Una giornata particolare
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Se l’anno inizia il primo marzo lo fa a dispetto di Giulio Cesare

Nell’anno 46 a.C. Giulio Cesare, in qualità di pontefice massimo, introdusse il calendario che in suo onore è conosciuto come “giuliano”. A elaborarlo fu l’astronomo egizio Sosigene di Alessandria, di cui sappiamo poco, se non che fu consigliere e amico della regina Cleopatra che lo presentò all’imperatore...

Parole chiave: Calendario Giuliano (1), Baba Marta (1), Baba Dochia (1)
Se l’anno inizia il primo marzo lo fa a dispetto di Giulio Cesare

Nell’anno 46 a.C. Giulio Cesare, in qualità di pontefice massimo, introdusse il calendario che in suo onore è conosciuto come “giuliano”. A elaborarlo fu l’astronomo egizio Sosigene di Alessandria, di cui sappiamo poco, se non che fu consigliere e amico della regina Cleopatra che lo presentò all’imperatore. Dall’Urbe, si estese ovunque arrivasse Roma e successivamente la cristianizzazione o la conquista europea. Rispetto al calendario romano più antico, propone la novità degli anni bisestili (fino al 4 d.C. senza una cadenza regolare) e l’inizio non più con marzo, bensì a gennaio (nel cui nome risuona Giano, dio bifronte e quindi del passaggio, e ianua ovvero porta). Non tutti i popoli si adeguarono subito a questo cambiamento, e così il capodanno veneto rimase storicamente il 1˚ marzo, tanto che la Repubblica di Venezia sui documenti ufficiali, per evitare fraintendimenti, vicino alla data metteva sempre more veneto (secondo l’uso veneto, abbreviato in m.v.). Il richiamo a questa tradizione si trova in alcune feste locali o usanze folcloristiche sparse nella nostra regione, con tanto di falò e gran chiasso, molto simile all’uso dei fuochi d’artificio nel passaggio tra dicembre e gennaio. Questa scelta di far corrispondere l’inizio del nuovo anno con lo sbocciare della primavera e il risveglio della natura, ha forti assonanze con l’uso di molti popoli, dai cinesi fino ai discendenti dei Daci e Traci (epoca preromana) ovvero coloro che abitano Romania, Moldavia, Bulgaria, Macedonia del Nord e Grecia. In quest’area si considera il 1˚ marzo la festa di Martisor (traducibile con “caro piccolo Marzo”) e c’è l’usanza – almeno dal IX secolo – di regalare a familiari e fidanzate degli amuleti avvolti in un nastro bianco e uno rosso per augurare un buon anno. Le spiegazioni sull’origine e il significato sono varie, tra cui celebrare il passaggio dalla neve dell’inverno al sole della primavera e ricordare lo scorrere del tempo dalle guance rosse della giovinezza ai capelli bianchi della vecchiaia. In alcune zone della Bulgaria il riferimento è a Baba Marta (il cui nome si potrebbe tradurre “la vecchia signora di marzo”) che regola il clima di quel periodo e che è contraddistinta da stati d’animo molto contrastanti: meglio non farla arrabbiare il 1º marzo – per cui molti preferiscono onorarla non andando a lavorare – per garantirsi giorni caldi e soleggiati ed evitare il freddo e la neve (che alcuni riferiscono al suo sbattere il materasso invernale). La consapevolezza che quel giorno segna un passaggio e che il meteo – ancor più del solito – è altamente variabile lo si ritrova in un mito rumeno dove Baba Dochia, dopo aver scatenato la sua cattiveria contro la nuora, si ritrova congelata perché si era messa in viaggio senza abiti pesanti, illusasi dell’arrivo della primavera da un fiore rosso in cui non aveva saputo riconoscere un segno miracoloso di Gesù. E – diceva proprio Lui – se non riconosci gli indizi del meteo, come puoi valutare i segni del tempo?

Nella foto: il fiocco augurale del 1° marzo

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