Il Fatto di Bruno Fasani
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Le stupidità dette in televisione sono le figlie naturali della logica dei programmi

Mi sono chiesto tante volte cosa spinga “visi noti” a partecipare ai reality di cui una certa televisione commerciale ci offre abbondanti forniture. E la risposta è sempre stata la stessa: lo fanno per i soldi

Parole chiave: Il Fatto (295), Bruno Fasani (222), Televisione (5), Reality (1)

Mi sono chiesto tante volte cosa spinga “visi noti” a partecipare ai reality di cui una certa televisione commerciale ci offre abbondanti forniture. E la risposta è sempre stata la stessa: lo fanno per i soldi. Che arrivino da un ingaggio insperato o che vengano da qualcuno invaghito dell’estetica di qualche procace esibizionista non fa molta differenza. Circola una barzelletta che racconta di una ragazza che volava come ape di fiore in fiore. All’ultimo innamorato abbandonato, che chiedeva cosa il nuovo arrivato le desse più di quanto lui le aveva dato, lei cinicamente rispose: te lo dirò in euro!  
Forse il lettino dello psicanalista ci potrebbe anche confermare che nel bisogno di visibilità si nasconde la percezione della propria inconsistenza. In una società dove si vale non per ciò che si è ma perché si è visti, c’è un bisogno disperato di richiamare l’attenzione a fronte di carriere mai decollate, di speranze infrante sulla soglia della casa in cui abita il vuoto della propria interiorità.
Dovrebbe essere noto ai lettori che l’unico settore mediatico che non risente della crisi editoriale è quello dei giornali scandalistici, quelli che offrono badilate di gossip per palati in astinenza di pettegolezzo. Ma forse i lettori non sanno che questi giornali quasi sempre sono usati strumentalmente dagli stessi protagonisti che li popolano, per avere una qualche ricaduta di immagine.
Vi racconto un aneddoto che mi riguarda. Nella mia quasi trentennale frequentazione delle reti televisive ho avuto modo di conoscere moltissimi dei personaggi noti. Tra loro anche una gentile e giovane signora, che attraversava un momento di difficoltà. Non la chiamavano più o le facevano contratti insignificanti. Si era in estate e fu con molto candore che mi propose di chiamare un fotografo perché ci ritraesse insieme al mare in atteggiamento complice. Ovviamente lo scandalo era garantito e probabilmente con la visibilità anche una ripresa contrattuale.
Penso sia la stessa logica che ha portato molte persone a partecipare al Grande Fratello Vip, che incolla alla televisione milioni di persone. Non sono tra quei milioni, ma la cronaca mi consegna il peggio di quello che vi succede dentro.
Nei giorni scorsi è stata espulsa Alda D’Eusanio per aver dichiarato che il compagno di una nota cantante la menerebbe di brutto. Ora la parola (e la parcella) passa agli avvocati ma anche poco tempo fa ne aveva combinata un’altra delle sue. In una trasmissione in cui era presente un paraplegico, se ne uscì dicendo che lei in quelle condizioni avrebbe chiesto di farla finita. La cosa si risolse con l’intelligenza del ragazzo che le fece il pollice verso, a significare che forse le invalidità più gravi sono quelle di cui non abbiamo percezione.
Ma sarebbe davvero ingiusto infierire solo su di lei. Prima di lei Paolo Brosio aveva ironizzato sull’uso del gas durante la Seconda Guerra mondiale. E che dire di Fausto Leali, pronto a tirare in ballo i “negri” e a fare rievocazioni nostalgiche di Mussolini?
La direzione editoriale ha preso le distanze allontanandoli dal programma. Ma è un modo di salvare la faccia ipocrita e peloso. Perché di fatto questa è la logica intenzionale della trasmissione che si regge sulla provocazione finalizzata a dare visibilità, sulla rissa, sulla calunnia, sulla rivalità... Dove il personaggio non si costruisce sull’etica di comportamenti umanamente e socialmente virtuosi, ma su antagonismi che meglio ne mettano a fuoco la logica del mors tua vita mea. In questi giorni in cui tutto il Paese esprime grandi attese e speranza perché l’Italia possa ripartire, varrebbe la pena pensare che ad affondarla non c’è soltanto il Covid-19 o l’economia traballante, ma anche certa televisione, con il vuoto d’animo e di testa che ci propone.

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