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Insegnare la gratuità dalla famiglia alla scuola

di GIULIO PIGNATTI

Un dono naturale che va sviluppato per una società più giusta

Parole chiave: Altruismo (2), Gratuità (2), Istruzione (9), Giovani (68), Genitori (14), Educare (3)
Insegnare la gratuità dalla famiglia alla scuola

di GIULIO PIGNATTI

Quando politica ed economia sembrano insensibili al crescere del malessere sociale e al dilagare di una morale individualista e della precarietà esistenziale, grandi speranze sono affidate alle nuove generazioni. Ma il sistema educativo, che i giovani li cresce e forma, è all’altezza di queste speranze?
Secondo Ferdinando Maria Ciani, insegnante e pedagogista, è necessario un ripensamento strutturale delle finalità e dei metodi dell’educazione. Ne parla nel suo ultimo libro, Pedagogia della gratuità. Un cammino verso la felicità: la scuola di oggi non fa che riprodurre una logica basata sulla concorrenza e sulla realizzazione economica. Una “rivoluzione copernicana” della pedagogia viene invece da un approccio diretto alla condivisione e al bene comune. Una pedagogia della gratuità, appunto, che non riguarda solo la scuola.
La famiglia è l’altro luogo dell’educazione: in questo caso, più delle parole insegnano gli esempi vissuti. «Se in famiglia un genitore investe i soldi in banche che sovvenzionano industrie di armi perché questo aumenta i guadagni, così educa i suoi figli al profitto», ha sostenuto Ciani durante la presentazione del suo libro, il 29 giugno scorso. Solo l’esperienza produce nei giovani qualcosa di duraturo. Ed esperienze di gratuità si possono vivere, oltre che in famiglia, nel mondo dello sport – quando esso non è concentrato a valorizzare solamente le “promesse”, trascurando gli altri ragazzi – o in quello del volontariato.
L’importante è che la gratuità non sia relegata a uno slancio del singolo, ma diventi la struttura di una comunità ritrovata. «Non si educa alla gratuità», ha insistito infatti Ciani, «ma la gratuità». Se la “scuola azienda” tende a plasmare bambini e giovani secondo un certo modello sociale, bisogna invece recuperare la radice dell’“educare” come ex ducere: un tirar fuori e lasciar sviluppare doni che sono naturali, già presenti in ciascuno. Se ci si commuove davanti al bambino per la sua semplicità, è perché in lui si vede quella gratuità e felicità che vengono strappate nella crescita.
Un approccio strutturale alla gratuità è anche l’obiettivo della Comunità Papa Giovanni XXIII, la cui casa editrice (Sempre Editore) ha pubblicato Pedagogia della gratuità e che ha organizzato il webinar di presentazione del libro. Presente anche Giovanni Ramonda, il presidente dell’associazione, che ha insistito sulla connessione tra felicità e condivisione: «La felicità è quando ognuno ha il suo, quando anche un bambino diversamente abile può trovare il proprio posto». La Comunità non ha solo attività, strutture e progetti dedicati agli “ultimi” in Italia, ma anche in altri 45 Paesi di tutto il mondo. Nonché una presenza permanente a Ginevra, presso il Consiglio economico e sociale dell’Onu. L’impegno ultimo è proprio quello per l’instaurazione di una “Società del gratuito”, con al centro la persona, e in particolare le membra più deboli della società.
Non categorie marginali ma pilastri da cui partire per la costruzione del bene comune, secondo l’insegnamento del fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, don Oreste Benzi. A chi pensasse che un approccio educativo fondato sulla gratuità è solo utopia, Ciani risponde con esperienze vissute e sperimentazioni, svolte nell’ambito del Gruppo di ricerca per la Scuola del gratuito da lui fondato. Un passo concreto è ad esempio l’abolizione dei voti, sistema di classificazione che aumenta la competizione e non lascia sprigionare tutte le energie degli alunni. Una ricerca sperimentale comparata l’ha mostrato chiaramente: «I ragazzi imparano meglio laddove lavorano senza il voto, ma con un giudizio dialogico su cosa li può aiutare a migliorare».
Questa è la direzione intrapresa anche dalla scuola primaria statale, anche se troppo spesso – ha sostenuto ancora l’autore del libro – la mentalità, nelle maestre che scrivono i giudizi sulla base di una preliminare classificazione per voti o nei genitori che chiedono a che cosa corrisponda un certo giudizio, rimane quella della valutazione. E un cambio di mentalità è invece più che mai necessario. Per un sistema sociale basato sul profitto e sull’infelicità collettiva, Ferdinando Maria Ciani non utilizza mezzi termini: «È come un treno senza freni in corsa verso il baratro. L’unica speranza è uno scambio ferroviario che ci porti su un altro binario: lo scambio è l’educazione, l’altro binario quello della gratuità».

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