Una giornata particolare
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Quando il dottor Alzheimer osservò quella signora strana...

Il trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo in un loro sketch in auge qualche anno fa, impersonava un’equipe medica che sosteneva la chirurgia del disimpegno e un metodo anestetico molto rudimentale chiamato Pallemberg

Parole chiave: Alzheimer (6), Una giornata particolare (74)
Quando il dottor Alzheimer osservò quella signora strana...

Il trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo in un loro sketch in auge qualche anno fa, impersonava un’equipe medica che sosteneva la chirurgia del disimpegno e un metodo anestetico molto rudimentale chiamato Pallemberg. Terrore di ogni malato (a cui non era permesso avvisare il proprio chirurgo di fiducia) erano guidati da un professore che sbagliava continuamente i nomi e non ricordava mai nulla. A malapena si ricordava come si chiamasse lui: Helmut Alzheimer. Il riferimento era ovviamente allo psichiatra e neuropatologo tedesco – il cui vero nome era però Aloysius (Alois) – che per primo descrisse un particolare caso di demenza senile. Vissuto tra il 1864 e il 1915, Alzheimer è quindi famoso per una scena tutta da ridere e una malattia neurodegenerativa con cui poco si scherza. Dalle sue prime osservazioni sulla cinquantenne Augusta Deter sono passati esattamente 120 anni e quello che il professore aveva notato allora su di lei (disorientamento, allucinazioni, perdita di memoria, agitazione, attacchi di paura e di violenza, disturbi della scrittura e nel trovare termini tecnici) ora si riscontra in circa 40 milioni di persone nel mondo. I dati, impietosi, ci parlano poi di un milione di malati in Italia con un raddoppio dei casi ogni 20 anni, soprattutto a causa del progressivo aumento della durata della vita. In effetti la maggior parte ha più di 60 anni e ne è colpito circa un over 80 ogni quattro. Studi recenti, però, dimostrano come la manifestazione della malattia di Alzheimer arriva circa vent’anni dopo l’inizio di questo percorso degenerativo e quando ormai le lesioni cerebrali sono irreversibili. Essendo difficile cogliere segni premonitori (che solitamente sono parziali alterazioni dell’umore e della capacità di attenzione e organizzazione) gli esperti dicono che risulta decisamente più importante uno stile di vita alimentare e sociale corretto. Infatti, una regolare attività fisica, una dieta equilibrata, mantenere la mente in allentamento e prendere parte ad attività sociali, ritardano la malattia fino a cinque anni. Proprio per questo, la quarantena della primavera 2020, con la chiusura di molti servizi sanitari e la drastica riduzione delle attività di stimolazione, ha avuto effetti drammatici con forti peggioramenti registrati nel 60% dei pazienti già in cura e la quasi certezza dell’accelerazione della degenerazione in molte altre persone.
La Giornata mondiale Alzheimer, che dal 1994 si celebra ogni 21 settembre, vuole essere soprattutto un’occasione per sostenere le famiglie che devono affrontare questa malattia e tutto quello che comporta in termini affettivi, assistenziali, ma anche burocratici ed economici. Si calcola che chi assiste familiari, dedica alla cura quasi 5 ore al giorno (con tutte le conseguenze sulla propria salute e con il forte rischio di depressione), impiega quasi 2 anni a ottenere l’indennità di accompagnamento e si deve sobbarcare circa il 75% dei costi diretti, che solo in Italia superano gli 11 miliardi di euro.

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