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I salvatori dell’alborella che la rivogliono nel Garda

di ILARIA BAZERLA

Pesce diffusissimo, poi in crisi: c’è chi sta ripopolando il lago

Parole chiave: garda (16), lago (18), alborella (1), pesca (6)
I salvatori dell’alborella che la rivogliono nel Garda

di ILARIA BAZERLA

Il “Progetto alborella” prende avvio nel 2019, all’interno dell’Unione pescatori sportivi del Garda (Upsdg) in collaborazione con il dott. Andrea Giacinti, veterinario e ittiopatologo. Un’idea semplice: tentare la reintroduzione dell’alburnus alburnus, meglio conosciuto come aola, o aoletta de lago, all’interno del Garda. Infatti questa specie ittica ha subìto nel corso degli ultimi anni un rapido declino a seguito di varie cause, molto probabilmente tra loro concatenate; non ultimi l’estrema antropizzazione dell’ecosistema lacuale e l’inquinamento.
Il depauperamento del lago di Garda da questa specie è dovuto anche alle grandi quantità di pesce pescato per foraggiare la ristorazione, ma pure ai pescatori dilettanti, che utilizzano l’alborella come esca, data la bontà delle sue carni. L’alborella, oltre che – storicamente – principale fonte di sostentamento per le popolazioni rivierasche, rappresenta un importante anello della catena alimentare lacustre.
«Fin da subito è stato chiaro – spiega il presidente dell’Upsdg, Maurizio Scarmigliati – che, se si voleva tentare di fare qualcosa, era necessario intervenire sulla fase di uovo, date le difficoltà a reperire esemplari adulti da poter immettere, per via della loro naturale ritrosia ad adattarsi in un ambiente diverso da quello di nascita». Inizialmente il gruppo si è trovato a tavolino per decidere un piano di lavoro e impostare un calendario operativo: scegliere i siti di messa in posa delle strutture di frega, richiedere i permessi necessari a poter operare, ecc. «In una prima fase pratica – prosegue Scarmigliati – è stata eseguita tutta una serie di sopralluoghi durante i quali sono stati ricercati i nuclei riproduttivi ed è stato valutato lo stato di maturazione delle gonadi tramite il prelievo e la manipolazione di qualche esemplare. In una seconda fase, invece, alcuni gruppi di volontari hanno creato le strutture necessarie alla protezione delle uova in lago e le hanno posizionate nei siti prescelti, che devono essere riparati dalle onde e dalla corrente. Sono stati creati anche dei piccoli letti di frega artificiali, facilmente trasportabili, fatti con cassette di plastica forate riempite con ghiaia fine e chiara, tenuta ferma da teli di juta».
Nel 2019 furono scelti come punti di frega piccoli fossi di risorgiva, come il Menago e alcuni suoi canaletti adiacenti. Purtroppo, però, la resa non è stata soddisfacente. «Alla luce di questa prima esperienza – continua il presidente – si è deciso di lavorare su un bacino idrico le cui sponde fossero più praticabili rispetto a quelle delle risorgive. La soluzione è stata trovata nel laghetto di pesca sportiva “La Fonte”, ad Alpo di Villafranca. La decisione si è rivelata vincente: abbiamo raccolto in pochi giorni molto materiale».
Quando la fase della frega è conclusa, bisogna cercare di raccogliere quante più uova fecondate possibile, sfruttando la naturale tendenza dell’alborella a deporre in luoghi con ghiaia omogenea e chiara. «Bisogna guidare i pesci alle cassette per mezzo di deboli fasci di luce – specifica Scarmigliati – dal momento che la frega avviene perlopiù nelle ore crepuscolari e notturne». A questo punto, le cassette piene di uova sono state portate sul lago di Garda con furgoni attrezzati e pochi giorni dopo si è appurato che la schiusa era debitamente avvenuta.
«Il 2019 è stato un anno di prova – conclude il pescatore –, un progetto pilota che ha coinvolto i Comuni di Malcesine e Brenzone e dove abbiamo potuto capire cosa fare e cosa non fare. Ora siamo certamente più competenti rispetto a questo primo tentativo». Il 2020 ha visto una pausa nel progetto, che è ripreso tuttavia quest’anno e ha coinvolto i Comuni di Peschiera, Lazise, Bardolino, Garda, Torri, Brenzone, Malcesine e Riva. Oggi i punti di frega sono stati posti direttamente sul Garda, tra Peschiera e Lazise, seguendo il modus operandi dei vecchi pescatori che «rassettavano e pulivano le ghiaie per invogliare l’alborella alla frega – spiega Scarmigliati – e quando le uova schiudevano, ripulivano nuovamente, per mantenere appetibili gli stessi luoghi». L’Upsdg raccoglie in sé almeno tredici associazioni che si sono consorziate per far sì che le esigenze dei singoli gruppi di pescatori fossero riassunte, snellendo il rapporto con le tre diverse Regioni che si spartiscono il bacino del Garda. «Dobbiamo infatti ricordare sempre che il lago è un unico ecosistema, al di là delle Regioni che bagna. Per questo ci dovrebbe essere una gestione unitaria di questo ambiente, che vada al di là delle singole autonomie», precisa Maurizio.
Il Progetto alborella quest’anno ha portato frutti molto buoni, sottolinea l’associazione, e «anche se questo ripopolamento ittico non risolve una situazione che va avanti da tempo, è comunque un passo concreto che abbiamo fatto a favore dell’ambiente lacuale: un bene prezioso per tutti, in primis per chi lo vive tutto l’anno». 

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