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Alla fine l'Astra riuscirà a rivedere le stelle...

di FRANCESCA SAGLIMBENI
Il complesso progetto di recupero dell'ex cinema dopo i recenti ritrovamenti 

Parole chiave: Verona (226), Cinema (102), Astra (3)
Alla fine l'Astra riuscirà a rivedere le stelle...

di FRANCESCA SAGLIMBENI
Da sala cinematografica a spazio commerciale con una doppia anima. Quella di un passato che non c’è più – con traccia nella Verona antica, da un lato, e nell’album dei nostri ricordi, dall’altro –; e quella di un futuro ormai quasi alle porte: con il 2023 dovrebbe appunto iniziare a tradursi in un cantiere per la realizzazione di un complesso polifunzionale su quattro livelli, finalizzato al recupero dell’ex cinema Astra e parte prospiciente. Il progetto è stato presentato nella giornata a tema organizzata dall’Ordine degli architetti di Verona. «Un percorso lungo, avviato tra il 1999 e il 2000 (anno di interruzione delle proiezioni, nonché di dismissione dell’edificio) frastagliato da vicende alterne, legate essenzialmente ai ritrovamenti archeologici che, scavo dopo scavo, venivano alla luce», ha spiegato l’arch. Paolo Richelli, a capo del piano di recupero fin dalle origini. Ma facciamo un passo indietro.
A partire dagli anni Novanta, le sale cinematografiche cominciarono a soffrire l’avvento dei multisala, che costrinse molti gestori cittadini a chiudere bottega (così il Corso, il Corallo, il Nuovo). Data la fatiscenza della facciata e lo scarso appeal degli interni, la proprietà dell’Astra colse l’occasione di rinnovare il sito di via Oberdan cavalcando il trend del momento, pensando dunque di dare anch’essa vita a un multisala. «Nell’andare a creare il vuoto funzionale alle sale destinate al piano seminterrato, però, iniziarono ad affiorare prima le creste di mura romane, poi altri resti pregevoli», ha detto Richelli. «Che si trattasse di un’area “ad alto rischio archeologico” già lo aveva comunicato la Sovrintendenza. Ma la normativa del 2002 consentiva ugualmente di scavare, nel rispetto del vincolo, fino a un metro. La proprietà decise dunque di procedere. «Man mano che scendevamo, nel 2004 emersero tuttavia altri particolari dell’antico sito, meritevoli di approfondimento. Non dovemmo fermare i lavori. Ma in virtù del quadro urbanistico allora vigente, dovemmo avviare la procedura per l’approvazione di piano integrato e di riqualificazione urbana, volta a convertire la destinazione da “servizi privati di interesse collettivo” a uso commerciale». Il nuovo prospetto aprì altre questioni, quale la verifica della compatibilità strutturale del costruendo edificio, con i ritrovamenti sottostanti.
Considerazioni in realtà tutt’ora in corso, perché nel frattempo, l’ultima campagna scavi ha portato alla luce oltre 20 vani, che lasciano presumere la pre-esistenza di un edificio di vaste dimensioni. Probabilmente una mansio, ossia un’area di sosta per i viandanti. Ipotesi ancora tutta da vagliare, ma molto verosimile, vista la collocazione in prossimità della via Postumia e di una porta di ingresso della città. Tutto ciò ha portato a una nuova sospensione del cantiere. «Da quanto fin qui emerso, possiamo desumere che la struttura antecedente abbia conosciuto una prima fase di costruzione durante la prima età imperiale (epoca di un po’ tutta la Verona romana), e una seconda collocabile nel II secolo d.C., cui risale la realizzazione di impianti di riscaldamento, con tuboli parietali», ha spiegato Mattia Berton, della Cooperativa Archeologia di Firenze. Trovati, inoltre, pavimenti decorati con piccole tessere di mosaico, di grande qualità artistica, e pitture in eccezionale stato di conservazione, che con il primo progetto di ristrutturazione sarebbero potute andare perdute per sempre. Parallelamente alla nuova edificazione, «l’impegno come Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province
di Verona, Rovigo e Vicenza», ha aggiunto la responsabile della tutela archeologica di Verona, Brunella Bruno, «sarà dunque di investire il finanziamento statale ottenuto per il 2021-2023 in operazioni di scavo per altri 65 metri cubi di stratificazione, al fine di indagare il possibile consolidamento di un sito sulla stessa area, e per la messa in sicurezza e restauro dei tesori emersi. La cosa certa, ha ripreso Richelli, è che alla luce dei recenti ritrovamenti, «i nostri cantieri procederanno in modo da assicurare la conservazione di tutti gli elementi architettonici e di decoro». Inoltre, per preservare il valore testimoniale dell’edificio, «nel rifacimento della facciata rispetteremo le aperture principali, con la sola aggiunta di due aperturine adiacenti l’ingresso centrale. Ricaveremo tre scalini di accesso all’edificio, più un’altra scaletta di accesso all’area archeologica. Le mura perimetriche manterranno un andamento a intermittenza, sempre per rispettare la conservazione delle mura antiche, ancora oggetto di studio circa la loro datazione, le quali costituiscono una caratteristica di texture costruttiva di certo interesse». 
Al piano terra, nel centro della sala si stanno ipotizzando delle finestrature corrispondenti ai vani archeologici ritenuti più interessanti, che potrebbero attrarre la curiosità del visitatore, facendogli percepire una visione dello spazio sicuramente più attraente. Per l’ultimo piano è invece pianificata da realizzare una saletta per il tempo libero o eventi privati, collegata con un lounge bar, una terrazza panoramica come molte ormai in città. Al fine di massimizzarne la fruizione, il progetto contempla poi la creazione di un percorso con supporto multimediale, che consentirà ai frequentatori del centro di interagire con il passato, per andare a rievocarne anche la più recente destinazione di sala di proiezione. Tant’è che le murature del boccascena saranno conservate nella loro configurazione originaria, lasciando poi tutto il resto all’immaginazione di ciascuno. 

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