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Una scelta di crescita: impegnarsi per gli altri

Il Servizio civile cerca nuovi giovani e offre tante occasioni. Sono oltre 39mila i posti disponibili a Verona, in tutta Italia e all’estero. I giovani di età compresa tra i 18 e 28 anni devono presentare domanda entro il 10 ottobre

Parole chiave: Servizio Civile (3)
Foto di gruppo delle ragazze del Servizio civile intervistate

Un’esperienza che ti cambia la vita. Rimane attuale lo slogan coniato qualche tempo fa per presentare il Servizio civile. Esperienza nata nel 1972 come diritto all’obiezione di coscienza alla leva militare e diventata poi universale, in particolare nelle opportunità che offre alle nuove generazioni: dalla solidarietà alla cultura, dall’economia sociale alla finanza solidale. Sono oltre 39mila i posti disponibili a Verona, in tutta Italia e all’estero. I giovani di età compresa tra i 18 e 28 anni devono presentare domanda entro il 10 ottobre. Cosa avranno in cambio? Un arricchimento personale e professionale che li aiuterà a crescere (bene) come cittadini.

Servizio civile universale: crescere (bene) come cittadini
Domande fino al 10 ottobre per giovani di età compresa tra i 18 e i 28 anni
Quasi un esercito, però pacifico nelle sue azioni, le cui folte fila sono composte da 39.646 operatori volontari. La compagine è quella del Servizio civile universale, per entrare a far parte della quale i giovani di età compresa tra i 18 e i 28 anni hanno tempo fino alle 14 del prossimo 10 ottobre per presentare la propria domanda di partecipazione.
Da quest’anno si effettua attraverso la piattaforma Dol, acronimo di Domanda on line: un sistema che consente di compilare e poi di inviare la richiesta di adesione attraverso computer, tablet oppure smartphone senza moduli cartacei da riempire, raccomandate da spedire, documenti da consegnare a mano. Una pratica novità introdotta per agevolare e velocizzare le adesioni. Attenzione però: l’accesso è possibile solo attraverso Spid, il Sistema pubblico di identità digitale, cioè con le credenziali fornite dal dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale.
Scegliere il Servizio civile significa impegnarsi in un progetto finalizzato alla difesa non armata e nonviolenta della patria, all’educazione, alla pace tra i popoli e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica italiana con azioni a beneficio delle comunità e del territorio. Per comprendere meglio questo concetto, è opportuno tornare alle origini dell’iniziativa: nasceva nel 1972 come diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, si trattava quindi di un’alternativa alla leva e, in quanto tale, era obbligatoria. Quasi trent’anni dopo, è stata la legge 64 del 6 marzo del 2001 a istituire il Servizio civile nazionale su base volontaria, aprendo questa possibilità anche alle donne. Quando nel 2005 veniva sospeso il servizio di leva obbligatorio, il Servizio civile su base volontaria proseguiva il proprio cammino, evolvendosi fino ad arrivare a quello che è ai giorni nostri. Nel 2017 da nazionale è diventato universale, con l’obiettivo di renderlo un’esperienza aperta al coinvolgimento di tutte le giovani generazioni. Purché gli aspiranti operatori siano in possesso di determinati requisiti: essere cittadino italiano o di un altro Paese dell’Unione Europea o non comunitario regolarmente soggiornante in Italia; non avere riportato condanne in Italia o all’estero.
L’offerta (consultabile sul sito www.scelgoilservizio-civile.gov.it) è piuttosto variegata.
Assicura un assegno mensile pari a 439,50 euro (per l’estero si aggiunge un’indennità giornaliera compresa tra i 13 e i 15 euro), crediti formativi e formazione iniziale a fronte di 25 ore settimanali o di un totale di 1.145 ore da svolgere nei settori dell’assistenza, della protezione civile, del patrimonio ambientale, storico, artistico, culturale; inoltre dell’educazione, dell’agricoltura in zone di montagna, della promozione della pace. Entro questi confini si declinano i 3.797 progetti che si realizzeranno tra il 2019 e il 2020 con una durata variabile tra gli 8 e i 12 mesi. Con la possibilità di rimanere accanto a casa, di spostarsi in un’altra città o addirittura di trascorrere un periodo all’estero, scegliendo tra una delle 130 proposte destinate a 951 operatori volontari.
Infine, ammontano a 167 i progetti “con misure aggiuntive” che consentiranno a 2.196 ragazzi di cogliere le opportunità introdotte dalla recente riforma del Servizio civile universale: trascorrere da uno a tre mesi in un altro Paese dell’Unione Europea oppure, in alternativa, un periodo di tutoraggio finalizzato a facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro. Per compiere, insomma, qualche passo in più verso l’autonomia e soprattutto per crescere come cittadini.
Marta Bicego

Parla chi lo sta facendo: «Crescita professionale ma anche come persone»
Cinque storie di ragazze che hanno scelto di avvicinarsi così all’impegno sociale

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Finiti gli esami universitari e con la tesi in Giurisprudenza da scrivere, la venticinquenne Anna Accordini ha scelto di avvicinarsi al mondo del Terzo settore non soltanto per accrescere le proprie competenze professionali, ma per capire meglio quale strada intraprendere una volta conseguita la laurea. Dalle lezioni e dalle pagine dei libri è passata alla quotidianità di un ufficio che, presso il Csv di via Cantarane, si occupa di consulenze civilistiche, amministrative e fiscali. Ha coniugato passione e curiosità: «Avevo già operato come volontaria in diverse associazioni e l’esperienza del Servizio civile universale mi incuriosiva», premette. «In questo anno, che è stato comunque piuttosto impegnativo, mi sono trovata bene: ho appreso tanto, in particolare nel confrontarmi con utenze diverse e nel gestire i rapporti personali», prosegue. Tutta un’altra prospettiva rispetto a quella della pratica forense, con il vantaggio di acquisire nozioni che saranno utili sia nella futura professione che nella vita: «È un’esperienza che consiglio per mettersi alla prova, per crescere, per affacciarsi al mondo del lavoro».

