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Il possente campanile in tufo è tornato a nuovo splendore

di FRANCESCA SAGLIMBENI

Ora i lavori del complesso proseguiranno con un intervento antisismico, che prevede il consolidamento strutturale della facciata e il rinforzo di alcuni interni della chiesa

Parole chiave: Chiese veronesi (1), Campanile (2), San Giorgio in Braida (2), Parrocchie (32), Restauri (3)
Il possente campanile in tufo è tornato a nuovo splendore

di FRANCESCA SAGLIMBENI

Dopo il recupero degli spazi parrocchiali, la ristrutturazione del chiostro e il rifacimento della copertura esterna della cupola sanmicheliana, nel complesso di San Giorgio in Braida torna a splendere in tutta la sua originaria eleganza anche il campanile in tufo progettato da Bernardino Brugnoli.

Un intervento, quello ultimato nel mese di febbraio, che si innesta nel più ampio progetto di restyling e di messa in sicurezza della chiesa, autorizzato dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Verona, Rovigo e Vicenza, d’intesa con la Diocesi di Verona, e che dopo un anno di lavori – questi ultimi affidati allo studio di progettazione Massimo Casali, Massimo Dal Forno, Giancarlo Manni, Paola Ravanello – ci restituisce un monumento decisamente più lucente e ricondotto a una sua armonia d’insieme. Fino a qualche tempo fa, infatti, la parte superiore dell’edificio comprendente la cella campanaria, notoriamente più esposta alle intemperie atmosferiche, sembrava ormai costituire un apparato a sé.

«Con le recenti opere di intonacatura e di rinnovo della venatura del colore, ora possiamo ammirare il campanile come un corpo unico – spiega il parroco mons. Giorgio Marchesi –. La nuova struttura, inoltre, conferisce una maggior luminosità a tutto il complesso architettonico e persino all’intera ansa dell’Adige». Ricucendo la sua storia con il paesaggio. Sfogliando la guida su San Giorgio della collana “Storia e Arte Veronese”, diretta da Pierpaolo Brugnoli, per ripassarne fattura e storia, leggiamo che “il possente campanile, rimasto incompiuto, è costruito su una base a bozze rustiche di pietra viva. Nel primo piano (unico compiuto) si apre una grande finestra a feritoia che, per il timpano spezzato il sopraornato, accenna già al barocco. Sopra i quattro pilastri angolari di ordine ionico corre una ricca trabeazione nel cui fregio, le metope inserite fra i triglifi, ripetono scolpiti alcuni simboli liturgici, e cioè un calice, un messale aperto, una croce astile e due ampolle”.

Il secondo ordine, appena iniziato fu grossolanamente compiuto con una cella campanaria in cotto, alla quale si giunge mediante una comoda scala. Qui è ospitato un concerto di sei campane di pregiata fattura, alcune delle quali opera di Giuseppe Ruffini, famoso fonditore della seconda metà del XVIII secolo, che riconducono altresì alla nascita del sistema veronese, un modo di suonare le campane che si fa risalire al 1776. «Nell’arco della torre – prosegue mons. Marchesi – un tempo c’erano bellissime decorazioni, che guardate dal basso davano l’impressione della presenza di pregiati tendaggi. Ma tutto questo è stato smarrito, a causa delle perturbazioni atmosferiche. Durante l’ultimo cantiere è stata posata una vernice idrorepellente, proprio per consentire alla sommità di resistere più a lungo». I lavori del complesso proseguiranno con un intervento antisismico, che prevede il consolidamento strutturale della facciata e il rinforzo di alcuni interni della chiesa.

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