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Che storia la Storia scoperta da Fioroni

La “signorina Maria” realizzò una casa-museo sulle vestigia recuperate in zona.
Ha dedicato tutta la sua vita alle ricerche archeologiche e storiche riguardanti Legnago e la Bassa, arrivando a trasformare la sua casa in un museo dove, ancora oggi, i posteri possono ammirare reperti di tutte le epoche, dal periodo romano fino alla Seconda Guerra mondiale...

Parole chiave: Palazzo Fioroni (1), Maria Fioroni (1), Legnago (6), Provincia (13)
Che storia la Storia scoperta da Fioroni

Ha dedicato tutta la sua vita alle ricerche archeologiche e storiche riguardanti Legnago e la Bassa, arrivando a trasformare la sua casa in un museo dove, ancora oggi, i posteri possono ammirare reperti di tutte le epoche, dal periodo romano fino alla Seconda Guerra mondiale.
La tenacia e determinazione nell’affrontare lunghe e spesso estenuanti indagini, sia sul campo che nei vari archivi, da parte di Maria Fioroni (ovvero la “signorina Maria”, come era meglio conosciuta nel capoluogo della pianura veronese), sono state rievocate nei giorni scorsi proprio da un’associazione femminile: la Fidapa. Questo sodalizio, attraverso la sua sezione legnaghese, promuove percorsi culturali riferiti alle tematiche di inclusione, oltre a tavole rotonde su argomenti di interesse comune, conversazioni, convegni scientifici e letterari, comprese uscite per mostre e musei.
E proprio nella casa-museo di via XX Settembre, Rita Menin (presidente della Fidapa Basso veronese) ha voluto ricordare Maria Fioroni, nata a Castelmassa (Rovigo) 130 anni fa e morta a Legnago nel 1970. Per l’occasione, Federico Bonfanti, conservatore del museo Fioroni, assieme alla prof.ssa Chiara Quaglia e a Rosa Danese, ha ripercorso, nelle principali stanze della storica dimora, la nascita di quest’esposizione di cimeli unica in tutta la pianura. Sempre per tale circostanza sono stati letti passi di alcune memorie scritte da Maria Fioroni per una guida al museo che non fu pubblicata.
In quelle carte la stessa curatrice ripercorre le vicissitudini della sua vasta collezione di cimeli che ha voluto mettere a disposizione del pubblico. Tale testimonianza diretta, nel 2008, fu riportata dallo storico Andrea Ferrarese nel volume Leniacensia. Lo studioso, nel ripercorrere la biografia della benefattrice, la definisce “storica, archeologa, ceramologa di valore, filantropa generosa e attenta per la sua città d’adozione”.
Maria Fioroni, che durante la Prima Guerra mondiale indossò come volontaria i panni di crocerossina, a partire dagli anni Trenta del secolo scorso trasformò gradualmente il palazzo di famiglia in un museo dedicato alla storia di Legnago. Tutto ciò, grazie alla sua passione per le ricerche storiche di ogni tipo. A partire dagli anni Venti, infatti, iniziò campagne di scavo archeologico in tutta la pianura, proseguendole per i 40 anni successivi. E proprio i cimeli più antichi ritrovati, cominciarono a dar vita, all’interno di palazzo Accordi-Fioroni, al nucleo fondamentale di quello che sarebbe diventato il museo cittadino per eccellenza.
A questa istituzione la “signorina Maria” avrebbe affiancato, a partire dal 1959, anche la biblioteca pubblica, inaugurata nel 1964 e tuttora funzionante in quelle che erano le pertinenze della corte dei Fioroni. «Abbiamo voluto ricordare Maria Fioroni – evidenzia Menin – poiché fu una donna straordinaria, che aveva come missione il progetto di lasciare a Legnago un tesoro prezioso, quello delle sue collezioni, eredità per le generazioni future. La signorina Fioroni fu protagonista di un’esistenza fuori dagli schemi. Possiamo considerarla una femminista ante litteram, un personaggio controcorrente, forte, determinato e coraggioso».
Gli appunti scritti di proprio pugno da Maria Fioroni ripercorrono le peripezie ed i sacrifici che la spinsero a collezionare una quantità immensa di cimeli. “Ero ancora bambina – scrive – quando nelle valli a sud di Legnago vennero alla luce delle tombe romane. Mi sembrava racchiudessero la storia misteriosa di antichi popoli e fui felice quando, proprio per le mie insistenze, potei avere un vasetto di vetro verde. Le prime ricerche le feci nelle valli, seguendo le arature, salvando così i corredi funebri che i contadini avrebbero disperso nella fretta di rovistare nelle urne, dove credevano si celassero i tesori della favolosa città di Carpanea”.
Una delle scoperte più interessanti effettuata da Fioroni fu quella compiuta negli anni Trenta. “Nel 1931 – rivela nelle sue memorie – venne rinforzato l’argine destro dell’Adige con i cassoni di fondazione, e sotto la rocca in un nascondiglio vennero rinvenute delle armi e delle ceramiche”.
Proprio dalla sala della casa-museo dedicata alle ceramiche prodotte nel XV sec. nel capoluogo della Bassa è iniziata l’escursione a Palazzo Fioroni organizzata dalla Fidapa. Ancora Fioroni, nelle sue note, ricorda come la dimora signorile fosse stata trasformata gradualmente in una gigantesca esposizione permanente, con reperti e documenti di tutte le epoche storiche, dai primi insediamenti dei Romani fino al Risorgimento. Proprio la presenza di quest’ultima sezione ha permesso il restauro del museo, attualmente gestito dalla Fondazione Fioroni presieduta di Mirella Zanon, in occasione del 150° anniversario dell’Unità, nel 2011.
Fabio Tomelleri

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