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Un'estate senza Grest?

Norme complesse rendono di fatto impossibili le consuete attività per ragazzi. Le linee guida diocesane

Parole chiave: Grest (4), Coronavirus (74), Covid-19 (16), Estate (20), Centri estivi (2)
Foto aerea di ragazzi che compongono la scritta Grest

Un’estate senza il Grest!

Le scuole durante il lockdown sono rimaste sempre aperte. Sono state sospese solo le attività didattiche presso le scuole e gli istituti. Detta in altri termini, tutti a casa e solo lezioni on line.
Tre mesi così e bambini, ragazzi e giovani non ne possono più. Non parliamo dei genitori che hanno dovuto assistere i loro figli, comprese le famiglie con più figli che si sono ritrovate a far fare i compiti anche con il cellulare del lavoro.
In questa situazione arriva l’estate, i bambini non vedono l’ora di uscire di casa, le famiglie giustamente chiedono aiuto, tutti sperano e invocano l’apertura dei centri estivi, i parroci scalpitano e tutti sono convinti che tutto si riapre!
Poi iniziano ad arrivare le notizie: si apre, mah, vediamo; no non si apre; sì, si apre, ma con prescrizioni. C’è poi chi invoca coraggio dai preti e chi al contrario sollecita ad essere molto attenti. Insomma, stillicidio continuo.
Finalmente arrivano le linee guida del Dipartimento per le Politiche della Famiglia del Governo italiano e una cosa appare chiara a tutti: le norme sono così complesse che risulta impossibile organizzare un centro estivo.
A questo punto qualcuno fa notare la cosa e si cerca di correre ai ripari.
Arrivano le linee di indirizzo della Regione Veneto, che tenta di smussare qualche angolo, ma nella sostanza non cambia le condizioni generali. È necessario prendere atto che le disposizioni per il bene e la salute pubblica sono più importanti e che le leggi vanno rispettate fino in fondo.
Bene. Mettiamocela via, i Grest come li facevamo prima, questa estate non li potremo fare. Punto. Le norme non permettono il fondamento stesso dell’attività: fare comunità per assaporare la gioia del tempo libero come spazio di amicizia e divertimento alla luce del Vangelo. Come poter fare comunità cristiana se comunità non si può fare?
Alla Chiesa è chiesto il coraggio di fare gli otri nuovi, perché il vino nuovo ce l’ha già. Ma fare gli otri nuovi, necessita di un processo lungo e non senza fatica. E noi lo faremo. Perché a noi interessa portare la Buona Notizia che è Gesù Cristo Signore. Tuttavia a me pare che la scelta di aprire i centri estivi sia un po’ come lavarsi le mani di quel noto governatore della Giudea: siccome tenere chiusi i centri estivi non giova certo alla popolarità, si permette alle parrocchie e alle associazioni di aprire, ma con una serie di norme tali che mette i centri nelle condizioni di dover dire di no. Quali associazioni o parrocchie possono permettersi un adulto formato per ogni gruppo di 7 bambini o 10 ragazzi? Chi può pensare che dei bambini, anche ben formati, siano capaci di stare distanziati con la mascherina e di essere scrupolosi nel lavarsi le mani ogni volta che finiscono un gioco? E se un bambino perde la mascherina o non si lava bene le mani o non sta alla distanza stabilita la responsabilità di chi è? Chi sta con i bambini sa perfettamente che tutto ciò è impossibile. I nostri Grest, lo dico per chi non lo sapesse, non sono scuole, assomigliano molto di più ai villaggi turistici. Non per niente all’origine di molti animatori turistici, trovi un curriculum da animatori di oratori. La prima impressione è che il legislatore pensi ai centri estivi come una scuola con i banchi distanziati, i bambini seduti che fanno i compiti o modellano il pongo. Un “dopo scuola” anni ’50, dove si fa il riposino con le braccia conserte e la testa appoggiata sul gomito.
Mi chiedo con molta serenità, quale preside, o direttore scolastico o responsabile di ente che cura la formazione o l’animazione di bambini e ragazzi ad oggi, alla luce di queste norme, potrebbe prendersi una tale responsabilità? Perfino il patto tra famiglie e centro estivo redatto dalla Regione giustamente alla fine prevede: “Dal punto di vista giuridico (il patto) non libera i soggetti che lo sottoscrivono da eventuali responsabilità in caso di mancato rispetto delle normative relative al contenimento dell’epidemia Covid-19, delle normative ordinarie sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, delle linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza Covid-19, e dalle… linee di indirizzo regionali per la riapertura dei servizi per l’infanzia e l’adolescenza”.
Come quasi tutti i preti, ho vissuto Grest indimenticabili con centinaia di ragazzi e non senza difficoltà. Ma alla luce di tutto questo mi chiedo se oggi, anche con soli 30 bambini, mi sentirei al sicuro. Come fai a far capire a dei bambini che non possono giocare spingendosi, toccandosi, abbracciandosi o stare seduti vicini? Tutti siamo preoccupati per ciò che questi bambini perderanno e non riavranno più di questa estate, così come siamo preoccupati per le famiglie che non avranno lo sfogo delle nostre attività estive. Ma ci è stata data una responsabilità che credo non sia giusto caricare sulle spalle di un prete o di un presidente di associazione che con amore e con disponibilità mettono del tempo e passione a servizio della loro comunità. Questa estate non ci saranno i Grest? Pace. Questo chiede a tutti noi il coraggio di proporre qualcosa di inedito.
Mons. Alessandro Bonetti
Vicario episcopale per la pastorale

