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Velo Veronese

Aria fresca e ospitalità a Camposilvano sono di Casa

La struttura del don Calabria è nata nel 1933 e fu donata dagli abitanti della frazione

Parole chiave: Ospitalità (1), Lessinia (10), Don Calabria (2)
Aria fresca e ospitalità a Camposilvano sono di Casa

La prima settimana passata fuori casa lontano da mamma e papà, la nascita di un’amicizia o magari di un amore, una canzone intonata stando seduti sul prato, le notti insonni perché trascorse a scherzare con gli amici. Per tante persone che passano in automobile davanti alla Casa don Calabria di Camposilvano quel grande edificio, sottolineato dal verde degli alberi, è luogo di innumerevoli ricordi.
«Capita spesso che qualcuno entri per vedere se ogni dettaglio è rimasto uguale ad allora», esordisce Luigi Broggio. Pensionato, da quattro anni a questa parte è lui, affiancato dalla sorridente moglie Maria, il volontario che custodisce amorevolmente la struttura facendo avanti e indietro da Lugagnano di Sona: accoglie i gruppi, controlla che ogni cosa funzioni a dovere, coordina il calendario delle prenotazioni. «Adesso ci sono un centinaio di ragazzi e nemmeno ci si accorge della loro presenza», dice, elencando gli ampi spazi a disposizione tra interno ed esterno.
L’ala più antica del complesso risale al 1933, anno in cui gli abitanti di Camposilvano la donarono a don Calabria in occasione del suo sessantesimo compleanno: lì avrebbe potuto far trascorrere le vacanze estive ai suoi fanciulli. E così fu, tanto che la colonia fu ampliata tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, accogliendo in Lessinia sempre più giovani provenienti da varie regioni d’Italia. Nel tempo le porte si spalancarono ai campi scuola delle parrocchie, sia d’estate che d’inverno, quando la neve imbiancava la piccola frazione divisa tra i comuni di Roverè e Velo.
Le spaziose camerate, da oltre trenta letti, sono state sostituite da confortevoli stanze da 3-4 posti per una capienza totale di un centinaio di persone. Ci sono una cucina attrezzata e una sala pranzo da 140 coperti; una sala polifunzionale per riunioni, giochi e attività. All’esterno, oltre alle aree verdi del parco, sono disponibili campi per giocare a pallacanestro, pallavolo, calcio e una piccola arena estiva.
«Da metà giugno a metà settembre non abbiamo una data libera», segnala Luigi, aggiungendo di aver dato accoglienza a varie tipologie di ospiti. «L’anno scorso abbiamo festeggiato un matrimonio: la sposa era di San Giovanni Lupatoto e lo sposo di Torino. Poiché si erano conosciuti all’estero, gli invitati provenivano da differenti parti del mondo. Si sono fermati qui per tre giorni ed è stata una bellissima festa».
È questa l’atmosfera di condivisione, pur nella semplicità, che Luigi cerca di preservare e che rispecchia lo spirito calabriano. La Casa deve rimanere animata dai sorrisi e dalle corse dei ragazzi, dal chiacchierare degli adulti, dalle preghiere che ogni sabato (alle 17) accompagnano la messa celebrata nella cappella da un religioso del don Calabria.
«Amo vedere questi spazi popolati dalle persone. Vorrei che la struttura si riempisse tutto il tempo dell’anno. È stato difficile ripartire dopo i lavori di sistemazione per cui è rimasta chiusa per un anno, ma nel 2017 abbiamo superato le 1.500 presenze. Non male. L’importante è garantire continuità. Abbiamo anche il progetto di realizzare a dicembre dei mercatini di Natale. Le idee non mancano», confessa, con una punta di orgoglio che è frutto di attenzione. Don Calabria, nel vedere ciò, timidamente sorriderebbe...

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