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Frolline o "puoti"? Ecco cosa c'è nel piatto di santa Lucia

Alla scoperta dei tipici dolci veronesi del 13 dicembre

Parole chiave: Tradizioni veronesi (1), Santa Lucia (4), 13 dicembre (2)
Frolline o "puoti"? Ecco cosa c'è nel piatto di santa Lucia

Nel 2020 della riscoperta della panificazione domestica, complice il lockdown primaverile, verso la fine dell’anno ci ritroveremo a impastare pandori, panettoni o il nadalin? Forse è più probabile che s’inizi questo fine settimana con imprese meno ardite, preparando dei dolci – tipicamente veronesi – dedicati a santa Lucia: frolline e puoti

«Ci sono delle tradizioni culinarie che è bello rispolverare e che non tutti conoscono – sottolinea Silla Fregonafood blogger di Verona con la passione per le storie legate al cibo –. I classici biscotti di pasta frolla, più o meno friabile, e dalle diverse forme, spolverati di zucchero a velo, sono forse i più noti, perché preparati in casa con mamme e nonne o comunque facilmente acquistabili in panifici, pasticcerie e perfino supermercati. Ma i puoti di santa Lucia li conoscono in pochi...». 

Così, sul suo blog (sillaepepe.it), Fregona ha aperto il confronto con i lettori, chiedendo di segnalarle eventuali usanze locali legate a questa ricorrenza. «Ogni paese sembra avere la sua tradizione: c’è una grande varietà di ricette, molte delle quali custodite gelosamente», spiega. «Per me i dolcetti tipici del 13 dicembre, fin da bambina, sono sempre state le frolline, perché abito in città; esplorando il territorio si trovano altre forme e consistenze».

È il caso dei puoti, diffusi soprattutto in Lessinia. «In dialetto puoto significa bambolotto e questo nome deriva dalla forma di fanciullo del dolce, che è un impasto lievitato soffice, simile al pan brioche – aggiunge –. Nella mia ricerca li ho trovati in vendita sia a Badia Calavena che a Velo Veronese; mi dicono che ci sono anche a Cerro Veronese ed è probabile che vi siano altri produttori in Lessinia: sarebbe bello avere una mappatura completa, che ancora manca». La ricetta? «Ho provato a risalirvi ma è impossibile: resta top secret». Di sicuro occorrono uova, zucchero, burro, farina, latte, lievito di birra, aromi: s’impasta tutto e si lascia lievitare un paio d’ore; poi si dà la forma al puoto e lo si fa crescere ancora prima di cuocerlo in forno, spennellandone la superficie per dargli il tipico colore dorato. «Mi è stata segnalata da una lettrice persino una versione unica, realizzata da un panificio storico di Quaderni di Villafranca: sono puoti più croccanti, ricoperti di granella di zucchero», precisa. 

Insomma: paese (o frazione) che vai, usanza che trovi. «C’è però una cosa che accomuna i dolci di santa Lucia: sono pensati per far felici i bambini – conclude –. È difficile stabilire quando questa tradizione dolciaria sia iniziata, perché pur essendo assai radicata non abbiamo una data certa da associarvi, come accade invece per il mandorlato di Cologna Veneta, il cui primo assaggio risale al 1840; sappiamo che sono sempre stati un simbolo della festa, specie in periodi storici in cui il piatto dei bimbi non traboccava di regali».

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