A spasso con il cane
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Una struttura perfetta in un ambiente ritrovato

Ogni momento dell’anno è adatto per fare una gita nel Parco Valle del Menago, un bellissimo polmone verde perfetto per grandi e piccoli, sportivi e ovviamente le coppie cane-padrone: gli amici a quattro zampe trovano qui un vero paradiso e un concentrato di stimoli di tutti i generi...

Parole chiave: Bovolone (2), Valle del Menago (1), A spasso con il cane (60), Silvia Allegri (46)
Una struttura perfetta in un ambiente ritrovato

Ogni momento dell’anno è adatto per fare una gita nel Parco Valle del Menago, un bellissimo polmone verde perfetto per grandi e piccoli, sportivi e ovviamente le coppie cane-padrone: gli amici a quattro zampe trovano qui un vero paradiso e un concentrato di stimoli di tutti i generi.
Prima di arrivare al parco, merita di essere ammirato dall’esterno il bellissimo palazzo vescovile, ora sede del municipio e della Biblioteca civica, in piazza Scipioni, che si erge maestoso a ricordare una presenza millenaria. Il vescovo di Verona infatti vantava possedimenti fondiari già nel IX secolo, e la Corte Castello di Bovolone era il centro nevralgico dove confluivano e venivano conservati tutti i prodotti agricoli – frumento, cereali minori, uva e fieno – derivanti dalle decime e dalla gestione diretta dei numerosi campi. Dopo la ristrutturazione fatta all’inizio del XIX sec. il palazzo prese l’attuale aspetto, e la nuova “casa di villeggiatura” di eleganti forme neoclassiche rimase di proprietà del vescovato di Verona fino al 1862.
Lasciato alle spalle il palazzo vescovile, si prosegue per piazzale Mulino, dove si può parcheggiare l’auto e incominciare finalmente la passeggiata, imboccando la strada che porta al Parco Valle del Menago, situato tra Bovolone e Salizzole. Subito all’ingresso ci si trova di fronte una grandissima zona verde tutta dedicata ai nostri accompagnatori a quattro zampe. Si prosegue poi entrando nel cuore del parco, lungo sentieri semplici e pianeggianti, ben indicati e puliti, che si snodano costeggiando fossati oppure in mezzo agli alberi.
Oggi sono migliaia gli alberi del parco: si tratta di piante tipiche della pianura veronese, scelte apposta per la loro capacità di adattarsi al microclima umido della valle, e che ora fanno ombra e offrono aria pulita ai visitatori. L’oasi, che occupa una superficie di 35 ettari, offre 3,5 km di sentieri ciclabili e 7 km di sentieri pedonali, dotati di fontanelle per il ristoro di umani e quattrozampe. E per gli sportivi c’è anche un percorso della salute, composto da 16 stazioni, che si sviluppa su un’area di 2 km.
Pranzi al sacco, soste e merende si possono fare nella vasta area picnic, attrezzata con tavole e panchine e, in un angolo, i cestini per la raccolta differenziata dei rifiuti. Tra gli avvertimenti, si invita a tenere i cani al guinzaglio, per non disturbare le numerosissime specie di animali selvatici, che nel parco vivono o trovano ricovero. Facilmente, infatti, in mezzo agli alberi si possono scorgere daini, oche, anatre, cigni, caprette. E sono riapparsi spontaneamente anche animali che si consideravano scomparsi, come la volpe, il riccio, la lepre, timidi e schivi abitanti dei boschi.
Si può scegliere in più punti quale direzione prendere e quanto si vuole camminare. Numerosi cartelloni ci ricordano costantemente dove ci troviamo e dove ci si può dirigere: impossibile perdersi.
Al centro del parco merita un po’ del nostro tempo la passeggiata intorno al laghetto. Questo specchio d’acqua riveste un’importanza fondamentale: proprio qui, infatti, hanno trovato rifugio e nidificano tantissimi uccelli acquatici come l’airone cenerino, la nitticora o il pendolino. Inoltre, alcune campagne di scavo in questa zona hanno fornito reperti e informazioni circa insediamenti preistorici qui esistenti. Sulla base di questi ritrovamenti, sull’isola che sorge nel laghetto al centro del parco, sono state ricostruite quattro capanne preistoriche che sono oggi meta di visita didattica per le scolaresche.
Tra i progetti più originali e curiosi, il ‘Prato dei fiori’: un’area dove sono stati seminati vari tipi di fiori spontanei “per ricreare – si legge – una zona specifica con fioriture mensili, diversità di colori e profumi e... un po’ di cultura contadina legata al loro uso”. Con un simpatico avviso, in fondo: “Chi avrà pazienza, vedrà”.
E dopo la nostra passeggiata, prima di ripartire vale la pena visitare il frutteto didattico “Non ti scordar di me”, realizzato con la collaborazione dell’associazione Gea Onlus, e che ha visto il coinvolgimento degli studenti della scuola primaria Scipioni, tra il 2011 e il 2014: in un’area verde intima e raccolta, disposti lungo ordinati filari, si trovano alberi da frutto che richiamano i tempi antichi, e in mezzo alcune panchine e tavoli si trasformano, all’occorrenza, in un’aula didattica all’aperto, dove disegnare, riposare e far merenda. Si scoprono così il pero Cedrata Romana, il pesco Michelini, il melo Decio e il Biancone. Oltre ai frutti dimenticati: dall’Azzeruolo al Susino. Le piante, tutte diverse e colorate, diventano così testimonianza di un mondo bello e ricchissimo, ma perennemente in pericolo, che tutti noi abbiamo l’obbligo di proteggere.

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