Parrocchie
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Gianni con le radici ben piantate nel giardino della Chiesa

di LUCA PASSARINI
Pozzani, di Casaleone e ora in servizio a Cerea

Gianni con le radici ben piantate nel giardino della Chiesa

di LUCA PASSARINI
Una vocazione nata nella Chiesa (ma si potrebbe anche indicare con la minuscola e l’indeterminativo ovvero “in una chiesa”) e a servizio della Chiesa: è quella di Gianni Pozzani, 68 anni di Casaleone, diacono dal 2005.
Si presenta con queste parole: «Sono nato in una famiglia di tradizione cristiana che mi ha educato ai principi cattolici e alla partecipazione alle liturgie. Sono poi entrato in Seminario minore, dove ho frequentato le medie e il ginnasio; quindi ho concluso il liceo Classico a Legnago e mi sono iscritto a Scienze politiche all’Università di Bologna». A caratterizzare l’età giovanile e l’inizio di quella adulta ci sono due passioni su tutte: la politica, che lo ha visto tra l’altro per quasi 15 anni impegnato a vario titolo nel Consiglio comunale di Casaleone; e la pastorale degli adolescenti: «Ho iniziato nei primi anni di università, poi nel 1976 il curato don Augusto Martinelli ha proposto a me e ad un’altra animatrice se quell’estate portavamo i nostri ragazzi a Campofontana, dove alcuni giovani, insieme a don Antonio Finardi, avevano iniziato a fare delle proposte nuove. Io ho voluto prima fare un giro e conoscere questa realtà e queste persone; avevo 22 anni e da lì ho iniziato il mio impegno nel gruppo di Casa Serena, anche perché nel frattempo avevo conosciuto una giovane che ne faceva parte, Cristina Ceschi, che qualche anno dopo sarebbe diventata mia moglie». Lei, originaria di Tombetta e maestra di asilo (come si diceva allora), conosceva già don Antonio e molti dei giovani con cui ha iniziato le proposte per gli adolescenti; il marito Gianni ricorda: «Insieme eravamo nel gruppo che ha organizzato il primo Meeting, a cui hanno partecipato 110 adolescenti, e abbiamo girato tante parrocchie per presentare il progetto di Casa Serena; è stato anche un modo per conoscere meglio la Chiesa e approfondire la fede, anche se a volte voleva dire rinviare qualche esame universitario, che però ho sempre recuperato presto e bene».
Dopo il matrimonio, ovviamente celebrato davanti a don Antonio Finardi e a molti del gruppo della Casa, non è venuta meno la loro disponibilità, pur compatibilmente con il lavoro (come assicuratore a Cerea lui, come maestra a Verona lei), il comune servizio di animazione adolescenti in parrocchia, la vita di coppia e la nascita dei figli, Andrea nel 1983 e Laura nel 1986. «Ad un certo punto – continua Gianni – è nato in me il desiderio di approfondire maggiormente i contenuti della fede e mi sono iscritto all’Issr “San Pietro Martire”. Non avevo particolari obiettivi, ma mi spingeva una sorta di curiosità culturale. Poi una mattina dell’estate 2000 mi sono fermato in chiesa a Casaleone perché ero in anticipo. Stavano concludendo la Messa con i ragazzi del Grest e mi sono seduto in fondo; al termine mi è venuto vicino il parroco don Luciano Galante e, dopo avermi salutato, senza alcun preavviso mi ha chiesto se non avessi mai pensato di fare il diacono». Pozzani ha continuato a pensare per un po’ che era una proposta fuori dai suoi pensieri e progetti, ma nell’autunno 2001, quando attorno a mons. Ezio Falavegna si è formato il gruppo di 7 nuovi aspiranti, c’era anche lui. Ordinato il 6 novembre 2005 da padre Flavio Roberto Carraro, ha collaborato nei primi tre anni con l’Ufficio catechistico, guidato allora da don Antonio Scattolini, portando avanti in particolare gli incontri per i ragazzi la domenica alla Domus Pacis e la formazione dei genitori.
Nel 2008 una telefonata di mons. Giuseppe Pellegrini, allora vicario generale della Diocesi e con cui si conosceva dagli anni del Seminario minore: «Mi ha proposto di entrare a far parte della cappellania di Borgo Roma, dato che il diacono Luciano Sega andava in pensione. Oltre al salto che comportava da un punto di vista lavorativo, a preoccuparmi era la fatica che facevo rispetto al dolore e ancor di più all’ambiente e all’immaginario dell’ospedale. L’ho vista però come una chiamata e una richiesta importante, per cui ho accettato e dal 1° gennaio 2009 al 30 giugno 2021 ho vissuto questo servizio, reso possibile soprattutto grazie ai vari cappellani che si sono alternati: don Zeno Ferrari, don Gianni Naletto, don Paolo Raguzzi, don Andrea Gaino, don Flavio Silvestri. Il tentativo è sempre quello di costruire e intessere relazioni con i degenti, dividendoci nei vari giorni i diversi reparti ed essendo sempre uno di noi a disposizione per le emergenze». Ci confida Gianni che proprio quando suonava il cicalino, mentre si spostava nel reparto, saliva dal cuore la preghiera di affidamento al Signore della persona che avrebbe incontrato e del suo servizio, chiedendo di avere ispirazione per le parole e i gesti migliori. Quindi continua: «In questi anni ho visto tante persone soffrire e morire, genitori che avevano figli in terapia intensiva e viceversa; ma ci sono stati anche parecchi cammini di fede con vere e proprie conversioni. Abbiamo accompagnato varie famiglie e ricevuto una gratitudine che a volte penso persino esagerata, per il solo fatto di esserci stati e aver provato a dare parole di speranza e fiducia. Particolare e toccante è stato anche essere a fianco di qualche amico e pure di qualche altro diacono, come Paolo Bernardi. C’è stato poi il periodo del Covid: terribile per i tanti morti e per i tanti limiti che necessariamente c’erano nella relazione con le persone; la prima volta che l’ho preso, penso sia stata proprio per una mia imprudenza nel farmi vicino a un’anziana signora, ma ricordo anche una volta che, al telefono con un giovane medico credente, abbiamo insieme pregato e benedetto un paziente».
Negli anni, oltre al servizio in parrocchia, sono stati chiesti a Gianni e Cristina vari altri servizi, in particolare di essere parte dell’equipe che accompagna gli aspiranti diaconi nell’anno del discernimento, a cui ultimamente si sono aggiunti quelli presso la Casa di Pietro e la segreteria diocesana del Sinodo: «Da inizio Avvento, poi, mi hanno chiesto di collaborare con la parrocchia di Cerea; siamo ai primi passi anche perché è nuovo pure il parroco, don Roberto Tortella, ma un servizio sarà pure nella Casa di riposo, in pratica a sostituire Lorenzo Tobaldini, mio compaesano e compagno di ordinazione, morto meno di un anno fa». Sostegno e impegno primo rimane sempre la famiglia, «soprattutto ora che sono nonno di quattro nipoti», conclude sorridendo.

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