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L’originale poetica di Zinelli e le suggestioni di Basaldella

Un doppio percorso espositivo allestito fino al 12 gennaio, ogni sabato e domenica dalle 11 alle 19, presso la sede della Fondazione Cariverona

Parole chiave: Zinelli (1), Arte (13)
L’originale poetica di Zinelli e le suggestioni di Basaldella

Sono popolatissime di immagini le opere di Carlo Zinelli. Forti nella loro capacità evocativa, come le dodici opere scultoree realizzate da Mirko Basaldella. Le une e le altre, in una sintonia ricercata dal curatore Massimo Barbero, compongono un particolare percorso espositivo all’interno di palazzo Pellegrini. La prestigiosa sede della Fondazione Cariverona in via Achille Forti ospita infatti nei fine settimana, ogni sabato e domenica dalle 11 alle 19 fino al 12 gennaio (l’ingresso è gratuito), le rassegne Carlo Zinelli. Visione continua e Omaggio a Mirko Basaldella organizzate in collaborazione con Barcor17.
Per Carlo Zinelli, esponente veronese dell’Art Brut nato a San Giovanni Lupatoto nel 1916 che scoprì il proprio genio artistico tra le mura del manicomio di San Giacomo alla Tomba dove fu ricoverato con diagnosi di schizofrenia, si tratta di un «ritorno a casa», premette Barbero, direttore artistico delle collezioni, puntando diritto al senso dell’esposizione che prima di giungere in riva all’Adige è stata apprezzata da 94mila spettatori a palazzo Te di Mantova. Un ritorno, insomma, in grande stile che afferma la grandezza di questo pittore ancora (forse) troppo poco conosciuto dai veronesi.
«Abbiamo voluto dare prova dello sviluppo, spesso anche repentino, del linguaggio di Zinelli e soffermare l’attenzione del visitatore sulla modernità pittorica e immaginativa di questo artista. Questa mostra-dossier vuole essere un modo per liberare la sua produzione dalla gabbia dell’arte terapeutica. Zinelli è stato un artista a tutti gli effetti, e le sue opere vanno guardate e vissute a prescindere dalla sua malattia», indica il curatore. Operazione perfettamente riuscita: nelle teche dell’allestimento si apprezza il creativo scaligero nella straordinaria capacità di abbracciare l’intera superficie dei fogli (illustrati fronte e retro), di far immergere il visitatore in uno spazio labirintico, di accompagnarlo nei meandri della sua mente; con motivi che ritornano nelle tappezzerie a decorazione delle stanze, stampate per favorire l’immersione totale nel mondo di Zinelli.
Trenta i dipinti realizzati tra il 1958 e il 1970, custoditi dalla Fondazione, a dare una visione ossessiva che si esprime con schiere di omini bianchi e neri, di alpini con cappello; di elementi floreali che si alternano ad animali curiosi come muli, uccelli, cani, topi e capre. Non ultimo, con il colore: usato magistralmente, diventa mezzo di espressione e segno grafico. Pur dipingendo nella semplicità dell’atelier inventato al San Giacomo da Michael Noble e Ida Borletti (usando pastello, tempera, inchiostro, grafite), Zinelli ha la capacità di dilatare le dimensioni spaziali e occupare le superfici con grafismi, figure, segni, suggestioni sonore e lettere. Con una poetica originale e lontana da forme precostituite. Ciò che si vede in esposizione non ha titolo: c’è una breve descrizione, ma l’arte si svela da sola.
Appartengono al periodo di visitazioni nel mito e nella cultura orientale, dei totem, dei reperti assiri, mesopotamici ed ebraici le sculture di Mirko Basaldella (Udine 1910 – Cambridge 1969). Testimoniano una parabola artistica ricca di stimoli, viaggi e suggestioni che ha portato lo scultore friulano a percorrere le strade intrise di primitivismo dell’avanguardia per diventare uno degli artisti del Novecento più apprezzati in Europa e oltreoceano. Fu protagonista per esempio di numerose commissioni pubbliche, tra cui la più importante è il progetto dei cancelli del mausoleo delle Fosse Ardeatine a Roma. Nelle mani di Basaldella un materiale poco nobile come il cemento acquisisce tensione formale, assume sembianze che rimandano a significati nascosti e a sfuggenti valori simbolici, evoca una dimensione onirica. Tra pieni e vuoti, il colore dichiara la sua forza e si avvicina alla pittura. E nel colore le anime dei due artisti sembrano conciliarsi.

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