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Qui la lingua italiana s’impara nei corsi estivi

di FRANCESCA SAGLIMBENI

La bella iniziativa del Cestim ha coinvolto tantissimi bambini stranieri

Parole chiave: Cestim (7), Scuola (90), Integrazione (10)
Qui la lingua italiana s’impara nei corsi estivi

di FRANCESCA SAGLIMBENI

Verona città inclusiva. Verona città dalle “tante tinte”. Questo il volto, ormai innegabile, di una comunità che – un po’ a tutti i livelli – sta palesando il desiderio, oltre che la necessità, di arruolare tra le sue fila sempre più giovani di seconda e terza generazione, figli del fenomeno migratorio.
E se c’è una realtà che in tal senso ha davvero precorso i tempi, praticando un approccio all’accoglienza a tutti gli effetti integrativo, quella è proprio il Centro studi immigrazione (Cestim) nato a Verona, che da ben 22 anni, in collaborazione con la Rete Tante Tinte e con il sostegno economico della Fondazione San Zeno, organizza corsi estivi di italiano per favorire l’integrazione scolastica degli alunni e delle alunne provenienti dai più vari Paesi del mondo.
Un progetto unico in Italia, sia per longevità che per dimensioni territoriali, nonché modello d’eccellenza della cooperazione sinergica tra privato sociale, scuola pubblica e fondazioni benefiche. I frutti non sono mancati nemmeno quest’anno, che ha visto partecipare all’iniziativa 1.150 iscritti a 31 istituti scolastici delle province di Verona e di Vicenza, nonché 116 giovani docenti appositamente formati e assunti dal Cestim (talvolta supportati da 20 studenti delle superiori volontari o dei Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento), tramite i quali sono state erogate oltre 7mila ore di didattica.
A testimoniarlo alcuni piccoli “italianisti” in persona, scelti da una scuola primaria e due secondarie, di primo e di secondo grado, in rappresentanza di tutti i partecipanti, i quali – ospitati dall’Istituto Montanari, in Stradone Maffei – hanno presentato i loro lavori in lingua italiana: canzoncine, racconti animati, disegni con scritte nella nostra (e ormai anche loro) lingua decorate a mano. Il tutto, alla presenza del sindaco Damiano Tommasi (fondatore di una scuola bilingue dedicata a don Milani); dell’assessore alle Politiche giovanili, Jacopo Buffolo, e di Veronica Atitsogbe, prima italiana di seconda generazione, a proposito, a sedere nel Consiglio comunale scaligero.
«Oltre a dare continuità all’attività educativa, i centri estivi rappresentano per i nostri giovani un’occasione di importante arricchimento, perché hanno modo di confrontarsi e relazionarsi con gli educatori incrementando la possibilità di condividere esperienze anche nuove», ha esordito il primo cittadino. Quando poi lo schema insegnante-alunno viene destrutturato, come riesce a fare il Cestim, «riusciamo a vedere la nostra realtà e le vostre scuole con occhi nuovi e a trovare quell’energia che ci portiamo dentro tutto l’anno. Valore aggiunto del Cestim – concordano gli amministratori locali – è inoltre la possibilità di toccare i risultati con mano e di portare avanti progetti capaci di valorizzare e far convivere le “diversità”».
Caratteri che ne fanno un fiore all’occhiello della didattica e dell’integrazione sociale, la quale passa necessariamente attraverso la “lingua”. Quella lingua che “fa uguali”, come diceva don Milani. Perché con le parole si esprimono idee, sogni, emozioni. Si entra in contatto con gli altri, si creano relazioni. Si conquistano i propri diritti. Parlare la stessa lingua è la chiave di volta di ogni appartenenza sociale. Uno strumento con cui i bambini e le bambine nati (o meno) in Italia, da famiglie di origine straniera, potranno «non solo crescere senza la paura di non sapersi esprimere o di non saper comprendere, con il rischio di rimanere esclusi da qualsiasi aspetto della vita pubblica, ma aiutare nella comunicazione anche i familiari che non hanno avuto la stessa possibilità», ha sottolineato Laura Donà, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale.
Il metodo del Cestim è essenzialmente ludico ed empirico. «Non, dunque, una mera palestra linguistica in cui somministrare nozioni di grammatica o sintassi, altrimenti i ragazzi si caricano di ansia senza imparare», specificano Raffaello Zordan e Ramona Manograssi, rispettivamente direttore e docente di italiano del Cestim. «L’approccio è molto umano e giocoso. Dall’esercizio pratico proposto, alla fine si arriva anche alla “regola”. In questo processo di apprendimento aiutano molto le arti quali la musica. Un’esperienza incredibile anche per noi educatori e insegnanti». Note di merito al progetto sono poi giunte, tramite un videomessaggio, dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: «È davvero importante per ragazzi che provengono da tante educazioni diverse poter condividere la lingua. La lingua è comunità, è non soltanto un veicolo di espressione del proprio pensiero – ha detto – ma anche un nuovo strumento di prevenzione, una via per poter stabilire rapporti che col tempo possano divenire il nuovo tessuto sociale. L’Italia è del resto un Paese che ha fatto una lunga esperienza di emigrazione, e oggi si trova ad essere luogo di immigrazione e di accoglienza». 

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