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Adige, il nostro fiume un tempo vitale e che ora abbiamo accantonato

di LINO CATTABIANCHI
Un museo e un libro lo "raccontano" a Pescantina 

Parole chiave: Adige (4), Verona (185)
Adige, il nostro fiume un tempo vitale e che ora abbiamo accantonato

di LINO CATTABIANCHI

Dal 1998 è visitabile negli spazi che rimangono della vecchia pieve romanica di Pescantina (in parte demolita per fare posto all’imponente duomo settecentesco a facciata unica del Pompei, con le statue di Daniele Peracca) il Museo etnografico “Lavoro e tradizioni lungo il fiume Adige”. 
Il museo documenta attività e usanze delle comunità che un tempo vivevano lungo la riva del fiume ed espone oggetti e documenti originali, modelli in scala, fotografie di lavori e vita quotidiana sul fiume. Il museo, riconosciuto dalla Regione, è iscritto nell’elenco dei musei etnografici italiani redatto dalla rivista Lares. Giannantonio Conati, già insegnante per 40 anni alle scuole medie, fresco autore del volume Arti e mestieri sull’Adige, dalle Valli tirolesi all’Adriatico (Cierre edizioni) è stato vent’anni fa l’ideatore e il realizzatore di questa istituzione culturale che, nel suo piccolo, è diventata un punto di riferimento per quanti vogliono interessarsi alla storia del fiume e alla vita di un tempo lungo le rive. 
Spiega lo studioso: «I reperti visibili al museo sono la testimonianza di vicende che si sono svolte per secoli lungo le rive, in particolare sulla strada alzaia che consentiva alle barche di risalire la corrente, tirate da coppie di cavalli. Dal Trentino scendevano zattere e barche cariche di merci e di legname per fare tappa a Pescantina, prima di arrivare a Verona. L’antico percorso ora è stato riportato a nuova vita per il ritrovato interesse che da qualche anno investe le tradizioni locali». Lo spazio scelto per la sistemazione del materiale raccolto è costituito dalla navata centrale della pieve romanica e dalla cantoria. In questi suggestivi ambienti, il materiale è suddiviso in sezioni che riguardano – oltre alla navigazione – la molitura dei cereali, attività artigianali quali il lavoro dei carpentieri e dei sellai, le attività domestiche e l’agricoltura che sfruttava l’acqua dell’Adige sollevata dalle ruote idrovore che un tempo caratterizzavano il paesaggio atesino a nord di Verona. L’attività del museo, dalla sua apertura nel 1998, è rivolta agli appassionati e alle scuole. È meta di visite di università della terza età e di gruppi culturali, ma anche di semplici cittadini. Insomma, l’Adige al centro dell’interesse di tutto un territorio.  
– Allora come sta l’Adige?  
«Certamente è cambiato l’ecosistema che lo caratterizzava un tempo: il fiume è impoverito di acque drenate dai canali per l’irrigazione e per la produzione di energia elettrica. La fauna ittica è sempre più povera e le rive, un tempo oggetto di manutenzione periodica, oggi hanno un aspetto molto più simile a un ambiente fluviale spontaneo. Negli ultimi tempi si è registrato tuttavia, anche contro il mantenimento degli aspetti storico-ambientali come i tratti di strada alzaia, un forte interesse delle amministrazioni nel realizzare la rete di piste ciclabili e sentieri. Basti pensare all’intervento attuato nel tratto da Volargne a Dolcè, dove si sono perse le caratteristiche dell’antica strada che costeggiava il fiume; ma la fruizione dell’Adige ora è alla portata di un numero maggiore di persone, in un panorama spesso di incomparabile bellezza».  
– Il fiume conserva ancora un significato simbolico di unione tra le comunità? 
«Con tutte le trasformazioni che sono state attuate lungo il suo corso, tutto il fondovalle atesino è stato trasformato e quindi l’unico elemento che ci consente di riandare ai tempi passati è proprio il fiume che, nonostante le rettifiche attuate, conserva ancora il suo fascino di elemento unificante fra le comunità. Anche dal punto di vista simbolico, il fiume, oltre ad essere identificabile con il percorso dell’uomo, come nella straordinaria metafora della poesia di Tolo da Re, L’Adese, che viene ad indentificarsi con lo sviluppo stesso di un essere umano e il ciclo della vita, è anche elemento di raccordo tra la cultura atesina, la cultura trentina e l’ambito veneto». 
– Tornando al museo: in questi anni che esperienza ha prodotto, specialmente nelle scolaresche e nei giovani? 
«La funzione del museo è quella di conservare tutti quegli elementi che ricostruiscono la vita sul fiume in modo che si possa percepire almeno un’idea della vita che è stata condotta per secoli da tante generazioni lungo le sue rive, prima delle ultime evoluzioni tecnologiche: le nuove vie di comunicazione e l’introduzione dell’energia elettrica. Il museo ha ridato la possibilità di avvicinare questo mondo e di offrire spunti di riflessione anche attraverso pubblicazioni e indicazioni che, specialmente nei ragazzi delle scuole, possono produrre dei frutti di consapevolezza, di interesse e di rispetto per renderli più consapevoli del territorio in cui vivono». 
L’orario di apertura è, la prima domenica del mese, dalle 10.30 alle 12, esclusi i mesi invernali. In altri giorni e orari, previo accordo. Per contatti, tel. 045.7156093. 

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