A spasso con il cane
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Boschi, prati e stelle: et voilà il monte Baldo

Se si ha l’abitudine di passeggiare col proprio cane, la stagione primaverile è una delle migliori dell’anno per cambiare itinerario e organizzare una gita sul Monte Baldo, un autentico paradiso per gli amanti della natura. Denominato Hortus Europae, il giardino d’Europa, dai naturalisti per l’incredibile varietà di piante e di fiori che hanno trovato qui un microclima ideale, con l’arrivo della bella stagione questo scrigno di biodiversità mostra la parte più bella di sé, regalando scorci mozzafiato sui monti vicini e sui pascoli in piena fioritura...

Parole chiave: A spasso con il cane (67), Lessinia (21), Monte Baldo (2), Silvia Allegri (46)

Se si ha l’abitudine di passeggiare col proprio cane, la stagione primaverile è una delle migliori dell’anno per cambiare itinerario e organizzare una gita sul Monte Baldo, un autentico paradiso per gli amanti della natura. Denominato Hortus Europae, il giardino d’Europa, dai naturalisti per l’incredibile varietà di piante e di fiori che hanno trovato qui un microclima ideale, con l’arrivo della bella stagione questo scrigno di biodiversità mostra la parte più bella di sé, regalando scorci mozzafiato sui monti vicini e sui pascoli in piena fioritura.
Ma il monte Baldo, meta di sportivi e di amanti del trekking, offre anche una vastissima gamma di sentieri e percorsi di diverse lunghezze e con differenti gradi di difficoltà, adatti anche a chi non è allenato. Tutti sono segnati in modo chiaro e, oltre alle numerose indicazioni lungo i sentieri, si trovano anche tanti cartelli che raccontano agli escursionisti in diverse lingue la storia di questa montagna, teatro di guerre nel secolo scorso ma famosa soprattutto come luogo di incontro e di studio per i numerosi biologi, zoologi, botanici di tutto il mondo, attirati da questa fascia di territorio che dal clima temperato e mite del lago di Garda si sviluppa raggiungendo alte quote e temperature rigide, tra bellissimi paesaggi in continua trasformazione.
Provenendo da Affi e lasciata alle spalle la strada della Valdadige, si seguono le indicazioni per Ferrara di monte Baldo. Lungo la strada si può fare una provvista di formaggi, mieli e altri prodotti tipici di questo territorio ricco di prelibatezze, in vista di un picnic durante la passeggiata. Superato il piccolo Comune montano si prosegue seguendo per l’Osservatorio Astronomico “Angelo Gelodi”, situato nei pressi del rifugio Novezzina, che da più di dieci anni è sede di incontri di divulgazione scientifica aperti al pubblico gestiti dal Circolo Astrofili Veronesi “A. Cagnoli” (le attività in programma nell’osservatorio sono a numero chiuso, vale la pena contattare i gestori per partecipare agli eventi). Lì si trova un parcheggio, e si può proseguire a piedi lungo il sentiero.
Poco più sopra si scorge l’Orto Botanico di Novezzina, creato nel 1989 dalla Comunità Montana del Baldo. Qui, su una superficie di circa 20mila mq, sono raccolte centinaia di specie autoctone del monte Baldo: un luogo che merita di essere visitato (chi si muove col proprio cane potrà informarsi sulla possibilità di visitare l’orto o una parte di esso, consultando il sito www.ortobotanicomontebaldo.org).
La strada diventa subito bianca e colpiscono l’ordine e la cura del percorso: una staccionata in legno costeggia l’intero sentiero per la prima parte, che si sviluppa attraversando un bosco di faggio, tipico di questa fascia della montagna. Non è raro trovare altri escursionisti insieme al proprio cane: questi luoghi sono particolarmente amati da chi cerca sentieri molto silenziosi e ama sbizzarrirsi in foto naturalistiche. Inoltre, come possono confermare gli escursionisti esperti della zona, capita spesso di incontrare animali selvatici, che scapperebbero subito via se ci fosse troppa confusione. L’invito, non a caso, ripetuto di continuo è quello di tenere sempre sotto controllo gli spostamenti del nostro cane.
Superato il bivio che indica, a sinistra, il sentiero che porta alla trincea – un trekking, questo, che richiede però un certo allenamento – si prosegue ancora, mentre la strada si incurva verso sinistra, e si cammina su un tratto pianeggiante e piacevole, dal quale si può ammirare il Corno d’Aquilio, che si staglia proprio di fronte a questo tratto di percorso. Giunti a un bivio dove un cartello illustra il sentiero naturalistico Malga Gambon-Ferrara di Monte Baldo, seguendo la segnaletica possiamo svoltare a destra e dirigerci lungo il sentiero, più stretto e circondato da piccoli arbusti e cespugli, che conduce alla sorgente Teja.
Si entra nuovamente in un bosco di faggi, dove si notano anche alcuni splendidi esemplari plurisecolari. La sorgente, protetta dall’ombra degli alberi, sgorga a 1.215 metri di altezza ed è una delle poche acque sorgive naturali presenti a queste quote; fu utilizzata già in epoca preistorica, come testimoniano alcuni ritrovamenti di manufatti in selce. Vale la pena bere queste acque, purissime, e lo farà senz’altro anche il nostro compagno a quattro zampe, che volendo potrà anche immergersi e rinfrescarsi nell’acqua, che scorre poi lungo una vasca di scolo.
Vicino alla sorgente si trovano i resti di un’antica ghiacciaia: la conservazione del ghiaccio era un’attività diffusa tra gli abitanti della montagna e, come spesso avveniva, era costruita nei pressi di sorgenti o di anfratti ombreggiati  che potessero favorire la conservazione del ghiaccio, accumulato qui tra dicembre e gennaio e poi ricoperto con uno spesso strato di foglie, rami e lastroni di pietra. Proseguendo il sentiero, appena si esce dal bosco si trova un altro cartello che indica i diversi percorsi, ma soprattutto la vista potrà spaziare sulle pareti imponenti e maestose del versante occidentale dell’altopiano della Lessinia. A quel punto, facendo una curva a gomito verso destra, si prosegue a bordo bosco, attraversando un bel pascolo dove è facile scorgere i cavalli del vicino ranch confinante. Si scorgerà, dopo alcune centinaia di metri, una sbarra verde. Superandola ci si ritrova sul sentiero dell’andata, dopo aver compiuto un cerchio attraverso il bosco, e si può fare ritorno all’automobile.

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