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Il romanico nelle chiese medievali diffuse tra Garda e Valpolicella

di LINO CATTABIANCHI
Un libro illustra edifici e cicli pittorici presenti in 32 realtà della provincia

Parole chiave: Garda (16), Valpolicella (14)
Il romanico nelle chiese medievali diffuse tra Garda e Valpolicella

di LINO CATTABIANCHI
È uscito il volume Chiese medievali del Veronese. Lago di Garda, entroterra e Valpolicella con testi di Giuliano Sala, prodotto dall’associazione “Romanico itinerante” ed edito da Cierre grafica, con il sostegno di Fondazione Cariverona.
Il libro – progettato da Paolo Giacomelli di Fondazione del Garda e arricchito dalle foto dello stesso, oltre che da quelle di Giorgio Benetti, Andrea Brugnoli, Cristiano Girelli, Giuliano Sala e dalle illustrazioni di Elisabetta Contrer e Roberto Solieri – è appunto una guida alla conoscenza delle chiese medievali del territorio gardesano e dell’entroterra, fino a comprendere parte della Valpolicella. «Il lavoro di ricerca – spiega Sala – è stato per forza di cose circoscritto ad alcune chiese di questo ampio territorio, che hanno un particolare significato storico e artistico. Le chiese esaminate, con le relative schede dettagliate e illustrate, sono 32, concentrate nella zona del Garda veronese, da Brenzone fino a Lazise, nell’entroterra gardesano, fino ad arrivare alle soglie della città, sul fronte dell’Adige, con Bussolengo, Palazzolo, Sommacampagna e Pescantina. Oltre la frontiera del fiume, la Valpolicella occidentale, con San Giorgio Ingannapoltron, San Pietro in Cariano, Corrubio di Negarine, Pedemonte e Pozzo di Valgatara».
Il periodo esaminato
Va dall’Alto Medioevo, secolo IX, fino a tutto il XV secolo. «I caratteri medievali dell’architettura romanica si perpetuano infatti fino alla fine del Trecento, con una persistenza che, invece, non si nota nei cicli pittorici, i quali, a partire del secolo XIV, subiscono in parte gli influssi della pittura gotica – prosegue Sala –. Gli elementi più semplici consistono nella facciata a capanna con tetto a due spioventi, nell’unica aula e nell’abside semicircolare, rientrante sulle mura perimetrali: uno schema che è durato secoli, prima dell’irruzione del Gotico e ancor di più dell’architettura rinascimentale. L’area di interesse di questi monumenti cultuali infatti è il contado, cioè il territorio extraurbano, che doveva fare i conti con una certa ristrettezza nei mezzi costruttivi e anche con un certo ritardo nell’accoglienza delle novità. Bisogna anche sottolineare, però, che certe chiese romaniche come San Severo a Bardolino o Sant’Andrea a Sommacampagna e San Giorgio di Valpolicella sono depositarie di una ricchezza notevole nel decoro pittorico e nell’espressione architettonica».
I cicli pittorici romanici
I più importanti cicli pittorici romanici li troviamo sempre a San Severo, Sant’Andrea di Sommacampagna, San Zeno di Castelletto di Brenzone e San Giorgio di Valpolicella e rappresentano motivi evangelici, apocalittici e le storie dell’Invenzione della Santa Croce o dei Santi Martiri e i Giudizi universali. «La pieve di Sant’Andrea – precisa ulteriormente l’autore dei testi – ci offre un Giudizio universale di grande impatto emotivo, le cui figure rappresentate dovevano parlare ai fedeli, illustrando l’inesorabilità degli ultimi tempi e del giudizio a cui nessuno sarebbe sfuggito; un uso sicuramente didascalico della pittura in chiave escatologica. A San Giorgio il Cristo Pantocratore è sempre una espressione legata al tema del Giudizio». Nei secoli successivi la pittura si esaurisce in quadri votivi, spesso ripetitivi, «che manifestano le devozioni, ma anche i bisogni di protezione della gente comune che si rivolgeva alla Vergine prima di tutto e poi ai santi».
Un patrimonio di religiosità
«Questa serie di chiese rimane un patrimonio della fede, della religiosità e dell’arte che penetra dai centri maggiori a quelli minori e testimonia anche, in certi casi, la vitalità dei nuclei insediativi che spesso si identificano in questi monumenti e vi affidano il loro prestigio – conclude Sala –. Non ultima, specie nei dipinti, la “rincorsa” alla propria rappresentazione da parte dei vari committenti di cospicue famiglie del territorio, che vedono così celebrato il loro rango sociale all’interno della comunità».

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