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La villa romana è sempre più grande: ora fondi per trasformarla in museo

di PIETRO MARINI

La sensazionale scoperta archeologica interpella il territorio

Parole chiave: Villa Romana (1), Scoperte (1), Archeologia (2), Negrar (8)
La villa romana è sempre più grande: ora fondi per trasformarla in museo

di PIETRO MARINI

Non smette di stupire la “Villa dei Mosaici” di Negrar, il sito archeologico in località Villa la cui scoperta ha già fatto il giro del mondo e che continuerà ad essere indagato anche per tutto il corso del 2021 con una nuova campagna di scavi che è stata presentata alla cittadinanza in una conferenza stampa alla fine del mese di agosto. È stata l’occasione anche per fare il punto sulle nuove scoperte che interessano la villa e per dare il via ad un crowdfunding, una ricerca di fondi, per poter condurre a termine gli scavi.
Sì, perché la villa risulta essere molto più grande di quanto ci si aspettasse: la sua estensione raggiunge, secondo gli esperti della sovrintendenza, i 3mila metri quadrati, risultando essere una dei più grandi esempi di villa tardoantica dell’intera Italia settentrionale. Sul sito sono stati ritrovati resti di stanze adibite a terme, una versione antica di una moderna Spa con vasche di acqua calda – i cosiddetti calidari – e fredda (i frigidari), il cui utilizzo era destinato sia ai proprietari della casa sia ai cittadini della zona. In attesa di ulteriori indagini archeologiche invece un cippo levigato ritrovato nella parte est della villa, su cui si è trovato inciso il nome di L. Valerius.
La gens Valeria era una delle famiglie più importanti e in vista della Verona romana e notoriamente dedita alla produzione e al commercio di vino. È forse ancora presto per dire che la gens Valeria fosse proprietaria della villa di Negrar, ma la suggestione nel trovare un collegamento diretto con il vino è uno dei sogni che Gianni De Zuccato e il suo team sogna di trovare nel prosieguo degli scavi.
A partire da settembre infatti inizierà lo scavo della parte di villa che si trova nella proprietà dell’azienda agricola Franchini: secondo le previsioni degli studiosi, si tratterà di setacciare la parte cosiddetta fructuaria, ovverosia la parte agricola della villa, sperando di trovare ulteriori conferme sulla produzione di vino in zona.
Per poter completare nel minor tempo possibile lo scavo – la previsione parla di gennaio 2022 – sono necessari fondi, per i quali il sovrintendente ai Beni culturali, Vincenzo Tinè, ha chiamato a raccolta le grandi realtà del vino della Valpolicella: «La prima parte degli scavi è stata finanziata con 80mila euro dal Bim Adige, adesso ne mancano circa 40/50mila – ha detto il sovrintendente –. Noi cominciamo lo stesso la campagna di scavi, ma confidiamo nella generosità dei grandi nomi del vino in Valpolicella».
Al termine dell’indagine, quindi nel 2022, potrà partire la fase finale del progetto che prevede la musealizzazione dell’intero sito: anche questo aspetto ha visto la collaborazione tra la Sovrintendenza che si occupa degli scavi e la sede di Mantova del Politecnico di Milano. Gli studenti di Architettura Lorenzo Chieregatti, Marta Vitolo e Martina Magni si sono laureati discutendo una tesi sulla musealizzazione di questo sito, coordinati dai docenti Claudia Tinazzi e Massimo Ferrari. Il progetto prevede la copertura del sito con un sistema innovativo che si integra al paesaggio e la creazione di un percorso didattico con una sezione del parco archeologico sempre aperto al pubblico. Anche per questo serviranno fondi, che il sindaco di Negrar, Roberto Grison, spera di ottenere dal Ministero dei Beni culturali, stante anche l’importanza della scoperta. 

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