La scuola siamo noi
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Sarà d’emergenza ma la Dad è un surrogato di didattica

L’emergenza Covid ci ha messi di fronte a svariate situazioni nelle quali non avremmo mai immaginato di trovarci; ma che, in un certo senso, ci hanno costretto ad avere una possibilità di riflettere su come affrontare il momento devastante a vari livelli, su come vivevamo e sull’opportunità di migliorare certi aspetti della nostra vita personale e sociale

Parole chiave: Dad (7), Coronavirus (94), La scuola siamo noi (7)
Sarà d’emergenza ma la Dad è un surrogato di didattica

L’emergenza Covid ci ha messi di fronte a svariate situazioni nelle quali non avremmo mai immaginato di trovarci; ma che, in un certo senso, ci hanno costretto ad avere una possibilità di riflettere su come affrontare il momento devastante a vari livelli, su come vivevamo e sull’opportunità di migliorare certi aspetti della nostra vita personale e sociale. Per quanto riguarda la scuola, l’unica chance individuata per reagire in modo attivo ed immediato è stata la cosiddetta didattica a distanza, una didattica di emergenza in un momento che aveva bisogno di risposte… per non lasciare un vuoto didattico e per dare un senso di coerenza e continuità sul piano formativo dei percorsi scolastici.
La Dad ci ha colti però nel primo periodo perlopiù impreparati a costruire tracciati pedagogici con contenuti coinvolgenti, e molti nel mondo scuola e nelle case si sono quasi trovati spiazzati per difficoltà di connessione, incompetenze digitali, devices non adeguati… Da un lato c’era la necessità di progettare lezioni adeguate, dall’altro c’erano stuoli di famiglie che, oltre alla quotidianità, si trovavano a dover seguire da vari abbozzi a lezioni diversamente strutturate.
Molti docenti hanno fatto rete con colleghi, con animatori digitali o hanno frequentato appositi corsi per compensare i loro vuoti affinché non si trasformassero in vuoti educativi, creando contenuti di ogni tipo; e si sono reinventati rendendo flessibile e duttile la loro didattica. Altri sono rimasti nell’impasse e ogni tanto si appigliavano a elaborati già presenti nella rete…
Le famiglie sono state travolte. Genitori in smartworking o al lavoro che faticavano a supportare i loro figli dei vari ordini e gradi scolastici nelle lezioni proposte. Figli che magari erano affidati a vicini volenterosi perché non potevano stare da soli, mentre i genitori si recavano al lavoro e che non sempre riuscivano a seguire proficuamente le lezioni via Dad o, se seguivano, si distraevano perché guardare una serie tv per 5 ore o giocare in rete è molto più appassionante che stare per 5 ore incollati al monitor per apprendere… E si sa, le tentazioni a vari livelli non mancano.
Poi ci sono stati i ragazzi con difficoltà di apprendimento (o Bes) o con varie certificazioni: purtroppo quasi dimenticati perché molte delle loro famiglie sono rimaste bloccate e sole in quello che stava accadendo. Con alcuni docenti di sostegno on line si sono continuati o attivati laboratori Dpcm; purproppo in questi casi, come per molti altri, mancava poi il contorno e il contesto dei compagni e il rapporto diretto con gli insegnanti: perché il fare scuola è anche essere nel mood scuola.
L’apprendimento è tale se passa per emozioni, interessi, sguardi, esperienze e vissuti concreti; la Dad purtroppo non ha queste carte da giocare, è una didattica di emergenza, un valore aggiunto se vogliamo per una didattica tradizionale grazie a vari strategici contenuti realizzabili e condivisibili, ma mai può essere didattica completa ed assoluta. Non c’è lo spazio del dialogo, dell’ascolto e delle esigenze dei singoli che la scuola di norma accoglie.
Da questa palude di incertezze, dove molti dei nostri ragazzi si sono impantanati, abbiamo avuto poi conseguenze considerevoli a livello psicologico nell’ambito della demotivazione allo studio, ansie di non sentirsi preparati o adeguati a riprese in presenza, fobie scolari in aumento per il timore di non saper gestire il confronto con la scuola e tutto ciò che rappresenta. E quindi dispersione e abbandono scolastico, depressione adolescenziale per un assorbimento eccessivo di incertezze e fake anche verso il futuro.
C’è il pericolo di sentirsi timorosi nel mettersi in gioco in un’interrogazione reale davanti a tutti, di ansie da prestazione, e l’ipotesi che ronza in testa a molti è di essersi visti togliere una parte fondamentale della loro crescita.
Speriamo sia stato un momento e sia la premessa per far nascere in loro un pensiero critico e un senso di responsabilità che ci si può solo augurare possa rendersi un qualcosa di efficace e positivo per il loro futuro. E comunque, durante questa emergenza, tutti – ragazzi e adulti – hanno imparato moltissimo delle nuove tecnologie e di tutte le possibilità di utilizzo.

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