Commento al Vangelo domenicale
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Gesù annuncia la verità con la sapienza del cuore

Marco 1,14-20

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parole chiave: Vangelo (248)

Gesù, osservante delle regole ebraiche, nel giorno di sabato frequenta la sinagoga, dove si leggono le Sante Scritture e si celebra il culto a Dio. Entrato, si mette ad insegnare non con parole frutto di una sapienza erudita e libresca, ma con l’autorevolezza che gli proviene da Dio, una parola che scuote e non lascia indifferenti chi ascolta. È una parola molto diversa da quella pronunciata dagli scribi.
In questo inizio del Vangelo della quarta domenica del tempo ordinario colpisce il modo con cui Gesù si impone in quello che, per definizione, è lo spazio per eccellenza dei maestri della legge, dei sapienti delle Scritture, di coloro che conoscono i contenuti più profondi dei testi sacri e sono chiamati ad interpretarli e trasmetterli ai fedeli. Gesù entra senza titolo alcuno e si mette ad insegnare con l’autorità che nasce da un cuore che è totalmente immerso nell’amore del Padre e riconosce, come sua missione, l’annuncio della salvezza e della misericordia di Dio. Il suo insegnamento è finalizzato alla vita e al bene dell’altro. A differenza degli scribi, la sua non è una pratica del potere che procura vantaggi a chi la esercita. Gesù annuncia la verità e questo crea attorno a lui grande stupore: la verità che contrasta tanta ipocrisia e falsità. Anche oggi abbiamo bisogno di veri testimoni, di persone in grado di annunciare la verità, di dire con chiarezza le cose buone senza paura di essere sconfessati. Non è il titolo, lo studio teologico, l’approfondimento tematico, ma la sapienza del cuore, la profondità dell’amore per Dio e per l’uomo, la radicalità in Cristo, Agnello di Dio che autorizza a parlare. Lo stupore in chi ascolta Gesù, sta a significare che le parole vanno dirette al cuore, esprimono contenuti profondi in grado di leggere il vissuto e far vibrare le corde dell’amore, della speranza e della gioia. Anche oggi è possibile essere profeti in grado di far breccia nei cuori raffreddati, troppo abituati ad accogliere con leggerezza, senza reazione alcuna, ingiustizia e soprusi. Ci sono nel mondo, attorno a noi, tanti fratelli e sorelle in grado di “insegnare” con autorevolezza, generosità e gratuità perché Cristo sta al centro della loro vita. L’insegnamento e l’autorevolezza scaturiscono da un cuore immerso in Dio e profondamente unito a Lui; un cuore capace di accogliere la parola di Gesù con stupore, in grado di tradurla con la vita nelle cose del mondo e di entusiasmare, con la ricchezza della grazia ricevuta, la comunità dentro la quale si trova ad operare.
Di fronte all’irrompere di Gesù, il male reagisce, non accetta che si insinui l’amore. Ed ecco le parole di quest’uomo posseduto da uno spirito impuro: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?”. In fondo sono le stesse parole che potrebbero sgorgare anche dal nostro cuore: “Cosa vuoi Signore da me? Perché insisti nel disturbarmi, perché sconvolgi in continuazione le mie giornate, il mio lavoro, la mia famiglia? Perché non mi lasci tranquillo nel mio vivere quotidiano?”. Sì perché l’incontro vero con il Signore non può lasciare tranquilli, indisturbati: Egli viene veramente a mettere in discussione le nostre convinzioni, le nostre verità costruite con pazienza. L’incontro con Gesù, quello profondo, in realtà sconvolge, non lascia tranquilli, rivela nuovi orizzonti, pone mete non ancora raggiunte, indica sentieri in salita da intraprendere con speranza. Dio non permette che ci abbandoniamo ad un benessere spirituale e morale che si accontenta di quanto raggiunto, ma ci chiede di reagire, di cercarLo sempre di più, su sentieri non ancora battuti, nelle strade che ancora non abbiamo il coraggio di imboccare. Ci implora di andare più a fondo per scoprire la bellezza e la ricchezza del Suo amore e riversare tanta grazia a chi con noi condivide il cammino, dai più vicini ai più lontani. Il Signore ci domanda di combattere la quieta condivisione della giornata tra mediocrità e rimpianti. Ecco in quale modo anche noi possiamo rischiare di vivere l’impurità: la giustificazione della nostra sufficienza. Il Padre desidera che ognuno di noi non sia scriba inascoltato, testimone artificioso che esprime frasi fatte e comportamenti studiati, ma piuttosto ci chiede di diventare vangelo con i gesti e le parole. Ma per questo dobbiamo accettare che Cristo entri nella nostra vita a trasformare la nostra falsa pace, le sicurezze ipocrite che nascondono paura e pigrizia: “È degno di nota il fatto che, persino chi apparentemente dispone di solide convinzioni dottrinali e spirituali, spesso cade in uno stile di vita che porta ad attaccarsi a sicurezze economiche, o a spazi di potere e di gloria umana che ci si procura in qualsiasi modo, invece di dare la vita per gli altri nella missione. Non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario!” (Papa Francesco, Evangelii gaudium, n. 80).

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