Commento al Vangelo domenicale
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Scendere dal monte per entrare nella storia

Matteo 17,1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parole chiave: Seconda Domenica di Quaresima (4), Vangelo (392), Commento (92)

Dopo aver ascoltato la narrazione di Gesù che veniva messo alla prova nel deserto, il Vangelo di questa seconda domenica di Quaresima ci offre la possibilità di vedere un Messia glorioso, trasfigurato in viso e nelle vesti. Questo episodio della trasfigurazione, presente in tutti e tre i Vangeli sinottici, segue non a caso i racconti della confessione di fede di Pietro a Cesarea (Mt 16,16) e il primo annuncio della passione, morte e risurrezione (Mt 16,21-23). L’evangelista Matteo intende mostrare come il Padre vada a dare conferma di quanto proclamato da Pietro in precedenza quando si è riferito a Gesù come Cristo, il Figlio del Dio vivente.
Anche in questo testo i richiami all’Antico Testamento sono molteplici: la collocazione su un alto monte, la rivelazione di Dio dopo sei giorni, la trasfigurazione del volto raggiante, le vesti candide, la nube e la voce divina, la reazione di paura. In tale contesto la presenza stessa di Mosè ed Elia che appaiono sul monte contribuisce a creare un legame forte tra ciò che è stato annunciato in passato e la realtà presente di Gesù, il Messia atteso.
Il Maestro porta con sé sulla montagna Pietro, Giacomo e Giovanni, tre apostoli che hanno con lui un legame forte e particolare. Giunti sulla cima, davanti a loro il suo viso viene trasfigurato, splende e abbaglia come il sole, le sue vesti diventano candide e accanto compaiono Mosè ed Elia. Questi ultimi rappresentano rispettivamente la Legge e i Profeti ed assumono il ruolo di testimoni della venuta del Messia, come se tutto quanto ha preceduto il Nazareno nella storia della salvezza si facesse presente per attestare che Egli è veramente l’atteso, l’unto inviato da Dio.
 A questo punto Pietro esprime in maniera semplice e diretta, come è nella sua indole, il desiderio che quella esperienza bella, piena diventi definitiva con la costruzione di tre tende. Il discepolo dà voce alla brama nascosta di ogni uomo quando si trova di fronte a qualcosa di inatteso che va al di là delle più rosee aspettative: egli si augura di cristallizzare il tempo, di vivere un eterno presente di gioia.
È in tale contesto che giunge la nube luminosa, che rivela e nasconde al contempo, dalla quale risuona la voce di Dio. Questo è il nucleo centrale del brano del Vangelo domenicale: la parola divina che rivela agli astanti l’identità di Gesù come Figlio prediletto ed esorta ad ascoltarlo. Pietro si rivela in errore mentre pone sullo stesso piano Mosè, Elia e il Nazareno: Gesù, in quanto Figlio amato, è colui che porta la rivelazione a compimento.
A seguito di questa teofania i discepoli cadono faccia a terra, spaventati, ma il Maestro si fa loro accanto e li invita ad alzarsi e a non avere paura. Quando aprono gli occhi non vedono più nessuno, ad eccezione di Gesù che dopo questa esperienza si rivela ancor più come il Dio visibile, che davvero sta in mezzo al suo popolo.
È tempo di scendere dal monte, di vivere le sfide e le fatiche che la strada verso Gerusalemme comporta, ma ora i discepoli hanno una consapevolezza nuova, sanno quale deve essere la loro postura: sono chiamati a stare in piedi, a non aver paura e a camminare con fiducia e sicurezza dietro a Gesù che vive ciò che lo aspetta sino in fondo. Quanto è stato sperimentato sul monte serve a mantenere salda la fede nel Maestro anche e soprattutto durante il tempo della prova, della sofferenza, della Passione. Colui che si mette al seguito di Gesù non lo fa aspettandosi una vita costituita solo da gioie e momenti di festa. Anche ai cristiani di oggi è richiesto questo atteggiamento: di saper stare alla sequela di Cristo, senza timore, allontanando la tentazione di restare per un tempo indefinito arroccati sul monte dentro a una tenda che offre sicurezza, riparo e conforto. Il Vangelo di questa domenica di Quaresima invita tutti a scendere dalle alture per entrare nella storia, tra la gente come discepoli e missionari.

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