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Il Cum ora inagibile richiede una decisione sul suo futuro

di STEFANO ORIGANO

Il Vescovo interpella il clero veronese per la scelta più opportuna per la diocesi

Parole chiave: Cum (1), Vescovo (243), Mons. Giuseppe Zenti (247)
Il Cum ora inagibile richiede una decisione sul suo futuro

di STEFANO ORIGANO

Il rinnovamento della pastorale diocesana, reso ancora più necessario dall’accelerazione imposta dall’emergenza Covid, necessita di scelte che riguardano principalmente l’aspetto catechistico e la sperimentazione di nuove modalità di annuncio, ma che coinvolge anche la dimensione infrastrutturale.
La Diocesi di san Zeno ha fatto delle scelte da parte dei suoi responsabili, fermo restando il principio che nulla è immutabile, che riguardano l’unificazione dei centri di pastorale e di alcuni uffici di curia in una unità immobiliare centralizzata e accessibile. Si tratta di una razionalizzazione che offre vantaggi pratici e che risponde anche ad un disegno più ampio: “Realizzare un ambiente adatto ad essere luogo di comunione fraterna e laboratorio pastorale di riflessioni, elaborazioni e progettazioni, di cui avremo bisogno soprattutto quando il Covid ci lascerà respirare”, come ha scritto il Vescovo in una lettera inviata al clero veronese.
Questo luogo è stato individuato già da tempo nella Casa pastorale “San Giovanni Paolo II” con sede presso l’edificio denominato Cum (Centro unitario missionario), ora di proprietà della diocesi, e ubicato a San Massimo nelle adiacenze dell’ex Seminario minore.
Fin qui la storia. E infatti hanno già iniziato ad operare nella nuova sede l’Ufficio catechistico diocesano, il Centro di pastorale familiare, il Centro di pastorale adolescenti e giovani, l’Ufficio per la pastorale scolastica e il servizio Irc (insegnanti di religione cattolica), gli incontri per la formazione permanente del clero e naturalmente il Centro unitario per la cooperazione missionaria fra le Chiese, con uno spazio che dà continuità con la finalità iniziale del fabbricato.
Nelle ultime settimane, però, dopo una analisi approfondita della struttura compiuta da esperti, l’intero edificio è risultato impraticabile. Non potrà più essere utilizzato, senza un radicale e assai costoso intervento.
Si apre dunque un dilemma sul quale si stanno confrontando in modo serrato gli organi di consultazione diocesana, le congreghe e i consigli delle unità pastorali: è opportuno oppure no intraprendere un lavoro che richiederà verosimilmente diverso tempo per la realizzazione e un investimento economico consistente?
Una decisione impegnativa per il presente e anche per il futuro, che il Vescovo vuole prendere solo dopo che si sarà raggiunta una sufficiente condivisione ecclesiale e in armonia. Nel frattempo l’invito per tutti, sacerdoti e fedeli laici, è di continuare la riflessione a tutti i livelli; “a suo tempo ascolterò le relazioni del Consiglio presbiterale e insieme prenderemo le decisioni opportune”, ha precisato mons. Giuseppe Zenti nell’ultima lettera inviata a tutti i sacerdoti della diocesi.
Non è in discussione il principio di unificare la pastorale diocesana, ma il confronto è aperto su come realizzare la struttura più adatta per darle casa.

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