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«Qui il lockdown è in atto da oltre cinque mesi e la situazione è difficile»

I preti fidei donum veronesi in Argentina tra pastorale on line e povertà crescente

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«Qui il lockdown è in atto da oltre cinque mesi e la situazione è difficile»

In un video arrivato al Centro missionario diocesano, don Giovanni Bendinelli e don Eros Zardini, sacerdoti veronesi fidei donum in Argentina, descrivono al situazione che stanno vivendo nella diocesi di Quilmes. Parlano anche a nome di don Paolo Bacilieri, il terzo fidei donum sempre nella medesima diocesi che non li ha potuti raggiungere per il blocco totale che ancora vige in molte altre parti dell’Argentina. Quilmes è una delle diocesi che formano la Grande Buenos Aires.

Dice don Giovanni Bendinelli: «Quello che vogliamo descrivervi è la situazione della pandemia che si vive qui in Argentina. Il lockdown è iniziato il 20 marzo scorso, quindi dura da più di cinque mesi. Siamo chiusi in casa, impossibile incontrarci, visitare le persone, fare qualsiasi attività. Questo sicuramente è servito, però non ha impedito la diffusione del contagio, che sta dilagando nel Paese». Continua don Eros Zardini: «Oggi i morti accertati per Coronavirus in Argentina sono 7mila, ma la cifra sta crescendo velocemente. Solo nella nostra diocesi di Quilmes sono 500. Le chiese sono chiuse, ogni attività pastorale è sospesa dal 20 marzo scorso. Stiamo guardando con apprensione ma anche con speranza all’evolversi della situazione che preoccupa tutti e molto».

Riprende don Giovanni: «L’impossibilità di incontrarci fisicamente ci ha fatto scoprire nuove (per noi) forme di comunicazione virtuale. L’abbiamo dovuta imparare, ci siamo messi in gioco alla nostra non più giovane età, ma è stato molto significativo. L’obiettivo è quello che la gente non deve sentirsi abbandonata, lontana. Per i miei parrocchiani e per le persone che conosco, tutti i giorni faccio delle brevi registrazioni, dei brevi commenti o riflessioni che inviamo con Whatsapp. Sono molto seguiti. La gente risponde, risponde a me, ma si rispondono anche tra loro. È nata una bella condivisione. E poi il commento al vangelo della domenica. Messe on line ne facciamo poche, solo per qualche festa particolare. Facciamo anche la catechesi on line per i ragazzi, gli incontri per gli adulti. Ieri eravamo una decina di persone collegate, si respira sofferenza, stanchezza, ma anche tanta voglia di ricominciare». Don Eros: «Anch’io che sono un cavernicolo digitale ho dovuto mettermi al passo ed è stata una scoperta. Nella mia parrocchia facciamo la Messa on line tutti i giorni e la partecipazione è molto buona. Abbiamo scoperto che le famiglie stanno partecipando anche senza avere il motivo del sacramento di un loro figlio. Mi pare che stiamo entrando nel cuore della gente, delle famiglie. Vuoi perché sono tutte chiuse in casa, vuoi perché sono sofferenti e hanno bisogno di sostegno, mi pare stiamo riscoprendo il concetto di famiglia come Chiesa domestica. Non solo noi chiamiamo gli anziani, ma anche le famiglie si curano tra di loro, si domandano come va, si passano semplici cose della vita di tutti i giorni. Nel lockdown, tra i parrocchiani, è indubbiamente aumentata la condivisione, l’interesse. Anche solo nel chiederci “come va?”».

Don Bendinelli: «Certamente la comunicazione si è trasformata, è più viva. Vedremo cosa succederà quando si tornerà alla vita di sempre, se queste attenzioni al vicino di casa, alla comunità resteranno o se si riprenderà la corsa quotidiana alla sopravvivenza. Certo è che questo periodo particolare, sicuramente unico nella storia dell’Argentina, sta durando più a lungo di quanto si poteva pensare…». Don Eros Zardini: «Vorrei aggiungere altre due pandemie che saranno anche più gravi del Coronavirus: la prima sono gli assalti e le ruberie, che sono aumentati a dismisura in una zona già violenta come la nostra. La gente vive quotidianamente con la paura di essere assaltata da giovani o da bande che per fame o per bisogno di procurarsi la droga ti rubano quel poco che hai non badando a violenze di ogni tipo, a volte fino alla morte. La seconda è la povertà, la fame che, potete immaginare, dopo 5 mesi di lockdown, senza lavoro, è aumentata tantissimo. Quilmes è la cintura povera della Grande Buenos Aires, costellata da villa miseria, così si chiamano qui le baraccopoli dove le situazioni di vita sono molto informali e precarie. Noi passiamo il tempo come dei monaci, facendo attività pastorali on line, tagliando legna per scaldarci visto che qui è inverno, leggendo e studiando. A questo proposito vorrei ringraziare Verona Fedele: ci arriva sempre ed è per me una grande fonte di notizie e di riflessioni su Verona, la Chiesa e il mondo».

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