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Ha presentato domanda per il Servizio civile universale per una casualità, e quasi alla scadenza del bando, Wafa El Antari. «È una realtà che conoscevo poco», ammette la ventitreenne, studentessa al quarto anno di Giurisprudenza con qualche dubbio da chiarire su quello che vorrebbe fare “da grande”. La sua fortuna è stata trovare il posto giusto: “La fraternità” che opera a stretto contatto con le persone private della libertà personale nel carcere di Montorio o con cittadini che vivono in condizione di disagio sociale. «Un contesto che all’inizio pensavo fosse semplice, ma si è rivelato impegnativo a livello emotivo, però grazie al Servizio civile sono cresciuta, ho imparato cosa sono il pregiudizio e l’umanità», racconta. Le attività portate avanti dall’associazione sono varie e vanno dal sociale alla cultura. Ma lo spazio che ha sentito come proprio, lei che è nata in Italia ma ha origini marocchine, l’ha trovato a contatto con la dimensione carceraria: «Sono diventata facilitatore nel mettere in contatto detenuti e familiari provenienti da Marocco, Tunisia e Algeria o con chi parla l’arabo standard per aiutare a superare le difficoltà sia linguistiche che legali», scende nel dettaglio. Idea che ha portato alla nascita di un progetto che, non è escluso, si trasformerà per lei in un vero lavoro.

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L’interesse nei confronti del teatro ha portato Matilde Perlini, di 24 anni, a scegliere la Fondazione Aida. Decisione che le ha consentito, da una parte, di proseguire nella direzione del proprio percorso di studi, essendosi laureata in scenografia all’Accademia di Belle Arti; dall’altra parte, di capire se il cammino intrapreso in aula era quello più adatto alle sue attitudini. «Volevo mettere in pratica quanto studiato e questo periodo mi ha permesso di capire di aver imboccato la strada giusta», precisa. Anzi, le sue mansioni si sono allargate all’altro suo interesse, la comunicazione, realizzando fotografie e video come documentazione inerente agli spettacoli promossi dalla Fondazione; poi all’aggiornamento del sito internet, alla newsletter, ai social network. «Servono spirito di adattamento e dinamicità. Il Servizio civile è una scuola che insegna a destreggiarsi nella vita. Nel mio caso è servito a chiarirmi le idee», rivela, aggiungendo di aver lasciato il lavoro come cameriera e di essere alla ricerca di un master di perfezionamento.

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«Lo rifarei? Certo!». Aveva da subito chiaro ciò che voleva fare la ventinovenne Valentina Fazio. Insegnante di italiano come seconda lingua, ha lavorato dapprima tra i banchi di un istituto scaligero, in seguito ha capito che la sua professione poteva avere altre sfaccettature. Ha deciso allora di diventare operatrice volontaria al Cestim: «L’associazione, che si occupa di integrazione di bambini e di ragazzi in età scolare, è diventata presto la mia famiglia, facendomi non sentire mai sola dopo lo spaesamento iniziale al mio arrivo a Verona dal sud Italia», confessa. Si è occupata della segreteria, di accompagnare i ragazzi a scuola pensando assieme ai docenti di riferimento dei percorsi didattici personalizzati; del doposcuola, salendo in cattedra ai corsi estivi e supportando gli studenti nel migliorare le basi linguistiche. «Non essendo veronese, per mantenermi ho unito il Servizio civile a un altro lavoro. Non è stato facile, ma a guidarmi è stata la passione: un po’ mi veniva da dentro, un po’ mi è stata trasmessa dall’associazione. Il mio obiettivo è tentare il concorso per la docenza», chiarisce, continuando comunque a fare l’operatrice part time.

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Di allargare i propri orizzonti è capitato pure a Serena Cobelli attraverso il periodo trascorso presso Medici per la pace, onlus nata con lo scopo di tutelare il diritto alla salute in Italia e nel mondo, ad esempio attraverso screening o visite specialistiche per soggetti che vivono in condizioni di difficoltà. «Dopo aver studiato progettazione del servizio educativo in un’altra città, sono tornata a Verona e cercavo un’esperienza che mi permettesse di ampliare la mia conoscenza sulla realtà locale», descrive la ventinovenne. «Ho imparato e sto imparando molto, soprattutto nell’ascoltare e andare oltre le apparenze. In particolare stando a contatto con la comunità Rom, cultura che ho imparato a conoscere e apprezzare», prosegue, precisando di essersi sentita valorizzata fin da subito all’interno dell’associazione. È questa la chiave del successo del Servizio civile universale: trovare un personale, piccolo spazio in cui sentirsi una risorsa. Quello di Medici per la pace è un ambiante giovane e attivo, in cui è cresciuta, dove ha potuto mettersi in gioco a pieno dal punto di vista umano e professionale. «In questi mesi ho arricchito il mio curriculum, ho acquisito maggiore sicurezza, ho capito che c’è spazio per me nell’ambito sociale – conclude –. Il futuro? Adesso mi spaventa meno...».

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