croce, Gesù riceve una triplice e costante definizione del suo mistero e della sua identità. Qui al fiume Giordano e sul monte della Trasfigurazione è Dio stesso che proclama: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». Sul Calvario sarà un centurione romano a professare lo stesso titolo divino in una prima e brevissima formulazione di fede: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio».
Il battesimo di Gesù, ricevuto mettendosi in fila con i peccatori – a sottolineare la sua vicinanza a tutta l’umanità – non è solo una lezione di umiltà ma, proprio nell’abbassamento che comporta, è la via pensata dall’amore di Dio per tracciare il cammino della nostra salvezza. Dio scende fino a noi così da rendersi simile a uno di noi. Gesù è diventato la via che possiamo percorrere per risalire a Dio. Seguire questa via è seguire Gesù per diventare suoi veri discepoli, assimilando i suoi gesti e le sue parole piene di vita e di speranza.

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