Le linee guida diocesane

Dopo le norme regionali emanate qualche settimana fa, anche la Diocesi di Verona ha diramato ai propri sacerdoti alcune linee guida per la realizzazione di Grest e centri estivi parrocchiali. Il documento, nato dalla collaborazione tra la sezione pastorale, i Centri di pastorale ragazzi e adolescenti e giovani, l’ufficio catechistico e l’Associazione Noi Verona, parte da un presupposto molto chiaro: Grest e campiscuola, così come si facevano fino allo scorso anno, non sono oggi realizzabili. Limitandosi alle attività giornaliere (senza quindi addentrarsi nell’ipotesi di pernottamenti e somministrazione di cibo, che complicherebbe ulteriormente lo scenario), le norme prescritte dalle autorità competenti, pur aprendo spiragli per la ripresa, sono così precise e stringenti da rendere pressoché impossibile organizzare un’attività in parrocchia. Senza scendere troppo in dettaglio, il solo obbligo di organizzare in piccoli gruppi i bambini (massimo 7 unità per gruppo, che salgono a 10 in caso di preadolescenti e adolescenti) guidati da un educatore maggiorenne responsabile e debitamente formato, mette in crisi il consueto modello di Grest, per mancanza di animatori, spazi interni – da prevedere in caso di maltempo – e risorse. Si aggiunga che i gruppetti, secondo la Regione Veneto, “devono considerarsi come unità epidemiologiche”, quindi va garantita stabilità nel tempo tra i ragazzini e con il personale educativo, le attività devono evitare i possibili contatti tra gruppi diversi “in modo che, nell’eventualità di un caso di Covid-19, sia più limitato possibile il numero dei ‘contatti stretti’, facilitando le conseguenti attività di ricerca e monitoraggio e limitando la possibilità di casi secondari”. Si potrebbe poi parlare di igienizzazione, dispositivi di protezione, ingressi scaglionati, strutture adeguate… Insomma, si delinea uno scenario proibitivo: semplicemente, distanziamento e attività di socializzazione sono difficili da conciliare perché antitetici. A questo punto, tre sono le soluzioni individuate nel documento diocesano, che si pone in linea con la lettera emanata dai vescovi del Veneto, con la quale hanno chiesto a sacerdoti ed educatori di osare “anche nuove strade e proposte inedite”. L’idea più creativa è dunque quella di un Grest “in cortile”, suggerendo un patto di corresponsabilità tra famiglie, perché tra loro si mettano a disposizione uno o più adulti che, compatibilmente con gli impegni personali e lavorativi (lavoro stabile, smart working o in condizione di ferie), costruiscano un calendario che garantisca la presenza di almeno una persona maggiorenne per ogni gruppo, composto da quattro-cinque ragazzini delle stesse famiglie. Il gruppo potrà vivere l’esperienza sfruttando gli spazi interni ed esterni dei condomini o delle proprie case. I Centri di pastorale diocesani e Noi Verona forniranno una serie di materiali per l’animazione, il gioco e la preghiera, mentre spetterà a parrocchie e circoli scegliere e recapitare i materiali. Rimane percorribile l’ipotesi di un Grest “in parrocchia”, nell’osservanza delle indicazioni fornite dalla legge per garantire la tutela della salute dei partecipanti. Infine, la soluzione “in Comune”, costruendo una rete con Amministrazioni, cooperative sociali, scuole e associazioni sportive, in cui la realtà pubblica mette a disposizione gli ambienti e fa da responsabile delle attività. Anche se, da una prima analisi, appare una prospettiva ancora più complessa a livello organizzativo. La situazione chiede di essere creativi, di guardare al futuro non solo con la nostalgia del passato, ma anche con il coraggio di aprire nuove prospettive, di avviare qualcosa di inedito. Già da diversi anni è in corso un confronto interno per comprendere quali strade siano possibili per dei cambiamenti rispetto ai nostri Grest, in cui spesso gli educatori sono degli adolescenti minorenni. Noi Verona e Diocesi, portando avanti questa seria riflessione, hanno iniziato un processo di rinnovamento. La situazione odierna è favorevole per iniziare un percorso di reale cambiamento ed offrire, il prossimo anno, proposte estive più adatte ai tempi e maggiormente corrispondenti alle normative.
Andrea Accordini

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