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Niente spettacoli dal vivo. E Dante va in streaming

Diretta da Velo Veronese per un omaggio al Sommo Poeta. Il regista Anderloni nel celebre monologo dedicato a Ulisse dal canto XXVI dell'Inferno

Parole chiave: Streaming (1), Dante (7), Alessandro Anderloni (4)
Niente spettacoli dal vivo. E Dante va in streaming

Sarà un folle volo durante il quale ritrovarsi nelle letture di Dante e nella figura di Ulisse. Accadrà in diretta streaming, da Velo Veronese, sulle pagine Facebook (Dante Settecento) e Instagram (dantesettecento). 
Mercoledì 25 marzo (dalle 21) Verona, città che più a lungo ospitò il Sommo Poeta nel suo esilio, festeggerà così il primo “Dantedì”: la giornata istituita per onorare Dante Alighieri, nel cammino verso l’anniversario dei settecento anni dalla morte. Lo spettacolo s’intitolerà Il folle volo con Alessandro Anderloni a ripercorrere il XXVI canto dell’Inferno, col celebre monologo di Ulisse.   
«Primo Levi raccontò in Se questo è un uomo di quando ad Auschwitz, nel tragitto per prelevare la marmitta del rancio, recitò a Jean, un suo compagno di prigionia francese, il “canto di Ulisse” dalla Divina Commedia», sottolinea l’autore e regista veronese che ha portato più volte in scena il capolavoro dantesco in forma teatrale, musicale e danzata, anche con il coinvolgimento dei bambini, delle scuole e dei detenuti della compagnia “Teatro del Montorio” del carcere di Verona. 
«Scrive Levi: “Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono”. Tentò di tradurre e spiegare il canto con una voglia e una foga inaudite. Sapeva di dover farlo subito, prima che fosse troppo tardi. “Domani lui o io possiamo essere morti”, scrisse», prosegue. Il richiamo all’attualità è potente. Davanti alla paura della morte servono parole alte: «In questi giorni più che mai sentiamo quanto ci siano di nutrimento i classici, Dante fra tutti. Recito questo canto e penso al nostro azzardo di voler sempre andare oltre, anche quando ci troviamo a varcare confini che, come quelli posti da Ercole con le sue colonne, sono un monito, e paradossalmente uno sprone, alla nostra smania di conoscenza». 
Il pensiero è rivolto, chiosa Anderloni, «ai detenuti del carcere di Montorio che l’Ulisse di Dante l’hanno messo in scena lo scorso anno e ora sono i più reclusi tra i reclusi. Da quelle celle, ma pure dalle finestre delle nostre case, guardando all’orizzonte ognuno di noi in questo momento sentirà nell’animo il suo “folle volo”. Ecco che ognuno, a suo modo, si ritroverà nel viaggio di Ulisse».

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